UdA, Cuccurullo governa a colpi di decreto, Napoleone prepara il ricorso

Alessandro Biancardi

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UdA, Cuccurullo governa a colpi di decreto, Napoleone prepara il ricorso
CHIETI. Inizia a colpi di decreto la gestione monocratica della d’Annunzio da parte del rettore Franco Cuccurullo, rimasto solo sul ponte di comando dell’ateneo dopo il licenziamento del direttore generale Marco Napoleone.

Stamattina alle nove è infatti prevista una riunione collegiale con il rettore stesso e con alcuni docenti da lui nominati proprio con decreto, a supporto per l’amministrazione corrente decapitata del vertice. La monarchia assoluta di Cuccurullo è durata solo lo spazio di poche ore e di un decreto: quello con cui il rettore affida a se stesso tutti i poteri di gestione dell’università. Subito, con altri due decreti, Cuccurullo ha allargato la gestione alla collaborazione di un quadrumvirato di docenti composto da Giuseppe Paolone (preside di Scienze manageriali, coordinatore), Luigi Capasso (facoltà di Medicina, dipartimento di Scienze del movimento umano, rapporto con gli organi di governo), Riccardo Palumbo (contabilità e bilancio) e Michelina Venditti (programmazione e controllo), entrambi del Dipartimento di Economia aziendale. I quadrumviri hanno però solo funzione di supporto e di consulenza per le decisioni amministrative, senza potere decisionale e di firma. Un altro decreto ha poi nominato altri tre docenti di Ecomonia (Dipartimento di Scienze giuridiche) come consulenti per i problemi di natura legale: si tratta di Faustina Guarriello (Diritto del lavoro), Francesco Bilancia (Diritto costituzionale) e Stefano Civitarese (Diritto amministrativo). E sempre per stamattina sono stati convocati gli 11 responsabili degli uffici del rettorato per un primo incontro con il quadrumvirato, in particolare con il preside Paolone che ha la delega al personale e che rivive in questo modo la sua vecchia esperienza da prorettore, sempre nella gestione Cuccurullo. Sembrerebbe in discesa la strada della nuova gestione, in realtà sembra solo psicologico e solo efficace sul versante amministrativo l’effetto-annuncio di questi decreti. Perché se gli impiegati ed i funzionari si sentono rassicurati per la presenza di un vertice informale, restano in piedi molti problemi formali. Sia quelli legati ad una eventuale incompatibilità dei nominati con decreto, visto che Palumbo e Venditti fanno parte del Comitato di Valutazione dell’UdA (formato anche da Mario Bressan, Paolo Sacchetta, Emanuele Reale e Massimo Sargiacomo) e quindi non potrebbero svolgere le funzioni di controllore e di controllato, sia i problemi legati alla decisione (apparsa ai più frettolosa) di rescindere il contratto con il dg. Si tratta di criticità di natura formale, come quella sulla regolarità della verbalizzazione del CdA (sollevato dal sindaco di Chieti). O quella della segretezza e dell’efficacia del parere negativo dell’avvocato Gioia Vaccari sul contratto di Napoleone, che ha determinato il voto favorevole al licenziamento da parte di 16 componenti del CdA. A quanto se ne sa, i due legali romani del direttore generale (un penalista ed un amministrativista) avrebbero individuato profili di reato penali e civili che saranno oggetto di specifiche denunce e di richiesta di danni a carico non solo dell’Università, ma anche dei singoli consiglieri. E sembra anche imminente il ricorso per l’annullamento della decisione del CdA e per il reintegro del dg. E’ partita cioè la lunga stagione dei contenziosi, peraltro facilmente ipotizzabili, con il rischio di bloccare la vita dell’Ateneo e di provocare conseguenze imprevedibili su molti aspetti, dall’elezione del nuovo rettore alla vita delle singole facoltà. Perché se pure si volesse qualificare il tipo di gestione attuale come “amministrazione straordinaria”, il rischio reale è quello di vederlo trasformato in “esercizio provvisorio”, mutuando la definizione dal diritto fallimentare.

Lo scenario che tutti temono è, infatti, che il dissidio tra rettore e direttore sia a tal punto incomponibile da provocare l’arrivo di un commissario ministeriale. Il che significherebbe uno stop mortale per le attività della d’Annunzio. Se infatti Napoleone fosse reintegrato, si renderebbe difficile la permanenza in carica del rettore che lo ha licenziato. Sono gli effetti collaterali imprevisti o comunque valutati superficialmente, che si intrecciano con le inchieste della magistratura. E non è escluso che tutta la vicenda, soprattutto l’accelerazione improvvisa degli eventi, possa essere spiegata con la necessità di sistemare le pedine interne per il futuro della d’Annunzio, prima di eventuali sorprese giudiziarie. Le richieste del Ministero per tagliare lo stipendio del dg sono infatti vecchie di mesi, se non di anni ed il Senato accademico spaccato e dimezzato ha solo preso atto del parere negativo sul dg. Solo il CdA ha ritenuto di trasformare in licenziamento in tronco i “provvedimenti consequenziali” alle richieste del Miur. Forse una forzatura che oggi, con il senno di poi, non sembra essere stata prudente e lungimirante anche per i 16 consiglieri che l’hanno votata.

Sebastiano Calella  29/09/2011 10.18