UdA. «la bozza del nuovo statuto non rappresenta chi lavora nell’Università»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «A differenza di quanto accaduto nella stragrande maggioranza degli atenei italiani, la revisione dello statuto verrà ricordato come il punto più basso di confronto, di partecipazione e di trasparenza vissuto nell’Ateneo di Chieti-Pescara».

 

A dirlo è Antonio Pellegrini, esponente delle rsu sindacale della Università D’Annunzio, con un posto nel Cda, che critica il metodo adottato dall’Ateneo per operare forse una delle rivoluzioni più importanti della sua recente storia, appunto la revisione dello statuto.  Le rsu e le organizzazioni sindacali hanno inviato alla commissione che ha redatto la bozza di "nuovo" statuto un lungo documento di 50 pagine con revisioni e ipotesi migliorative. Nessuna osservazione rilevante (modalità elezione rettore, composizione del C.d.A....), sarebbe stata presa in considerazione dalla commissione. «Io e il mio collega in Cda», spiega Pellegrini, «e il nostro collega in Senato Accademico, siamo stati gli unici a votare contro questo statuto ma la "polemica" che ha trovato spazio è solo quella degli Enti Locali. Cuccurullo ringrazia».

«Mentre infuriavano le polemiche sui giornali il rettore e gli altri a lui vicini», aggiunge Pellegrini, «hanno “brandito” la L. 240/2010 come “scudo” per giustificare la non presenza degli Enti Locali nel Cda. Tutto questo ha fatto sì che la discussione post approvazione da parte del C.d.A. e del Senato Accademico (a maggioranza) si sia trasformata in una sorta di “c’eravamo tanto amati”, dove si è preferito concentrarsi sul particolare e non sul tutto».

Il nodo centrale per il componente del Cda che si pone contro la nuova bozza è il nuovo assetto gestionale che le Università assumeranno con i nuovi statuti, il C.d.A. nella sua composizione di massimo 11 consiglieri diventerebbe una sorta di “comitato” ristretto nominato nella quasi totalità o direttamente o indirettamente dal Rettore di turno.

Nello specifico sia la Rsu che i sindacati esterni hanno richiesto alla commissione incaricata di rivedere lo statuto di prevedere che nel Cda fosse garantita almeno la presenza di un rappresentante del personale tecnico-amministrativo, ma nel testo approvato non c’è traccia.

«E’ chiaro che il mancato recepimento di questo emendamento», spiega Pellegrini, «è da leggere come un segnale inequivocabile di chiusura nei confronti di una componente che si ritiene “marginale” ma che senza dubbio non lo è. Questa norma, quella ugualmente respinta di aumentare la percentuale di voto ponderato per l’elezione del Rettore e altre di non minore importanza, hanno determinato la stesura di uno statuto che certamente non può dirsi rappresentativo di tutti coloro che vivono la realtà universitaria (Docenti e Ricercatori, Collaboratoti ed Esperti Linguistici, Studenti, Assegnisti di Ricerca, Specializzandi, Dottorandi, Personale Tecnico-Amministrativo). Il dato più desolante è che la commissione, nominata secondo la L. 240/2010, nonostante il non semplice compito al quale è stata chiamata, si è chiusa a “riccio” e non è stata capace forse più per disorganizzazione che per cattiva volontà di avere un rapporto continuo e costante con tutti».

02/09/2011 11.12