AirOne Technic, ultimo appello degli operai mentre la Cai smantella tutto

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

5197

AirOne Technic, ultimo appello degli operai mentre la Cai smantella tutto
ABRUZZO. Lavoratori senza lavoro e senza risposte. Amarezza e tante doamnde rimaste sospese su una vertenza che la politica non ha saputo governare: quella della AirOne Technic.

«Sono trascorsi mesi», scrivono Federico Romano e Massimo Brescia, a nome dei colleghi di Air One Technic, «da quando Cai Alitalia ha inghiottito e deciso di chiudere il centro manutenzione dell’aeroporto d’Abruzzo, trasferendo la manutenzione degli aerei all’Atitech di Napoli, azienda di Gianni Lettieri, candidato Pdl a sindaco di Napoli alle ultime elezioni. Eppure Cai sa che i costi manutentivi di AirOne Technic sono tra i più competitivi d’Europa e soprattutto sa che il nostro è un contratto metalmeccanico e non aeronautico, cioè più vantaggioso per l’azienda. Sa pure che siamo in possesso di molteplici certificazioni aereonautiche da noi acquisite negli anni su più tipi di aeromobili. Ciò nonostante ha deciso di lasciare senza lavoro e prospettive 80 lavoratori con un’età media 35 anni».

Nella lunga lettera-denuncia i lavoratori denunciano e ricostruiscono la storia di questa vertenza che sembra ormai giunta al capolinea nell’indifferenza della politica romana e del Governo, così come dei sindacati nazionali che non hanno supportato le loro strutture regionali impegnate a salvare questi posti di lavoro. C’è amarezza nella lettera, soprattutto perché i dipendenti in cassa integrazione non riescono a capire perché, pur in presenza di una cordata di imprenditori locali decisi a subentrare nell’attività, Cai Alitalia si oppone alla ripartenza di questa azienda. O meglio: la parola esatta sarebbe: “boicotta” il salvataggio di AirOne Technic, perché non solo non risponde alle richieste avanzate dagli imprenditori, dai sindacati e dalla Regione, ma addirittura va oltre. In questi giorni infatti sono stati smantellati e portati via i macchinari, varie attrezzature, i computer decisivi per la manutenzione. In pratica l’azienda non solo è tecnicamente chiusa dal primo maggio scorso, ma adesso è vuota. A nulla sono servite le manifestazioni, l’occupazione del tetto di una palazzina all’interno dell’aeroporto, l’intervento di Chiodi, il piano industriale presentato da Paolo Primavera a nome della cordata di imprenditori locali, la richiesta di ottenere qualche commessa per i primi due anni di attività o comunque di far ripartire l’azienda in ogni modo. La risposta è stata il silenzio assoluto e forse imbarazzato di Rocco Sabelli, Ad di Cai, che non risponde nemmeno alla Regione.

«Ci sono forze e disposizioni che arrivano dall’alto? Cosa c’è dentro la “scatola nera” di Cai Alitalia?», si chiedono nella lettera i due dipendenti. E il dubbio comincia a serpeggiare. Da una parte, chiude Pescara, dall’altra, Cai si è messa alla ricerca di altri centri di manutenzione per gli aerei regionali anche all’estero (sembra ultimamente in Israele). Da una parte i sindacati regionali, cioè la Fiom Cgil, si battono per i posti di lavoro, dall’altra a livello nazionale la Fiom sembra assente. Ed il tempo passa, con il rischio che scadano le licenze che questi lavoratori hanno per lavorare a quei livelli, con le certificazioni richieste per operare sugli aerei. In questo modo sarebbe impossibile far ripartire l’azienda anche da parte della cordata di imprenditori che è interessata all’operazione. Sorge il dubbio che più che una maledizione, ci sia un accordo, siglato insieme al passaggio di Alitalia a Cai, in cui è stato cancellato il centro manutenzione dell’aeroporto di Pescara. Ma gli operai non si arrendono. Sperano «nell’intervento compatto e deciso di tutti in tempi rapidi anche perché il colore verde della compagnia di bandiera diventa ogni giorno più blu, colore della compagnia d’oltralpe Air France».

Sebastiano Calella  29/07/2011 10.02