Processo Sanitopoli, la moglie di Angelini: «temevo che mio marito si sparasse»

Alessandro Biancardi

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Processo Sanitopoli, la moglie di Angelini: «temevo che mio marito si sparasse»
RIASCOLTA L'UDIENZA. PESCARA. «Un uomo distrutto e in profonda depressione», è così che la moglie Anna Maria Sollecito ha descritto ieri in aula Vincenzo Maria Angelini, ex patron di Villa Pini e grande accusatore di Del Turco nel processo Sanitopoli.

Il processo è in corso al Tribunale di Pescara e ieri ad ascoltare la moglie c’era come sempre anche lui, Angelini, affiancato da un battagliero avvocato Sabatino Ciprietti che in mattinata si era prodotto in una persistente escussione dell’ex manager della Asl, Giovanni Carusi, che ha parlato degli accreditamenti delle cliniche private e dello scontro tra Villa Pini ed il nemico di sempre Aiop-Pierangeli.

Il momento più intenso, tuttavia, è stato quello dell'audizione di Sollecito che è stata assistita da un legale di fiducia in quanto imputata davanti al gup di Chieti, per fatti di bancarotta, alcuni dei quali connessi con il processo sulla sanità in corso. La moglie di Angelini ha raccontato di essere stata «molto preoccupata» durante il 2007 per il marito a causa di minacce da parte di Del Turco, dell'ex capogruppo del Pd, Cesarone, e dell'ex segretario dell'ufficio di Presidenza della Regione, Lamberto Quarta. Una situazione, ha detto senza mezzi termini, difficile e drammatica per suo marito e per tutta la famiglia.

Ha ripercorso quanto già detto durante le indagini e ricordando con precisione molti passaggi. Molti altri, invece, ha preferito non toccarli potendosi avvalere (in quanto imputata) della facoltà di non rispondere.

«Loro - ha riferito - lo minacciavano perché se non aderiva alle loro richieste gli avrebbero reso la vita sempre più difficile, fino al fallimento». La donna ha sottolineato che il marito «era distrutto, non dormiva più la notte. Ho temuto per la sua vita. Ho temuto - ha detto piangendo - che si sparasse e così non lo lasciavo mai solo».

 «QUATTRO DAZIONI DI DENARO»

 Anna Maria Sollecito ha raccontato in particolare di quattro dazioni di denaro, di cui avrebbe avuto notizia dal marito. La prima nel novembre 2007, di 200 mila euro, consegnati a Del Turco a Collelongo; la seconda sempre nel 2007, e poi una dazione di 500 mila euro, di cui 400 mila destinati a Del Turco e 100 mila euro a Quarta e Cesarone, prima di Natale 2007.

Riguardo a quest'ultima dazione ha detto di aver saputo in un secondo momento che la richiesta iniziale era di un milione di euro, poi scesa a 780 mila euro. La donna ha più volte sottolineato che il marito era "spaventato" e aveva timore che gli portassero via l'azienda. Ha raccontato di aver parlato una volta con Cesarone e di avergli detto che l'azienda stava andando male e che questi gli rispose «risentito» che il marito doveva stare zitto perché rischiava di essere arrestato. A proposito di Cesarone, Sollecito ha riferito che più volte si recava a Villa Pini per indicare nominativi di persone da assumere. Ha raccontato anche di una dazione di 15 mila euro chiesta dall'ex assessore Boschetti. «A questo punto - ha sottolineato la donna - ho detto basta e ho cercato di convincere mio marito ad andare dai carabinieri a denunciare il tutto».

Sollecito ha parlato anche di dazioni di denaro a Conga e di pressioni da parte dell'ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli, a vendere la casa di cura Sanatrix a Vittorini. Di quest’ultimo aspetto se ne occupa un filone diverso di una inchiesta diversa.

Mentre la donna raccontava gli sguardi degli imputati presenti tra cui Del Turco, Quarta, Boschetti, Conga, quasi sempre presenti a tutte le udienze, non si sono distolti un momento. Non sono mancati nemmeno i consueti brontolii o momenti di vero e proprio scontro trasformando spesso la grande aula 1 in una classe di discoli indisciplinati che il presidente De Sanctis ha faticato a tenere a bada.

 
 
 
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 RICHIESTA DI VENDITA A DE BENEDETTI

 Durante la sua testimonianza, durata oltre due ore e mezza, la moglie di Angelini ha poi raccontato anche di richieste di vendita di Villa Pini a De Benedetti.

«Né io, né mio marito - ha sottolineato in aula - però abbiamo mai avuto intenzione di cederla, come anche la Sanatrix». La donna ha parlato poi dei rapporti con l'ex amministratore delegato della Humangest, Gianluca Zelli, anche lui imputato nel processo, e di come questi «avesse preso pian piano piede a Villa Pini», prima ottenendo un incarico amministrativo nell'azienda e poi addirittura quello di direttore generale.

«Decideva tutto lui - ha riferito -, determinava le scelte di natura gestionale, oltre che di natura amministrativa ed economica. Non voleva poi che le nostre figlie entrassero nell'azienda».

Durante il contro esame, la donna ha detto di essere a conoscenza dei vari fatti attraverso il marito.

 «IRRUZIONE DI MASCIARELLI»

 In mattinata, invece, era stato ascoltato il direttore regionale della Sanità dal 2000 al 2004, Giovanni Carusi. Il dirigente aveva raccontato di avere lasciato il suo incarico dopo la nomina ad assessore di Vito Domenici. Alla base delle dimissioni dall'incarico, l'ingerenza di Giancarlo Masciarelli nelle questioni dell'assessorato. «C'é stata una irruzione di Masciarelli - ha riferito - nell'assessorato sin dal primo giorno. All'epoca, non era né presidente della Fira, né aveva rapporti di consulenza, eppure accedeva agli atti».

Nella sua deposizione Carusi ha parlato poi della formazione “storica” del deficit della sanità e dell'extra budget delle cliniche private, cioè lo sforamento per le prestazioni in convenzione e della procedura amministrativa che ha portato all’accumulo di debito. Un excursus storico che è partito dall’inizio degli anni ’90 fino al 2003. In questo contesto si è parlato degli accreditamenti di Villa Pini e di come in un caso si sia innescato un contenzioso davanti al Tar perché la clinica di Angelini si auto accreditò oltre 300 posti letto. In questo contesto l’avvocato Ciprietti ha cercato di mettere in luce invece, attraverso una serie di pressanti domande, un presunto vantaggio alle cliniche Aiop e nello specifico quelle di Pierangeli che attraverso il suo avvocato, Marchese, avrebbe partecipato direttamente ad una serie di atti amministrativi come le transazioni tra cliniche e Regioni ed in un caso arrivando ad impugnarne una.

Il processo riprenderà il giovedì 28 ottobre.

20/10/2011 8.51