Uda, i presidi dai pm:«non conoscevamo parere per licenziare Napoleone»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Hanno dato tutti la stessa risposta. I presidi della d’Annunzio convocati ieri mattina negli uffici del comando provinciale della Guardia di Finanza di Chieti come “persone informate dei fatti” hanno ricostruito in modo unanime il licenziamento del dg Marco Napoleone.

CHIETI. Hanno dato tutti la stessa risposta. I presidi della d’Annunzio convocati ieri mattina negli uffici del comando provinciale della Guardia di Finanza di Chieti come “persone informate dei fatti” hanno ricostruito in modo unanime il licenziamento del dg Marco Napoleone.

«Nessuno di noi conosceva il parere dell’avvocato Gioia Vaccari che è stato alla base della chiusura traumatica del rapporto di lavoro con il dg della d’Annunzio. Ci è stato letto durante la seduta del Senato accademico e noi abbiamo preso atto del documento. La convocazione della seduta? Come le altre volte: prima ci arriva una mail di preavviso, poi riceviamo la comunicazione cartacea con l’odg. Il giorno 17 siamo stati convocati per il 26 successivo». Anche sui verbali la risposta è stata unanime: come da prassi consolidata, il verbale viene approvato seduta stante per le decisioni da prendere, poi il testo trascritto viene inviato ai partecipanti entro 5 giorni per eventuali modifiche, dopo di che viene approvato definitivamente nella forma scritta non emendata oppure modificata in qualche aspetto, soprattutto quando si parla di interventi personali che potrebbero essere stati fraintesi in qualche passaggio. Il che non è avvenuto nella seduta del 26 settembre, anche perché i presidi ed i direttori di Dipartimento (la cui audizione è prevista per stamattina) hanno solo “preso atto” del parere ed hanno passato la patata bollente del licenziamento vero e proprio al successivo (stessa giornata) Consiglio di Amministrazione.

A fare le domande c’erano i pm Giuseppe Falasca e Andrea Dell’Orso, mentre un finanziere verbalizzava le dichiarazioni fotocopia dei presidi convocati e cioè Alberto Clementi, Mario Felaco, Michele Cascavilla, Carmine Di Ilio, Giuseppe Paolone, Stefano Trinchese e Carlo Consani. Il convitato di pietra di tutta la vicenda era ancora una volta il rettore Franco Cuccurullo, la cui posizione è nota e chiara da tempo: c’era una lettera del Ministero che sollecitava l’adeguamento dello stipendio del dg a quello di tutti i direttori amministrativi.

Forse proprio questa posizione del rettore è lo snodo di tutta la vicenda e potrebbe essere la chiave per interpretare quello che è successo dopo e che ha spinto il dg ad inoltrare un esposto penale per falso e abuso d’ufficio contro Cuccurullo e chi ha votato il licenziamento, un ricorso al giudice civile (poi trasferito al giudice del lavoro) ed un ricorso al Tar. Se il rettore si fosse limitato a dare seguito alle richieste del Miur e del Ministero dell’economia, tagliando a Napoleone solo lo stipendio, senza interrompere di colpo il rapporto di lavoro esistente, forse la storia avrebbe preso un’altra piega. Si trattava solo di rinegoziare il contratto definito “nullo” dal parere Vaccari, senza l’interruzione immediata del rapporto. Questa determinazione secca e quasi ostinata ha fatto sorgere nel dg il dubbio che si sia trattato di un agguato vero e proprio del rettore, confezionato in qualche studio legale per toglierlo di mezzo. Ma siccome non esiste il delitto perfetto, i legali del dg vogliono dimostrare due cose. La prima è l’abuso: il licenziamento non era richiesto dal Ministero. La seconda è il falso: la convocazione del Senato accademico e del CdA della d’Annunzio è avvenuta ben prima che il parere Vaccari arrivasse all’Università. La data del protocollo di arrivo è infatti del 23 settembre, diversi giorni dopo la convocazione che è del 17, ed in più questo parere è stato “secretato” pur essendo stato commissionato dallo stesso Ateneo. Non si tratta dunque soltanto delle proteste per il mancato accesso agli atti, ma di un aspetto che i pm hanno ritenuto di dover chiarire dalla viva voce dei protagonisti. C’era un piano preordinato di cui i presidi sono stati involontari esecutori? Le risposte date ieri forse sono una conferma dell’ipotesi investigativa, cioè un punto a favore del dg. Non si spiegherebbero altrimenti la monotonia delle domande e delle risposte e qualche mugugno che si avverte tra i presidi costretti a parlare non agli studenti, ma negli uffici della GdF.

Sebastiano Calella  18/10/2011 8.52