Gli statuti comunali del 1511 recuperati e pubblicati

Alessandro Biancardi

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VILLAMAGNA. Unica in Abruzzo, l'amministrazione comunale di Villamagna può vantare uno statuto comunale compilato nel XVI secolo, grazie all'attivismo dell'arcivescovo Gian Pietro Carafa, che sarà poi eletto papa con il nome di Paolo IV e che aveva una delle sue residenze proprio a Villamagna.
I Capitoli Municipali dell'Università di Villamayna, resi esecutivi nel 1511, sono stati recuperati e pubblicati dalla casa editrice Tinari, per conto del Comune.
La pubblicazione sarà presentata oggi alle 19.00, in piazza Europa a Villamagna, dal sindaco, Paolo Nicolò, dall'editore e dal sen. Enzo Bianco, presidente della Commissione Permanente Affari Costituzionali del Senato, con la partecipazione del presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, il prefetto Aldo Vaccaro e il questore Giuseppe Fiore.
Nei "Capitoli" sono rintracciabili usi e costumi della società dell'epoca, nonché connotazioni paesaggistiche e linguistiche che ci appaiono di incredibile freschezza e vicinanza, dato il loro persistere nel nostro attuale quotidiano. Scorrendo, infatti, le pagine di questo volume, compiendo un viaggio indietro nel tempo di cinquecento anni, salta immediatamente agli occhi quanto i minuziosi dettami che cercavano di garantire una vita ordinata all'interno di quella società, fossero allora e siano ancora ai nostri giorni uno strumento imprescindibile per regolare la convivenza fra i soggetti umani. Tra i capitoli dello Statuto del 1511 si possono ravvisare prescrizioni di natura igienico-sanitaria, vedasi quelle relative alla vendita del pesce o della carne o, ancora, alla cura estrema che si doveva all'acqua, ma anche di ordine etico-morale nell'onestà che veniva richiesta ai commercianti, e civile, nel dovere di occuparsi della pulizia dei fossi di scolo, delle piazze e delle strade che ogni cittadino era tenuto a compiere.
«Forse è proprio questo senso civico – ha dichiarato il sindaco, Paolo Nicolò – che dovremmo recuperare, considerando che la cosa pubblica, lungi dall'essere di nessuno, è, invece, bene e responsabilità di tutti. Vivere in una comunità, significa anche vivere per la comunità. A volte presi dalla nostra superbia dimentichiamo che ciò che siamo e che abbiamo viene dall'esperienza di coloro che ci hanno preceduto e che ciò che viviamo, in modo diverso nella forma, ma non nella sostanza, è stato vissuto da altri uomini prima di noi. E' nell'ottica della conservazione della nostra memoria storica che a questa pubblicazione ne seguiranno altre che ci condurranno alla riscoperta della nostra identità storica, sociale e culturale, attraverso la conoscenza del nostro passato».

05/07/2007 10.16