Casalbordino. Le telecamere in aula no: il Consiglio comunale vuole la sua privacy

Alessandro Biancardi

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CASALBORDINO. Il Consiglio comunale di Casalbordino, su input del sindaco Remo Bello, ha sentito l’esigenza di approvare un regolamento che disciplina le videoriprese del Consiglio stesso.

CASALBORDINO. Il Consiglio comunale di Casalbordino, su input del sindaco Remo Bello, ha sentito l’esigenza di approvare un regolamento che disciplina le videoriprese del Consiglio stesso.

Di seguito pubblichiamo la delibera ed il regolamento approvati qualche giorno fa e che è diventato operativo immediatamente. E’ un documento che però fa discutere e sta disturbando i sogni di molti: cittadini normali che si trovano a dover superare sempre più ostacoli messi dagli amministratori sulla strada dell’informazione, giornalisti che nello stesso modo si trovano intralciati, cultori della materia e studiosi delle leggi che bollano senza mezzi termini questa iniziativa «errata» sotto i profili strettamente giuridici.

In realtà il «regolamento sulle riprese audio-videoregistrazioni e trasmissioni delle sedute pubbliche del Consiglio» dice molte cose interessanti che potrebbero invogliare molti altri amministratori ad emulare…

Ma a scanso di equivoci la delibera comunale chiarisce subito che «in una società democratica è indispensabile favorire e promuovere la partecipazione dei cittadini alle questioni di pubblico interesse e in generale alla gestione della cosa pubblica sfruttando pienamente le tecnologie messe a disposizione». Meno male, chi aveva intenzione di parlare di censura e di mancanza di trasparenza è avvertito e può cambiare aria. Tuttavia l’amministrazione di Casalbordino ha ritenuto «necessario e opportuno» darsi un regolamento in modo da codificare regole e norme per meglio disciplinare la materia. Non sappiamo se la presidenza del Consiglio fosse oberata da decine e decine di richieste di video registrazioni ma di sicuro in questo modo si da una notevole sfoltita alle richieste (eventuali).

La base normativa del regolamento viene affidata ad una sentenza del Tar Veneto (16 marzo 2010 n.826), sentenza fra l’altro discussa e contestata che inquadra esclusivamente il “problema” delle riprese televisive del Consiglio comunale nella casella della “privacy”, dunque ragionando sulla opportunità o meno delle riprese stesse in stretta correlazione alla privacy dei consiglieri comunali. Nulla o molto poco, invece, si dice rispetto al diritto costituzionale della libertà di espressione, del diritto ad informare e di informare i cittadini (Art. 21) o dell’obbligo di trasparenza delle amministrazioni pubbliche.

«FAVORIRE LA TRASPARENZA»

Eppure il regolamento già alla terza riga chiarisce che le regole in esso contenute servono proprio a disciplinare (favorire?) i «principi di trasparenza e pubblicità propri del Comune di Casalbordino». Al comma due si chiarisce che soggetto principale e titolato ad effettuare le riprese dei consigli comunali è lo stesso Comune che riprende tenendo però ben saldi e presenti i principi della tutela della privacy e nello stesso tempo affidandosi il potere di escludere altre eventuali richieste di riprese.

Anche la diffusione delle immagini è affidata esclusivamente al Comune che dunque può riprendere ma solo quello che ritiene opportuno e può (ma non deve) pubblicare “il registrato” a suo piacimento.

«TUTELARE IL DECORO  E PRIVACY DEI CONSIGLIERI»

Ma sia chiaro il tutto si fa per dare «decoro» alla amministrazione comunale e al Consiglio stesso, perché l’iniziativa serve a questo: «dare decoro all’organo consiliare» come se in qualche modo riprese effettuate nel passato lo avessero minato nell’immagine. Forse è anche per questo che lo stesso regolamento stabilisce persino il tipo di ripresa («senza primi piani» e inquadratura larga e fissa «il pubblico non sarà mai inquadrato»)

Per evitare dunque che si continui a registrare e pubblicare immagini di consiglieri che si producono in interventi poco onorevoli, di quelli che magari perdono le staffe o di scontri sanguigni tra maggioranza e opposizione, interviene la manna del benedetto Codice della privacy che salva prima o poi chi ha qualche problema con il diritto di informazione o di cronaca.

