Parolisi, nessuna segnalazione sul telefonista

Alessandro Biancardi

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ASCOLI PICENO. Ancora nessuna segnalzione su telefonista anonimo ritenuto dagli inquirenti fondamentale per chiarire alcuni aspetti poco chiari.

Si apre una settimana decisiva per Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell'esercito arrestato per il brutale omicidio della moglie Melania Rea. Insieme al passaggio già avvenuto del fascicolo dell'inchiesta alla Procura di Teramo per competenza territoriale, è prevista al massimo entro il 7 agosto la decisione del gip di Teramo sulla conferma o meno della misura cautelare in carcere disposta dal gip di Ascoli Piceno, con eventuale nuovo interrogatorio di convalida. Nessuna indicazione intanto è sinora arrivata ai carabinieri sull'identità dell'anonimo "telefonista" che il 20 aprile scorso chiamò il 113 da una cabina telefonica di Teramo, segnalando la presenza vicino al Chiosco della Pineta a Ripe di Civitella del corpo straziato a coltellate di Melania Rea, dopo la diffusione della registrazione audio di quella telefonata.

Gli investigatori ipotizzano che il "telefonista" possa avere trovato nella pineta prima il cellulare di Melania, che lo abbia recuperato e riacceso, e successivamente abbia scoperto il cadavere. E' una persona che potrebbe fornire elementi preziosi, soprattutto se fosse stato nella zona «anche il giorno prima». Per gli investigatori la voce, di un uomo anziano, non è contraffatta e il modo di parlare ha la cadenza dialettale tipica del Teramano. Il "telefonista" ha chiamato da una cabina in una zona centrale della città abruzzese, dove c'é anche un sistema di videosorveglianza, che però non funziona. La registrazione non era stata diffusa nei tre mesi in cui l'inchiesta è stata seguita dalla Procura di Ascoli, la decisione degli magistrati abruzzesi di renderla pubblica indica che sono alle viste nuovi atti di indagine per raccogliere ulteriori elementi.

Per i carabinieri di Ascoli Piceno, che continuano a svolgere le indagini, il quadro è di «gravi e concordanti indizi» di colpevolezza di Parolisi. Tra gli elementi a suo carico, oltre alla tante testimonianze che smentiscono la sua versione dei fatti e la presenza dei Parolisi sul San Marco, anche gli accertamenti del Ros sulle celle telefoniche che indicano la presenza del cellulare di Melania «con altissimo gradi di probabilità» a Ripe di Civitella più che sul pianoro nell'ora della morte, poco dopo le 14:20. E infine, ma non meno importante, il comportamento del marito, agitatissimo e nervoso in modo esagerato subito dopo la segnalazione della scomparsa della moglie. Poi secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori, più preoccupato di cancellare i contatti via Facebook della storia con una soldatessa sua ex allieva Ludovica P., a cui aveva promesso di lasciare la moglie, e si suggerire ai suoi commilitoni di non fare riferimento a quella relazione extraconiugale. Oltre alle raccomandazioni alla ragazza di negare o minimizzare il loro rapporto. Un atteggiamento finalizzato a depistare, più che ad aiutare le indagini. Indagini che per altro «non sono concluse - sottolinea il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno Alessandro Patrizio - e se dovessero emergere piste alternative siamo pronti a non seguirle».

25/07/2011 9.22