Meno soldi ai dirigenti regionali: il sindacato:«il problema non sono i dirigenti»

Alessandro Biancardi

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PESCARA.«La dirigenza non deve essere il capro espiatorio della politica».

E' questo, in soldoni, il messaggio che Silvana De Paolis, segretario della Direr (Federazione nazionale dirigenti e dei quadri direttivi delle regioni aderenti alla Confedir) lancia al presidente della Regione Gianni Chiodi, prendendo spunto  dal  dibattito sulla riorganizzazione della struttura regionale per cui  è in corso di elaborazione un nuovo disegno di legge regionale di modifica della vecchia L.R. 77/99.

«Per curare la malattia, cioè l'eccessiva burocratizzazione della struttura regionale, e garantire efficienza», dice  De Paolis, «bisogna separare i ruoli della politica e della dirigenza. La politica si occupi delle buone leggi, delle regole, della programmazione strategica, di fissare obiettivi precisi su cui misurare la produttività delle strutture, compito della dirigenza, invece, è quello di gestire al meglio le risorse».

E poi le parole lasciano spazio ad una difesa accorata dei dirigenti. «Basta con gli annunci di facciata», incalza De Paolis, «in questo momento è fin troppo facile sparare sulla dirigenza e sui lavoratori che ogni giorno si impegnano duramente sul proprio posto di lavoro, che diligentemente pagano le tasse e che, con il blocco dei contratti di lavoro, stanno sopportando il peso maggiore della crisi. Non dimentichiamo che la tassa di solidarietà la stanno pagando solo i dirigenti pubblici, non i privati. La legislazione in materia di personale di questa amministrazione finora non ha certo brillato in chiarezza ed è stata troppo spesso osservata dal Governo di fronte alla Corte Costituzionale».

Una riflessione-denuncia, quella del segretario che investe soprattutto i costi della politica «sempre più incline a tagliare ma non a ridurre le sue spese».

«Gli Uffici di diretta collaborazione», dice, «le segreterie politiche costano più di 3 milioni di euro l'anno, quasi una sorta di amministrazione parallela; quali benefici hanno finora apportato al miglioramento della elaborazione delle strategie e delle politiche? O forse sono stati più impegnati nella concreta gestione?». E poi c'è il problema delle consulenza esterne. L'uso dei dirigenti esterni, secondo De Paolis, «andrebbe ridotto all'osso, sia perché costoso, sia perché si presta ad abusi favorendo lo sviluppo di una classe dirigente non selezionata attraverso un pubblico concorso e quindi più ricattabile e soggetta a logiche politiche ed a spartizioni partitiche».

«All'inizio della legislatura», dice  rivolgendosi a Chiodi, «il lontano 27 gennaio 2009, in base alla normativa vigente, il presidente ha fissato il suo programma,ha nominato la sua struttura di supporto scegliendo persone di sua fiducia ( decreto n. 3 del 23 gennaio 2009), persino il modello organizzativo della regione è stato modificato per adeguare le direzioni agli indirizzi strategici ed alle deleghe degli assessori  (G.R.31 del 9 feb. 2009). Successivamente, dopo ben due mesi di ponderazione, il 30 marzo 2009, la Giunta ha nominato i nuovi direttori ed è stata effettuata anche  la rotazione degli incarichi dirigenziali. A tutta la dirigenza, anche a livello apicale, va richiesta competenza, professionalità e merito, non l'appartenenza o la vicinanza al politico di turno. Anche i direttori se hanno compiti di gestione non possono sfuggire ai principi che li regolano».

m.b.  20/10/2011 10.12