Neuromed acquista Maristella, ma è guerra tra Comune e Asl sui requisiti

Alessandro Biancardi

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Neuromed acquista Maristella, ma è guerra tra Comune e Asl sui requisiti
I RETROSCENA. CHIETI. «Aggiudicata»: questa parola magica ha chiuso ieri mattina l’incertezza sull’esito della vendita all’asta di Maristella, la società dell’ex gruppo Angelini che eroga prestazioni di riabilitazione estensiva a pazienti difficili.*I RETROSCENA: SCONTRO COMUNE-ASL

La gara, già rinviata una prima volta il 6 giugno scorso, si è conclusa con l’acquisto da parte di Neuromed (Istituto neurologico mediterraneo) di questa attività che ospita 35 pazienti, ha 40 dipendenti e un budget di 2,8 mln riconfermato per il 2011 e 2012. L’aggiudicazione è stata semplice, in quanto l’offerta era l’unica pervenuta al notaio entro le 11 di ieri, non c’è stato nessun rilancio e quindi Maristella è stata acquistata ad 1.311.000 euro, solo 96 centesimi oltre la base d’asta. La complessa procedura, iniziata alle 11,30, tra verbali e lettura delle condizioni, si è protratta fino alle 12,45, quando sono usciti prima il professor Erberto Melaragno, presidente e rappresentante legale di Neuromed, e poi a seguire la curatela fallimentare con l’avvocato Giuseppina Ivone ed il commercialista Francesco Cancelli, che hanno subito raggiunto in Tribunale il giudice delegato Adolfo Ceccarini per informarlo dell’esito positivo della vendita. I tempi della firma sul contratto definitivo sono ora: 30 giorni per raggiungere l’accordo sindacale più altri 15 giorni per la firma finale. «Salvo un secondo tempo con la riapertura della gara», ha commentato qualcuno ricordando il SanStefar, il fratello maggiore della riabilitazione, prima aggiudicato ad una società satellite di Neuromed e poi definitivamente acquisito da Nicola Petruzzi, affittuario di Villa Pini. «Un secondo tempo che però non ci sarà, almeno per quanto mi riguarda – ha chiarito nel pomeriggio Petruzzi interpellato da PrimaDaNoi.it – i problemi sul tappeto sono altri e molto complessi».

L’ATTESA DEI DIPENDENTI DAL NOTAIO, PRIMA LA TENSIONE POI LA SODDISFAZIONE

Quando il notaio Alfredo Pretaroli ha annunciato la positiva conclusione  dell’asta per Maristella («ha comprato Neuromed») un grosso sospiro di sollievo ha rotto la tensione accumulata nell’anticamera, stavolta piena di dipendenti in attesa. «Finalmente – è stato il commento unanime – la vendita era come un miraggio nel deserto. Vedi l’oasi, poi ti si sposta sempre più avanti. Ormai per noi era un incubo, siamo tra i dipendenti che hanno resistito di più dopo il fallimento di Angelini, lavorando senza essere pagati. Anche oggi per i ritardi Asl siamo in arretrato di cinque stipendi».

 Dunque la soddisfazione è stata unanime: infatti  Maristella si sarebbe avviata inesorabilmente verso la chiusura in caso di mancata vendita. Sui volti dei dipendenti in attesa ben prima dell’apertura delle buste il timore di un’asta deserta era evidente e le telefonate si rincorrevano sfiduciate: «No, sembra che non ci sia nessuna offerta», rilanciavano fino alle 10,50 i cellulari surriscaldati. Poi all’improvviso un dipendente Neuromed è sbucato dalla porta con una grossa busta gialla in mano e si è diretto verso l’ufficio del notaio. «Mary dimmi… sì, c’è una busta sola, è Neuromed, chiama dopo. Mancano solo 5 minuti alla scadenza del termine». Alle 11 l’attesa finisce: c’è una sola offerta. Le operazioni si interrompono e riprendono come previsto alle 11,30, quando arriva il presidente Melaragno. In sala d’attesa si incrociano i commenti e gli scongiuri per le difficoltà delle operazioni di vendita, peraltro segnalate nel bando: Maristella non è un pezzo pregiato dell’impero Angelini, ha pochi posti letto e i tagli annunciati li faranno diminuire da 70 a 30, ci sono ritardi nelle autorizzazioni per l’accreditamento, le prestazioni a volte sono inappropriate e sono il pretesto per la Asl di pagare di meno un lavoro che è difficilissimo proprio per la tipologia dei pazienti, per la maggior parte psichiatrici.

