Cuccurullo vince, Napoleone perde: per l’Uda si apre una stagione di processi e di veleni

Alessandro Biancardi

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Cuccurullo vince, Napoleone perde: per l’Uda si apre una stagione di processi e di veleni
CHIETI. Cuccurullo vince, Napoleone perde. E’ stata interpretata così la decisione di Laura Ciarcia, giudice del lavoro del Tribunale di Chieti, di respingere il ricorso ex art. 700 (cioè un procedimento di urgenza) presentato dal ex direttore generale della d’Annunzio dopo il suo licenziamento.

Ed alla fine, visto che il dg non ha ottenuto di essere reintegrato nelle sue funzioni e nel suo posto, i tifosi e gli avvocati del rettore festeggiano, mentre meditano propositi di riscossa gli ultras di parte opposta così come i legali di Napoleone. Adesso ci sono 15 giorni di tempo per proporre ricorso all’organo collegiale del Tribunale dopo il no del giudice monocratico.

L’ordinanza riassume in diverse pagine la storia degli ultimi mesi, con la ricostruzione dei fatti attraverso i ricorsi delle due parti: le lettere del Miur sulla congruità del compenso al Direttore amministrativo, le risposte dell’interessato che attraverso il parere del professor Angelo Clarizia ha eccepito di non essere un direttore di questo tipo, le iniziative del rettore attraverso il parere dell’avvocato Gioia Vaccari che ha definito nullo il contratto esistente, le ultime decisioni del CdA ed il decreto di licenziamento, motivato con le pressioni del Ministero per risolvere la questione. A ciascuna delle posizioni pro e contro viene data risposta puntuale, tanto che dalla lettura delle motivazioni dell’ordinanza emessa ieri si ha la netta sensazione che a vincere sia stato solo il giudice del lavoro. Infatti la decisione ha bypassato le eccezioni di entrambi i collegi difensivi: quelle sull’inefficacia del contratto per la sua mancata approvazione, per cui è giustificato il licenziamento in tronco di un rapporto di lavoro di fatto (difensori del rettore) e quelle sulla regolarità dell’atto amministrativo contestato (legali del dg). A questi ultimi il giudice ha risposto che «non appare sussistente nel caso di specie il fumus boni iuris e che tale considerazione esime dal prendere in esame il periculum in mora». Detto in altre parole: dal ricorso non appare un giudizio di «verosimiglianza della fondatezza del diritto azionato e di prognosi di accoglimento» delle richieste, cioè l’annullamento del licenziamento. Inoltre non è stato dimostrato il pericolo del danno, che è l’oggetto dell’udienza cautelare: di qui discende la bocciatura del ricorso perché non c’è «il fondato motivo di temere che, durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile». Dunque il processo di lavoro continua, con i suoi tempi ed i suoi sviluppi.

La novità semmai è un’altra. Pur riconoscendo la giustezza delle posizioni in ordine alla nullità del contratto “ex tunc”, cioè dalla firma del 2009, come sempre sostenuto dai difensori del rettore, la sentenza ribadisce che il rapporto UdA-Napoleone non è nemmeno di fatto, è proprio nullo. Infatti il CdA non ha approvato e quindi i pareri di preventivo assenso del Senato accademico e del CdA non servono, visto che è mancato l’atto conclusivo. Il che di fatto si traduce in una crepa dell’impianto difensivo del rettore: infatti il CdA per l’approvazione del contratto può convocarlo solo il Rettore, che però non lo ha fatto. Insomma una falla nella difesa, che probabilmente sarà sfruttata nel ricorso che è già stato annunciato. Come dire: è irrituale che si tenga in vita per due anni un contratto da direttore generale, con tutti i costi e le conseguenze del caso, e poi si decida il licenziamento attivando una causa di cui si è responsabili. Dunque quasi un autogol per la d’Annunzio ed un grosso sospiro di sollievo per i componenti del Senato e soprattutto del Consiglio di amministrazione, esonerati in questo modo dalle responsabilità amministrative e contabili. E’ presto per parlare di una vittoria di Pirro dell’UdA, ma si aprono scenari sulla conduzione dell’Università di Chieti che fanno immaginare una lunga stagione di processi e soprattutto di veleni. Senza esclusione di colpi.

Sebastiano Calella   28/10/2011 11.16