Scontri a Roma, nuova misura cautelare per Vecchiolla

Alessandro Biancardi

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Scontri a Roma, nuova misura cautelare per Vecchiolla
CHIETI. Il gip del Tribunale di Roma ha reiterato la misura di custodia cautelare in carcere emessa a Chieti nei confronti di Leonardo Vecchiola.

Lo studente 23enne di Ariano Irpino è ritenuto uno dei presunti black bloc che il 15 ottobre scorso avevano appiccato il fuoco a un furgone blindato dei carabinieri impegnati, in piazza San Giovanni, nelle operazioni antisommossa durante la manifestazione degli indignati.

A Vecchiolla, che studia psicologia all'universita' 'd'Annunzio' di Chieti, il nuovo provvedimento e' stato notificato ieri mattina in carcere dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale di Roma. Oltre ai reati di tentato omicidio ai danni di un carabiniere, devastazione e saccheggio in concorso, il gip di Roma ha contestato allo studente, sempre in concorso, anche la resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Contro la prima ordinanza di custodia cautelare, il legale di Vecchiolla, l'avvocato del Foro di Avellino Sergio Acone, ha presentato ricorso al Tribunale di Avellino. Una volta che le carte saranno arrivate a L'Aquila per competenza, il Riesame avrà cinque giorni di tempo per pronunciarsi. L'avvocato di Vecchiolla ha parlato di «corposo ricorso». «Sicuramente – ha spiegato - non c'è nè il delitto di tentato omicidio nè la devastazione. Nel caso di specie – ha detto sempre il legale - il tentato omicidio non si integra perchè l'incendio al blindato dei carabinieri è iniziato dopo che il militare aveva già lasciato l'automezzo. Per quanto riguarda la devastazione è giurisprudenza consolidata che tale delitto non si configura solo con l'incendio di un blindato».

ACERBO FA VISITA IN CARCERE: «VECCHIOLLA E' MOLTO PROVATO»

Nei giorni scorsi il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, ha fatto visita a Vecchiolla in carcere. «Leonardo condivide la piccola cella con altri due detenuti», ha raccontato Acerbo. «Appare molto provato fisicamente ma determinato nelle sue ragioni. Intende continuare con lo sciopero della fame e della sete (beve solo una tazza di tè al mattino) e spera che in settimana si cominci a chiarire la sua posizione con il ricorso del suo avvocato al tribunale del riesame».

«Non possiamo tacere la nostra preoccupazione», ha continuato Acerbo, «perchè dopo i clamori dell’arresto e i giudizi sommari dei media l’attenzione si è spostata altrove mentre un ragazzo di 23 anni rischia di rimanere in custodia cautelare non si sa per quanto tempo e potrebbe anche essere trasferito in un carcere dalle condizioni detentive più dure (Roma). Questa volta non vediamo le solite file di parlamentari che vanno apprensivi a trovare il politico eccellente indagato per corruzione o altri reati. Qui si tratta di uno studente accusato di reati per i quali è stata chiesta da tutta la politica nazionale una punizione esemplare. Non vogliamo sostituirci al doveroso operato della magistratura per accertare la verità dei fatti e individuare i responsabili di reati, non vogliamo emettere sentenze di condanna né di assoluzione. Non è in discussione la nostra distanza da un’estetizzazione dello scontro fine a se stesso che ha tra l'altro sottratto l’agibilità democratica alla nostra manifestazione impedendone lo svolgimento. Da quel che si è capito a far scattare le misure sarebbe stata una battuta infelice e spaccona in una conversazione telefonica. Con questo parametro Mario Magnotta avrebbe preso l’ergastolo, per non parlare di gran parte della politica italiana».

 04/11/2011 8.56