Cooperative sociali in crisi. Senza soldi da 7 a 17 mesi

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2284

CHIETI. Le cooperative sociali sono in difficoltà.  Il grido d’allarme si leva da Social Tur  la cooperativa di Bomba che denuncia con preoccupazione i ritardi nei pagamenti delle prestazioni da parte di Enti e aziende.

La crisi ha atterrato soprattutto il sociale, il primo campo su cui si interviene quando si pianificano tagli per fare cassa. Poco conta se si tolgono altri diritti (assistenza, istruzione, sostegno) ai più deboli.

La scure  della politica a volte agisce per via diretta (tagli dal 30% al 70% dei fondi per il sociale in Abruzzo, eliminazione della legge che prevede contributi per l’abbattimento delle barriere la cosiddetta legge numero 13 del 1989, abrogata da un regolamento regionale, l’azzeramento dei fondi di non autosufficienza previsti dalla manovra per il 2011, tagli all’indennità di accompagnamento da 487,39 euro al mese e alla pensione di invalidità civile da 260,27 al mese metteranno) altre volte stronca il sociale pian piano riducendo i fondi degli Enti sociali.

«Sette mesi di attesa», dice il presidente  della cooperativa Antonietta Redaelli, «per ottenere la somma dovuta per prestazioni, dalla Asl Lanciano Vasto Chieti,  8 mesi  per ottenere i pagamenti dalla Provincia di Chieti per il servizio di assistenza extrascolastica; 17 mesi di ritardo per il pagamneto  delle prestazioni del Piano di Zona “Ambito 21” di competenza della Comunità Montana Valsangro». Una situazione che mette in ginocchio  numerosi operatori sociali che da anni  prestano servizio a favore dei più deboli.

Senza considerare il fatto che la cooperativa non può fare affidamento su solide basi economiche.

«Siamo imprese di persone», continua il presidente, «e non di capitali e pertanto malgrado la loro storica affidabilità in alcuni territori che permette alle cooperative  di poter attingere da affidamenti bancari grazie alla disponibilità degli Istituti di credito presenti sul territorio,esse non hanno una forza economica e finanziaria tale da poter permettere , la costanza nel pagamento degli stipendi».

A questo si aggiunge la riduzione degli orari di lavoro dovuti alla rimodulazione dei contratti lavorativi da parte delle imprese. «Non è concepibile», si sfoga Redaelli, «che i servizi prestati a persone disagiate, anziani, disabili, minori e che leprofessionalità di donne lavoratrici ed imprese sociali siano mortificate giornalmente da chi gestisce, non preoccupandosi di onorare gli impegni presi. Questo aspetto indigna e danneggia i lavoratori e i fruitori di servizio».

Così come non è concepibile che i deboli continuino a mendicare diritti che né politica, né istituzioni riconoscono.

mb  09/11/2011 8.22