Parco Costa Teatina, bufera su Febbo. «Si dimetta»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Cosa succede se il presidente del Tavolo di coordinamento degli amministratori locali chiamati, tra l'altro, a delineare i confini del Parco si dice contrario alla realizzazione del Parco stesso?

Succede il finimondo. Il presidente in questione è l'assessore regionale all'Agricoltura Mauro Febbo che in una recente intervista ha detto chiaramente no al Parco aprendo invece alle opportunità che potrebbe offrire il Comprensorio turistico.

E proprio dopo queste dichiarazioni è esplosa la contestazione. Il coordinamento provinciale del Partito Democratico di Chieti ha chiesto dimissioni immediate da presidente del Tavolo: «siamo stupefatti dall’atteggiamento di Mauro Febbo, che in qualità di assessore all’agricoltura non comprende le opportunità che la costituzione darebbe al nostro territorio».

Secondo il Pd della provincia di Chieti occorre considerare poi «che in un momento di crisi come quello che sta attraversando il nostro Paese, il Parco potrebbe costituire un’opportunità  di sviluppo anche dal punto di vista occupazionale, che non si può rinnegare. Non ci piace pensare che la contrarietà dell’assessore Febbo  sia dovuta esclusivamente a una questione politica, dato che l’emendamento che ha previsto la costituzione del Parco entro il 30 settembre porta la firma del senatore Giovanni Legnini».

Anche il presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio, ricordano i Democratici, «ha avuto un atteggiamento positivo soprattutto nei confronti della Via Verde della Costa Teatina voluta dal centrosinistra, seppur discontinuo, ma non è riuscito a incidere in alcun modo nel tavolo di centrodestra  per la costituzione del Parco, la cui nascita darebbe nuovo slancio a una provincia  immobile come quel guidata da Di Giuseppantonio».

Per Walter Caporale dei Verdi Febbo «esce finalmente allo scoperto». «Il suo slogan è: 'no al Parco?», e il nostro diventa: 'vergognati e dimettiti!'. Come può infatti chi è contrario al Parco essere incaricato di coordinare e lavorare per la sua Istituzione?».

« L'assessore», insiste Caporale, «sa che il Parco non bloccherebbe lo sviluppo della costa abruzzese anzi rappresenta l'ultima occasione per il rilancio della nostra economia e per la creazione di migliaia di posti di lavoro?». Il consigliere regionale dei Verdi chiederà «subito» ai sindaci dei Comuni interessati di approvare Delibere di approvazione del Parco e proposte di perimetrazione. «Febbo ha tradito ed ingannato il Consiglio, l'Abruzzo e gli abruzzesi».

«Rischiamo di perdere un’occasione importante per ridare un nuovo valore al turismo, non solo della provincia di Chieti ma di tutta la regione Abruzzo», commentano invece il presidente provinciale dell’area turismo di Confesercenti Chieti, Panfilo Tascione, ed il coordinatore Simone Lembo. «L'assessore Febbo e i sindaci capiscano che il Parco della Costa dei Trabocchi è un’occasione di sviluppo economico. Non si perda altro tempo».

«La Confesercenti», spiegano dunque Lembo e Tascione, «invita tutti i soggetti coinvolti, a partire dai Comuni, ad accelerare il lavoro che, ad oggi, ha visto soltanto una sterile discussione, in base a beghe politiche contrapposte tra i diversi attori istituzionali, incentrata soltanto sulla perimetrazione del Parco e non sulle opportunità da sviluppare».

«L'assessore dovrebbe dimettersi», commenta anche la Costituente della Costa Teatina, «perché ha usato il suo ruolo per perseguire un obiettivo del tutto diverso, smentendo di fronte all'opinione pubblica tutta una serie di atti amministrativi (inclusa l'istituzione stessa del tavolo) che vanno nella direzione della nascita del Parco Febbo è liberissimo di portare avanti la sua idea, ma non doveva ne accettare ne mantenere un incarico che gli affidava il compito esattamente opposto. Con quale autorevolezza può oggi parlare a nome
della Regione Abruzzo?».

Per il consigliere regionale dell'Idv Carlo Costantini è diritto di Febbo cambiare idea ma «non è più un suo diritto conservare un ruolo o una carica- che, proprio per la delicatezza ed il rilievo dei compiti da svolgere, non può essere ricoperto da un esponente politico che dichiaratamente ne avversa la realizzazione.

E' un problema di credibilità, che mina alla radice qualunque sua iniziativa, molto più di quanto non pesino già le incomprensibili incertezza ed indecisioni di alcuni amministratori locali. Per recuperarla si dimetta, lasci ad altri il suo ruolo di arbitro e scenda in campo a giocare la partita, al fianco di chi vuole affossare il parco».

05/09/2011 18.29