E la privacy è proprio la parola più spesso ripetuta nel regolamento mentre carente è, ancora una volta, il riferimento alla Costituzione e alle libertà fondamentali e inviolabili.

«VIETARE PUBBLICARE ATTI DEL COMUNE»

A proposito di inviolabilità, inserito come un cuneo -e apparentemente fuori contesto- vi è anche la curiosa norma secondo la quale il regolamento vieta ai consiglieri di divulgare atti amministrativi sui propri blog. Si tratta di quei documenti che hanno ottenuto in seguito alla legittima richiesta al Comune. Ogni consigliere è legittimato per legge ad un potere di controllo e ispettivo sulla attività della amministrazione e per questo ha diritto a documenti che sono pubblici ma il regolamento sulle riprese del Consiglio ne vieta la pubblicazione impedendo così ai consiglieri di fare informazione.

Però se è vero che i consiglieri sono “limitati”, il regolamento concede loro anche il diritto di chiedere di non essere ripresi appellandosi ancora una volta alla privacy. Ultima norma relegata in fondo al documento è quella che il presidente del Consiglio potrà vietare le riprese di qualunque tipo quando «le discussioni consiliari avranno ad oggetto dati sensibili e o giudiziari» in applicazione indovinate di quale legge…

Nessun accenno alla trasparenza (obbligatoria delle amministrazioni), nessun accenno al fatto che il Comune è il luogo pubblico per eccellenza e il Consiglio comunale è aperto al pubblico perché è fondamentale per la democrazia che lo sia, nessun accenno al fatto che le riprese sono un mezzo (per questo neutro) e non la causa. Il decoro è responsabilità piena dei consiglieri, se non c’è vietare le riprese non servirà a molto.

 IL PARERE DEL GIURISTA

Il primo a sollevare il problema è stato il professore universitario Enzo Di Salvatore che sul blog ''I due punti'' ha illustrato chiaramente gli elementi che stridono del regolamento. In un secondo post ha poi smontato pezzo pezzo il documento in una analisi strettamente giuridica. La censura più importante e rilevante è anche quella che è di più facile comprensione: in giurisprudenza si parla di gerarchia delle fonti con questo indicando una scala gerarchica delle fonti normative. La Costituzione in testa, le legge statale più sotto, la legge regionale più sotto ancora, infine le “leggi” del Comune. Regola fondamentale e senza eccezioni è chiaramente che una “legge” del Comune non può stabilire cose contrarie ad una legge dello Stato (immaginate per assurdo una delibera del sindaco che dice che l’omicidio non è reato…)

«Dal punto di vista costituzionale», spiega meglio il professor Di Salvatore, «la possibilità di effettuare riprese audiovisive (e di diffondere successivamente quanto filmato) si configura come un autentico diritto di libertà: quello di informare liberamente chiunque, come stabilito dall’art. 21 della Costituzione. Eventuali limiti al diritto di informazione non possono che promanare dalla Carta costituzionale. L’informazione, pertanto, è vietata nel caso in cui leda il buon costume o nell’ipotesi in cui violi le altre libertà fondamentali, tutelate anch’esse dalla Costituzione. Anche ammesso che la questione investa il diritto alla riservatezza – come sembra postulare il TAR – dovrebbe comunque ritenersi quanto segue: il diritto all’informazione è tutelato direttamente in Costituzione (art. 21 Cost.); il diritto alla privacy – almeno nei termini evocati dal TAR e dal Consiglio comunale di Casalbordino – è tutelato solo dalla legge. E poiché la Costituzione prevale gerarchicamente sulla legge, nel caso in cui dovesse profilarsi una ipotesi di conflitto tra i due diritti, la manifestazione del pensiero non potrebbe essere sacrificata sull’altare della privacy. Questo discorso non vale ovviamente per i casi in cui la riservatezza si accompagni all’esercizio di altre libertà costituzionali (quali ad es. la comunicazione e la corrispondenza o il domicilio)».

 a.b. 26/09/2011 8.29

 

CASALBORDINO regolamento Disciplina Audio-Videoregistrazioni Consiglio Comunale