«Eppure è un piacere che facciamo alla Asl che questi pazienti non li vuole – raccontano i dipendenti che hanno lavorato per anni senza stipendio sicuro o proprio senza stipendio – facci una fotografia, tanti fessi così insieme che lavorano gratis non li trovi facilmente». C’è anche una signora incinta, in trepidante attesa, ma non per il parto previsto tra tre mesi. Racconta un’altra mamma che lavora a Maristella e che è venuta da Torrevecchia per seguire la vendita:«Mio figlio stamattina mi ha detto: se l’asta va bene, mi mandi in Inghilterra? Pensa: la volta precedente non mi ha nemmeno detto di questo viaggio di istruzione. Sapeva dei soldi che non c’erano…» «Sì, insomma basta che ci pagano subito» conclude un altro dipendente avviandosi all’uscita. Il notaio è già andato via, così le impiegate dello studio. Ne resta solo qualcuna per spegnere la luce. Sul tavolo una pila di riviste economiche abruzzesi ed una copertina con il titolo: “Ciak, si gira”. Pare un involontario annuncio di quello che sta dietro questa vicenda che pare conclusa, ma che forse è solo il primo tempo di un film più lungo, un episodio della madre di tutte le aste, cioè la vendita di Villa Pini e dell’impero di Angelini.

Sebastiano Calella 04/10/2011 9.41

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I RETROSCENA: SCONTRO COMUNE-ASL

Perché la vendita di ieri nasconde alcuni retroscena che Pdn è in grado di ricostruire e cioè lo scambio di una fitta corrispondenza sull’esistenza o meno dei requisiti di Maristella per esercitare l’attività sanitaria. Intanto va detto che l’acquisto da parte di Neuromed premia la costanza con cui questa società da sempre ha tentato di acquisire Villa Pini, con annessi e connessi. Il che giustifica forse anche il fatto che pur a conoscenza di queste scaramucce tra Asl e Comune, Neuromed ha deciso comunque per l’acquisto. Come si ricorda anche il suo appoggio ad Enzo Angelini prima del fallimento, quando era in piedi l’ipotesi di un’amministrazione controllata. Per l’occasione giunse a Chieti per perorare questa soluzione presso il Tribunale anche il professor Francesco Fimmanò, legale di Neuromed ed uno dei massimi esperti nazionali di diritto fallimentare. Seguirono gli incontri pubblici di Neuromed  a Chieti per manifestare l’interesse all’acquisto di Villa Pini (ma poi non fu presentata nessuna offerta) ed il tentativo riuscito in prima battuta di acquisire il SanStefar, poi passato a Nicola Petruzzi, attuale affittuario biennale di Villa Pini. Ma ieri le offerte attese erano almeno due: è mancata quella del Consorzio Isosan, il cui presidente Ercole Core il 12 settembre scorso ha inviato una richiesta di chiarimenti al manager Asl, alla Regione, al Sindaco di Chieti (e p.c. al Curatore ed al Giudice delegato).

«Poiché siamo interessati all’acquisto di Maristella - scrive Core – chiedo di conoscere a che punto stanno le autorizzazioni, gli accreditamenti e tutto quello che riguarda questa società. In particolare chiedo di conoscere come sarà inquadrato il personale, visto che se le rette di degenza saranno quelle da Rsa o Ra riconosciute ai pazienti ora ricoverati, la gestione sarebbe in negativo. Aspetto notizie entro il 20 settembre».

 Il sindaco di Chieti risponde con una diffida ad adempiere rivolta al manager Zavattaro: in una nota ricostruisce l’intera vicenda di Maristella post fallimento, dalla prima richiesta di accreditamento e di adeguamento delle strutture fin dal 2009, alle ispezioni della Asl con i rilievi di alcune criticità, alla richiesta alla curatela di applicare le prescrizioni e di sanare le criticità rilevate, fino alla presentazione alla Asl da parte del curatore del progetto complessivo di risanamento, con il crono-programma degli interventi.

