Cliniche. C’è il budget per la Santa Maria e La Cicala, arrivano soldi per SanStefar, Maristella e Villa Pini

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Altra giornata di protesta alla clinica Santa Maria di Avezzano dopo le notizie sulle chiusura del punto nascita.*RIABILITAZIONE PSICHIATRICA E VILLA PINI: REGIONE ASSENTE O CHIUSURA GIÀ DECISA?

Notizie che la Regione ha comunicato solo ieri: ben tre giorni dopo l’incontro tra il sub commissario Giovanna Baraldi ed il curatore fallimentare (di cui Pdn ha riferito sabato mattina).

Per il resto il presidente Chiodi ha ribadito che sono stati garantiti i posti di lavoro ed ha ricordato tuttavia «che i servizi sanitari devono essere funzionali ai fabbisogni ed alla sicurezza della popolazione in un quadro economicamente sostenibile e devono, quindi, essere posti a tutela della salute dei cittadini».

 In pratica è il Ministero che, per motivi di sicurezza, impone non solo un numero di parti più alto di quello che si registra alla Santa Maria, ma chiede che sia collocato «in un ospedale pubblico dove siano presenti h24 la Neonatologia, l’Anestesia e la Chirurgia generale».

 Ad Avezzano la decisione non è piaciuta e la richiesta unanime è stata quella di chiedere al sindaco Floris di attivarsi per una deroga al tetto imposto dal Ministero per il punto nascita. Comunque andrà a finire, anche il “trattamento” della Santa Maria da parte della Regione o del sub commissario ripropone tutte le perplessità che hanno accompagnato la vicenda Angelini e la redazione del Piano operativo sanitario: nessun coinvolgimento del territorio, nessun dibattito preventivo, totale assenza dei politici eletti nell’elaborazione di proposte meno impattanti.

Se non fosse stato per la tenacia del curatore fallimentare che a più riprese si è scontrato con la Regione e si è sostituito alla politica assente e se i sindacati non avessero difeso con grande determinazione i posti di lavoro, chissà quale sarebbe stato il destino della clinica di Avezzano (e di tutte le altre società di Angelini). A dimostrazione dell’assoluta indifferenza a questi problemi, pochi a livello locale conoscono in modo specifico i budget assegnati per la medicina ambulatoriale e per quella ospedaliera.

Si è genericamente parlato di 4 milioni circa, mentre proprio ieri si sono conosciuti i veri importi che dovrebbero essere circa 160mila euro per gli ambulatori e circa 900 per i ricoveri (di cui 213 per gli extra regionali). Così poco?

Certamente no: si tratta infatti di budget su base trimestrale, come è capitato per il Piccolo rifugio “La Cicala” di Atessa: questa Rsa ha ottenuto 277 mila euro per ottobre, novembre e dicembre.

Come le buone notizie che filtrano per il SanStefar e per il Maristella: arriva in questi giorni l’acconto degli stipendi ed è stato pagato il Durc con i soldi che stanno affluendo da Teramo e Pescara. A seguire sarà la volta degli stipendi arretrati di Villa Pini.

 Sebastiano Calella   06/10/2010 9.43

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RIABILITAZIONE PSICHIATRICA E VILLA PINI: REGIONE ASSENTE O CHIUSURA GIÀ DECISA?

 CHIETI. C’era un fantasma che aleggiava ieri sull’incontro che c’è stato a Villa Pini tra Nicola Petruzzi ed i sindacati.

La domanda inespressa, il vero sottofondo della discussione era: quale sarà il destino della Psico-riabilitazione? Resta attiva, chiude, verrà ridimensionata? Certamente ieri l’incontro è servito a chiarirsi, è stato un parlarsi diretto sulle preoccupazioni che agitano il sindacato a Villa Pini e che non lasciano tranquillo nemmeno Nicola Petruzzi nel suo progetto di rilancio della clinica. Le questioni organizzative (criteri per chiamare al lavoro i dipendenti, contratti, corsi di aggiornamento ad Abano Terme, deroghe dal famoso elenco dei 483 nomi concordati, futuro dei liberi professionisti) saranno invece discusse lunedì prossimo. Tutto è partito dalla Cgil che lamentava la mancanza di un piano industriale per la Psico-riabilitazione e richiamava Petruzzi ai suoi obblighi contrattuali, poi la riunione convocata dal nuovo gestore è stata l’occasione per una riflessione ad alta voce sul futuro di questi 150 ospiti delle strutture riabilitative e del personale che li assiste.

Nicola Petruzzi non ha gradito l’iniziativa della Cgil, lo ha detto con franchezza ed ha chiarito perché questo piano industriale ancora non c’è: sarà presentato se e quando la Regione farà sapere cosa vuol fare di questo settore dell’assistenza psichiatrica. Prima è inutile anche solo abbozzarlo. Infatti tutto dipende dal numero dei possibili assistiti e dalle scelte regionali: rimarrà ancora in piedi l’attuale psicoriabilitazione o sarà fatta una scelta di residenzialità, con l’attivazione di Rsa dedicate? Basterebbe saperlo, per decidere cosa fare.

Ma la Regione è assente, la situazione di questi pazienti è ancora in via di definizione, ci sono difficoltà urbanistiche per riattivare le Villette, Petruzzi pensa alla realizzazione di moduli da 7 ospiti (invece dei 13 che prima erano ospitati lì) oppure alla trasformazione di quel complesso in una Rsa geriatrica, insomma una serie di progetti per i quali servono scelte precise e soprattutto rapide, che non ci sono.

Ieri poi si è parlato anche dei progetti per la clinica, dai nuovi servizi che non sono presenti nel settore pubblico (la riabilitazione ortopedica per le protesi e quella respiratoria) all’aggiornamento del personale. Insomma l’incontro è servito per un avvio delle relazioni sindacali in forma di collaborazione e non come scontro a prescindere. Perché fa bene il sindacato a premere per il rispetto degli accordi contrattuali, ma Petruzzi ha buon gioco a rispondere che tale rispetto non può esserci solo in forma unidirezionale, perché la sua disponibilità incontra un limite invalicabile nell’assenza della Regione. Assenza? O è l’appendice del piano (che evidentemente continua) per ridimensionare Angelini ed estrometterlo dall’assistenza psichiatrica? Tutti ricordano quello che l’assessore Venturoni diceva sulla psichiatria in Abruzzo: che i numeri dei pazienti erano drogati, che bisognava voltare pagina perché costano troppo. Allora forse è probabile che un piano ci sia e che sarà reso noto a cose fatte e all’insaputa di tutti, come è capitato per altri settori (vedi il Piano operativo sanitario). Sarà dismissione di questa attività, ristrutturazione, cambio di prospettiva? Certo i malati psichiatrici non sono di proprietà di nessuno (non lo dovevano essere di Angelini, non li vuole in questo modo Petruzzi), né possono essere ostaggio dei conti ragionieristici della Regione. Forse è tempo di parlare di qualità in questo settore di assistenza, attraverso una politica del personale che punti alla professionalità degli operatori ed alla loro stabilizzazione contrattuale. Poi i malati recuperati rimandiamoli pure a Benevento o dovunque a casa loro. Su queste nuove prospettive i sindacati presenteranno proposte lunedì mattina.

Sebastiano Calella  06/10/2010 9.53