SanStefar si sblocca. Paga la Asl di Teramo, segue Pescara

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si sblocca all’improvviso la vicenda SanStefar: la Asl di Teramo ha pagato 222 mila euro di prestazioni riabilitative riferite al mese di giugno.

 

Quanto basta per sistemare il Durc, il documento di regolarità contributiva richiesto dal funzionario della Asl di Pescara come condizione non superabile per ottenere la sua firma sui pagamenti. Il che era sembrata più un’opposizione preconcetta che un comportamento ossequioso della legalità. Ma nonostante il blocco imprevisto (e adesso ancor di più visto l’arrivo dei pagamenti teramani) anche Pescara entro un paio di giorni salderà il conto di giugno, come ha ribadito ieri il manager Asl, perché «il funzionario che si oppone, o paga o paga, cioè non ha scampo: se non ottempera al mio ordine sarà sostituito».

E che non fosse solo una frase ad effetto, tanto per dire o per fare la voce grossa, Claudio D’Amario lo ha spiegato con chiarezza in un colloquio di approfondimento con PrimaDaNoi.it: «La sua è stata un’opposizione pretestuosa e scarsamente motivata – ha detto il manager – oggi stesso (ieri per chi legge, ndr) invierò l’interpretazione autentica del contratto, controfirmata dal direttore amministrativo, nella quale spiegherò che la sua pretesa di richiedere una formulazione diversa degli articoli del contratto non ha i piedi per camminare».

Un’interpretazione autentica del contratto spazza via gli ostacoli burocratici

Come si ricorderà, del Durc legato ai pagamenti delle prestazioni per il SanStefar, pur con una proroga di 90 giorni, si parlava solo nell’articolo 1 del contratto firmato con la Regione e quindi con la Asl, mentre il funzionario avrebbe voluto che fosse ripetuto anche nell’articolo 11. L’interpretazione autentica riportata nella lettera che D’Amario ha spedito all’ufficio competente, spiega che la citazione del Durc, proprio perché si trova nell’articolo 1, è “assorbente” rispetto a tutto il contratto e quindi anche agli altri articoli. Forse siamo di fronte ad un eccesso di zelo del funzionario, maturato in un clima di diffidenze e di scontri interni alla Asl pescarese, dovuto all’ombra lunga di inchieste giudiziarie vecchie e nuove.

A farne le spese i dipendenti indifesi del SanStefar, vittime di uno scontro che sa poco di rispetto della legalità e molto di ripicca personale. Sembra infatti che già in passato ci sia stata della ruggine (per usare un eufemismo) tra funzionario e manager, quest’ultimo denunciato proprio da mister Durc alla Corte dei Conti per un pagamento ritenuto illegittimo. Senza dire di altre voci che circolano liberamente nei corridoi della Asl su inchieste che starebbero al capolinea e che rendono irrespirabile l’aria per alcuni funzionari. Che ci azzecca tutto questo con gli stipendi del SanStefar? Purtroppo nulla, ma è sempre facile fare i forti con i deboli.

I MANAGER DELLE ASL DI TERAMO E PESCARA SBLOCCANO I PAGAMENTI

Intanto sempre ieri il senatore Alfonso Mascitelli (Idv), prima che la situazione si sbloccasse, aveva esortato il manager di Pescara «a superare gli intoppi burocratici» ed aveva invitato «il presidente Chiodi a seguire meno i termovalorizzatori e più le vicende che mettono in discussione la dignità dei lavoratori». Di questo dramma degli addetti alla riabilitazione senza stipendio e senza cassa integrazione, i pochi altri – oltre ai sindacati - ad interessarsi di questi dipendenti (che Domenico Rega, Uil, ha definito “gli angeli del SanStefar) sono stati il manager di Teramo con il suo funzionario che ha controfirmato i pagamenti e quello di Pescara Claudio D’Amario. Quest’ultimo ha dovuto sudare le classiche sette camicie all’interno della sua Asl per dare una risposta positiva all’esercizio provvisorio deciso dal giudice fallimentare per salvare circa 500 posti di lavoro. Una specie di extraterritorialità o di autoreferenzialità di alcuni uffici pescaresi rispetto agli “estranei” del Tribunale di Chieti: in una lettera da Pescara si può leggere che il curatore fallimentare, pubblico ufficiale, veniva qualificato come “tale avvocato Ivone”.

Sebastiano Calella  28/09/2010 9.22