Biblioteca Magno: oltre 5000 testi del difensore di Matteotti. Ma a Pescara non sono interessati

Alessandro Biancardi

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Biblioteca Magno: oltre 5000 testi del difensore di Matteotti. Ma a Pescara non sono interessati
PESCARA. Oltre 5000 titoli per un valore di 100.000 euro con tutte le carte del processo Matteotti.

E’ questo il patrimonio che un tempo apparteneva all’avvocato Galliano Magno, noto avvocato pescarese e difensore della vedova Matteotti nel processo di Chieti, ma che oggi non si sa che fine farà.

E’ la nuora dell’avvocato Magno, Marina Campana, a lanciare l’appello perché qualcuno l’aiuti ad ottenere almeno l'apertura di una stanza dedicata, in qualche luogo, che ospiti il corpus bibliografico in questione corredato di documenti che hanno fatto la storia come quelli sul famoso processo per l’omicidio Matteotti, ritenuti molto interessanti da vari esperti. «E’ da più di un anno che non riesco a risolvere questo problema», afferma la Campana, «sia per mancanza di  fondi necessari e soprattutto per lo scarsissimo interesse che la Provincia e il Comune di Pescara dedicano agli aspetti culturali del territorio. Oggi, dovendo mio marito chiudere lo storico studio legale per gravi motivi di salute e non disponendo di locali adeguati, vorremmo venderla in blocco per non disgiungere il contenitore dal contenuto». Si sorprende la Campana nello scoprire che proprio Pescara, città  di cultura e terra dannunziana,  faccia spallucce di fronte a pezzi di arte così pregiati. Inutili gli incontri con le soprintendenze abruzzesi e le strutture pubbliche preposte. «Sono stati tutti un flop», dice, «nessuna di esse ha mostrato un vivo interesse per il vasto repertorio culturale. Persino il sindaco Albore Mascia il cui padre fece pratica nello studio di mio suocero, prima mi promise di occuparsene, poi mi ha suggerito di cercarmi i fondi, visto che attualmente i comuni non hanno disponibilità finanziaria».

Eppure il contenuto della biblioteca è ampio e variegato. Ce n’è per tutti i tipi  di lettori: si spazia da testi antichi risalenti al periodo dalla metà del seicento in poi, a quelli giuridici, ai classici latini, all'arte, al teatro, alla musica, all'opera, alla medicina, alla religione, alla letteratura. All’appello non mancano neppure preziose raccolte di dischi, alcuni con incisi i discorsi di Mussolini. Il  tutto è custodito in trenta metri quadri di libreria in noce, più due librerie in abete di 14 metri quadri circa.

Ma chi era questo appassionato bibliofilo?

Anche se molti continuano a pensare che il difensore della vedova Matteotti a Chieti fosse l’avvocato Modigliani di Roma, dovranno ricredersi . Perché fu un togato pescarese, Magno appunto, a sfoderare la spada in difesa della donna.  Come prova di ciò vi sarebbe una fitta documentazione fatta di  lettere scritte da Velia Matteotti (la vedova), comprovanti la verità.

Così come la famiglia Magno custodirebbe ancora la penna stilografica appartenuta all'onorevole Matteotti e donata all'avvocato in segno di gratitudine. Nonostante Chieti pullulasse di fascisti, all’epoca del processo (i dissidenti erano circa una trentina) Magno non si scoraggiò e andò fino in fondo beccandosi percosse e intimidazioni e rischiando di essere interdetto dalla professione.

Dopo l’interruzione del processo, rimasto inconcluso per la rinuncia dei familiari a costituirsi a seguito delle violente pressioni esercitate dal regime, l’avvocato fu costretto a fare fagotto e ad  abbandonare Chieti per  trasferirsi a Pescara.  Fu qui che trasportò e arricchì la su biblioteca ed è proprio qui che i suoi libri, oggi, rischiano di seguire la sua sorte. E, infatti, i parenti del togato pescarese potrebbero essere costretti a trasferire la raccolta altrove anche se questo rappresenterebbe uno strappo per la memoria dell’avvocato ed una perdita per la città di Pescara.

«Il direttore generale della soprintendenza alle belle arti di Roma», fa sapere Marina Campana, «ha ritenuto estremamente interessante la biblioteca e ha scritto alla sede di Pescara perchè se ne interessasse ma nonostante i sopralluoghi e un tiepido interessamento, a tutt'oggi non è accaduto nulla, se non un blocco dei beni da parte della soprintendenza. E la biblioteca di storia moderna di Roma sarebbe molto interessata all'acquisto di una parte dei volumi. Se non si troverà una soluzione saremo costretti a bussare altrove».

Marirosa Barbieri  30/07/2011 10.01