«Però poiché a tutt’oggi la Asl non ha rilasciato alcuna chiara certezza o parere nel merito – conclude Umberto Di Primio – io diffido il Direttore generale a voler trasmettere entro il 26 settembre parere chiaro e definitivo perché il sindaco possa concedere o negare a Maristella l’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria». Chiamato direttamente in causa, il sindaco Di Primio non solo ha confermato il contenuto della diffida alla Asl, ma ha parlato di due altre note incrociatesi all’ultimo momento.

«La prima è la risposta della Asl – spiega il sindaco – che ribadisce come allo stato non ci siano problemi igienico sanitari a Maristella, ma che aggiunge come non ci siano i requisiti per l’autorizzazione ai sensi della legge 32, quella sull’accreditamento. Per cui – conclude Di Primio – io l’ho trasmessa alla Regione, scrivendo che se qualcuno mi chiede l’autorizzazione ai sensi della legge 32, io dirò no».

 Anche la Curatela, raggiunta telefonicamente, conferma l’esistenza di queste due altre lettere, ma sembra darne un’interpretazione completamente diversa, rimettendosi al giudizio del Giudice delegato e ribadendo che gli “allarmi” per la situazione di Maristella erano comunque ben evidenziati nel capitolato della gara. Tra l’altro il cronoprogramma degli adeguamenti alle prescrizioni con termine il 31 dicembre 2012 (come previsto nelle norme transitorie della legge 32) chiarisce che dal punto di vista amministrativo tutti gli adempimenti sono stati rispettati.

LE INCERTEZZE DELLA POLITICA OSTACOLANO LA SOLUZIONE DELLA VERTENZA VILLA PINI

Sembra lontana l’euforia dei dipendenti dopo la vendita di ieri mattina: si apre forse un contenzioso che nasce dalle incertezze della politica e dalle divisioni del mondo degli affari sanitari. L’impressione è che tutti fanno a gara a lasciare il cerino nelle mani di qualcun altro, con i politici che hanno abdicato al loro ruolo di indirizzo, lasciando al Tribunale la gestione anche dei problemi sociali di questo gigantesco intreccio non solo sanitario. E poi c’è sempre la delega al Tar per dirimere i contrasti. Anche se spesso arriva a chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. Ricordate la chiusura dell’Azienda agricola, dove Villa Pini assisteva 30-40 malati psichiatrici e dava lavoro a 23 dipendenti? Tra poco il Tar dovrà chiarire se ha ragione il sindaco di Ripa Teatina che ha chiuso frettolosamente la struttura o se ha ragione Petruzzi, che voleva continuare a gestirla dopo i lavori di adeguamento. Ma anche se il Tar riapre, l’Azienda agricola rimane chiusa lo stesso: i locali in affitto sono stati riconsegnati al proprietario, i malati sono stati dispersi ed i 23 dipendenti sono andati ad ingolfare il programma di riassunzione messo in atto da Villa Pini. E se il Tar boccia il ricorso contro la chiusura? No, forse non capiterà: sembra che al Tar sarà presentato un documento con il quale il sindaco di Ripa Teatina si impegna a revocare la revoca dell’autorizzazione e a riconfermare la possibilità di operare. Siamo cioè di fronte ad un puzzle infinito in cui è difficile muoversi e capire, e c’è qualche chiamata in causa imprudente. Intanto perché c’è il rischio di una reazione della Curatela a tutela dei creditori, disorientati dalle notizie sui possibili contenziosi. Infine ricordare la legge 32 sull’accreditamento, da molti giudicata inapplicabile, significa mettere a rischio chiusura non solo le cliniche private, ma anche gli ospedali pubblici. Perché un effetto collaterale non previsto dalla politica è che il piano per sbarazzarsi di Angelini ha incrociato un imprenditore venuto da fuori a far ripartire Villa Pini e che oggi chiede con forza il rispetto delle regole per tutti e non la deregulation per figli e figliastri.

Sebastiano Calella  04/10/2011 9.41