Malasanità: 329 morti in 29 mesi, quasi 3 al giorno

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2905

ROMA. Non c'é un giorno degli ultimi due anni e mezzo che non conti un caso di malasanità.

Non è un modo di dire ma quanto raccontano le ultime cifre della commissione d'inchiesta sugli Errori sanitari presieduta da Leoluca Orlando. In due anni e mezzo di attività, cioé 29 mesi, sono stati 470 i casi di malasanità segnalati, di cui 329 conclusisi con la morte del paziente. Vale a dire quasi due casi tra errori e altre criticità al giorno, e 2,6 morti ogni giorno. Un bilancio in nero, dove a primeggiare sono tre regioni, Calabria, Sicilia e Lazio, che insieme totalizzano oltre la metà dei casi. Complessivamente da fine aprile 2009 al 30 settembre 2011 i presunti errori sanitari sono stati 326 (di cui 223 terminati con il decesso del paziente) e 144 le altre criticità (di cui 106 con morti). Più della metà, cioé 239, spettano a Lazio (51 casi e 35 morti), Calabria (97 e 78) e Sicilia (91 e 66), la cui media complessiva è di 3,6 casi al giorno. Seguono Puglia (32 e 21) e Campania (31 e 25). Non mancano però esempi positivi. Come la Sardegna, per cui non è stato segnalato alcun errore sanitario, il Molise con un solo caso, e il Trentino Alto Adige, sempre un caso ma conclusosi con la morte del paziente. Se a queste cifre si aggiungono anche le altre criticità arrivate all'esame della commissione, la maglia per la regione più virtuosa spetta allora al Trentino con un solo caso, seguito da Sardegna e Molise (2), Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Marche (3) e Umbria (4). Le cosiddette regioni virtuose si collocano circa a metà della classifica, con la Toscana a 29 casi di malasanità (18 decessi), Lombardia a 28 (11 morti), Emilia Romagna 24 (16 morti) e Veneto 23 (13 morti).

Secondo Orlando il bilancio che si può tracciare di questi 2,5 anni di attività della commissione è «molto positivo». Merito dell'organo parlamentare, distintosi «per autonomia d'azione e da condizionamenti partitici», è l'aver fatto nascere e crescere «la consapevolezza che la tutela della salute è un diritto per i cittadini e un dovere per gli operatori sanitari, da noi invitati a rivendicare l'esigenza di essere posti nelle condizioni di operare sempre meglio».

Troppo spesso casi di malpractices «potrebbero essere evitati - rileva Orlando - se gli operatori denunciassero spontaneamente anomalie e disfunzioni. E' indispensabile superare il clima di preoccupazioni e paure tra i professionisti della sanità ed evitare esempi controproducenti di difesa corporativa, per un corretto funzionamento del sistema».

Per il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, pur apprezzando il lavoro della Commissione, bisognerebbe «istituire un Osservatorio nazionale che diventi fonte unica e riconosciuta da tutti su un tema così importante».

Sulla scorta dei dati diffusi oggi dalla Commissione Orlando, Ignazio Marino, presidente della commissione d'inchiesta del Senato sul Ssn, ha annunciato l'arrivo di un emendamento al ddl di riforma Fazio, in discussione a Palazzo Madama, che contempli rischio clinico e permetta agli operatori sanitari di poter tenere i cosiddetti 'meeting confessionali' per discutere internamente di errori e rischi separatamente da eventuali azioni della magistratura.

 IN TRIBUNALE 1/3 CASI RICONOSCIUTO ERRORE MEDICO 

Di segnalazioni di casi di malasanità ed errori ce ne sono tante, ma quelle che poi arrivano in giudizio e si concludono con un effettivo riconoscimento dell'errore del medico sono molto meno, circa un terzo. A spiegarlo è Caterina Apostoliti, magistrato della V sezione civile del tribunale di Milano, che spesso si trova a decidere le cause per la responsabilità medica. «Di tutte le cause che vengono avviate per responsabilità medica, solo in un terzo - precisa - c'é l'errore e la negligenza professionale del medico. In un altro terzo dei casi le cause sono infondate, senza alcun riscontro scientifico, e nel resto dei casi dipendono dalla rottura dell'alleanza terapeutica, magari da una mancata copertura psicologica del paziente, di un abbandono del paziente da parte della struttura sanitaria», spesso caratterizzato da una cattiva comunicazione.

Anche in Lombardia, dove c'é molta attenzione su questo tema, i dati parlano chiaro, come testimonia la segreteria regionale del Tribunale dei diritti del malato. «Nei primi 10 mesi del 2011 - rileva Paola Pellicciai del Tdm - abbiamo ricevuto quasi 700 segnalazioni, di cui 530 su presunti errori medici. Di questi, 71 sono stati inviati al nostro medico legale, che effettua una sorta di screening prima di indirizzarle al tribunale. Negli ultimi 5 anni il nostro medico legale ha ritenuto sostenibile un caso ogni 15, quindi circa 2-3 arrivano al giudizio legale. Cifre che più o meno riteniamo in linea con il trend delle regioni settentrionali e di Toscana ed Emilia-Romagna». Secondo il Tdm c'é un problema «di qualità percepita, un difetto di comunicazione».

25/10/2011 11.59