Gli avvocati incrociano le braccia. «Umiliati dall’Ordine e dalla politica»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Anche gli avvocati si preparano alla guerra. Il 14,15 ,16, 17, e 18  novembre per ordine della Giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane, gli avvocati difensori di mezza Italia incroceranno le braccia e daranno vita a manifestazioni ed assemblee aperte ai cittadini.

Due saranno quelle nazionali, il 14 novembre a Verona ed il 17 novembre a Roma).  «Anche il Direttivo della Camera Penale di Lanciano», fa sapere il presidente Alessandro Troilo, «ha deciso di scendere in campo aderire all’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nei giorni stabiliti».

Per una volta a provocare il malcontento non è stata la “crisi” ma una serie di problemi che affliggono da tempo l’Ordine degli avvocati difensori: si va dagli attacchi da parte della politica e magistratura, alla non curanza delle istituzioni sui progetti di riforma del sistema giustizia a vere e proprie vessazioni.

«Siamo vittime de lsistema», spiega amareggiato il presidente dell’Unione delle Camere Penali italiane Valerio Spigarelli in una delibera, «prende sempre più piede la prassi intercettare le conversazioni tra legale ed assistito, così come si  finge di non capire quando l’intercettato sta parlando con il difensore in modo che la polizia giudiziaria possa usare stralci di conversazione per richiedere atti idi indagine al pubblico ministero. Addirittura si giunge alla trascrizione di queste conversazioni  negli atti di polizia giudiziaria ed in quelli della magistratura. Come se non bastasse a volte il difensore è stato costretto a violare il segreto professionale e a riferire quanto appreso durante il suo mandato. Ci sono poi casi di aggressione gratuita, sfregi alla categoria ed alla inviolabilità alla toga come quando un agente di polizia giudiziaria ha ascoltato i commenti post udienza tra avvocato e difeso ed ha riferito tutto al pm che ha disposto una sanzione disciplinare per il professionista anziché censurare l’ascolto».

Quel che fa più male, commenta Spigarelli, è la noncuranza dei  giudici delle indagini preliminari che non censurano questi comportamenti e delle istituzioni che fanno spallucce di fronte a violazioni così plateali.

E nel mirino c’è neanche la politica. «In Parlamento c’è una proposta di legge», dice,«di modifica dell’articolo 103 del codice di procedura penale che, se approvata, impedirebbe tale prassi» e invece si aggiunge alle numerose iniziative di legge sepolte sulle scrivanie di Camera e Senato. «La classe politica non dimostra interesse a cambiare a causa della resistenza di poteri economicamente forti che traggono vantaggio da un indebolimento classe avvocatura».

28/10/2011 9.58