«A Ripe ci sta un corpo». Ecco la voce di chi scoprì il cadavere di Melania

Alessandro Biancardi

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L’AUDIO. ASCOLI PICENO. Una voce con forte accento dialettale, che non sembra camuffata: i carabinieri diffondono l'audio della telefonata che fece ritrovare il corpo di Melania Rea.*IL ''BLUFF'' DI SALVATORE: «NON HO TORTO UN CAPELLO A MELANIA» 

Quando l'inchiesta ormai sembra quasi terminata e gli inquirenti non hanno dubbi che sia stato Salvatore Parolisi ad uccidere Melania viene offerto un nuovo tassello. I carabinieri di Ascoli Piceno hanno infatti trasmesso ai media la registrazione audio della telefonata anonima che il 20 aprile scorso segnalò la presenza di un cadavere nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella. Questo in realtà è il primo atto disposto dalla Procura di Teramo, che ieri ha preso in carico il fascicolo dell'inchiesta sull'efferato omicidio della casalinga di Somma Vesuviana. Obiettivo dei magistrati abruzzesi è individuare la persona che chiamò il 113 da una cabina telefonica di Teramo.

E già a poche ore dal trasferimento dell'indagine si vedono dunque differenze lampanti tra la conduzione dell'indagine in mano fino a qualche giorno fa alla procura marchigiana che mai aveva ritenuto utile diffondere l'audio. Evidentemente invece gli inquirenti di Teramo ritengono fondamentale ripartire dall'inizio: capire chi sia stato a lanciare l'allarme, capire se si tratta di un semplice cittadino che ha voluto denunciare mantenendo l'anonimato per paura di essere coinvolto o se sia in qualche modo legato all'omicidio. Ma perchè farlo adesso. Il pm vuole ricominciare tutto dall'inizio o vuole solo ulteriori conferme che non vi siano altre persone coinvolte.

LA TELEFONATA

La voce del telefonista è chiara. Sicuramente se dovesse ascoltarla qualcuno che conosce l'uomo lo riuscirebbe in breve. La cadenza abruzzese è marcata e la testimonianza in una brevissima parte è proprio in dialetto. «Polizia buonasera», risponde l'operatore che riceve la telefonata. «Buonasera», replica l'uomo che tra una parola e l'altra lascia anche diversi secondi di pausa. «Telefono per denunciare una cosa, ascolti». «Dica», replica l'interlocutore. «Da dove sta chiamando lei?»

«Teramo», replica laconico. E il centralinista cerca di capire meglio «Teramo dove?» «Teramo...stazione. Ascolti», prosegue senza dare ulteriori dettagli. «A Ripe, chiosco della pineta, non so come te la teng a dic (non so come te lo devo dire in abruzzese) ma c'è un corpo...per terra» «C'è un corpo per terra?» chiede il centralinista. «Sì», replica il testimone. «Dentro al chiosco?», chiede ancora l'operatore. «No, fuori.... io stavo facendo una camminata. Ciao» e la telefonata si chiude così.

Dopo quella telefonata si scopre il cadavere di Melania. Da lì a poco ci sarà anche il riconoscimento: quel riconoscimento al quale Parolisi non ha voluto partecipare ma che è stato fatto da Michele Rea, suo cognato e Paciolla, l'amico del caporalmaggiore. L'amico che lavora nel penitenziario dove da qualche giorno è rinchiuso proprio il vedovo di Melania. Con una accusa pesantissima: omicidio volontario aggravato dal legame di parentela e dall'efferatezza.   

23/07/2011 12.03

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SALVATORE: «NON HO TORTO UN CAPELLO A MELANIA» 

ASCOLI. «Non ho torto un capello a Melania». Lo dice Salvatore Parolisi in una delle intercettazioni telefoniche, in quello che i carabinieri ribattezzano "il tour delle cabine telefoniche", cui Salvatore deve far ricorso sapendo ormai di essere intercettato. Fa sorridere, se non fosse per il contesto tragico, la stizza di Parolisi che deve cercare gli spiccioli per telefonare e ne spende parecchi per «farmi sentire tutte queste stronzate da questa». Questa è Ludovica P. la sua amante. L'intercettazione é dell'8 maggio, dopo l'audizione della donna.

 Ludovica: «pronto»

Salvatore: «si... allora senti io, abbiamo tutte e due il telefono sotto controllo quindi è inutile stare qui perdere tempo a far....»

L.: «si amò io ti devo parlare io sono stata undici ore a parlare con quelle persone, undici ore...»

S: «allora...incomprensibile, ho capito...mh...si, ho capito l'avevo capito io, non sono stupido, allora il problema è che la mamma, la mamma, raccontato...però sapevano...cioé sanno alla fine è la verità che e te lei mi ha beccato e lei gliel'ha raccontato, quindi loro sanno quella cosa lì, altre cose non le sanno e non le sa nessuno, sono frottole che mi sono inventato pure io capisci, quindi... quel, allora senti a me, senti a me non mi far parlare, non mi far parlare perché tante cose..cioé...qua uno può insinuare qualsiasi cosa, io non ho torto un capello a Melania capisci?....cioé qua si sta parlando di una cosa che va oltre, cioé, non se ne frega nessuno, di Salvatore, di Ludovica, se sta male, se non sta male qua è stata fatta una cosa schifosa capisci è, e quindi pensano che sia io capisci..oppure sei stata tu questo voglio dire a te....»

 Da qui Ludovica risponde ma per problemi tecnici non si sente la voce. 

S.: «ho capito, eh..ho capito, quindi loro, pens....dicendo quello che gli hai detto penseranno che sia stato io...capisci?....»

S.: «è non è vero quello, quello l'hanno inventato per farti..capisci, capisci, tu queste cose qua non le capisci....» S.: «perché non è vero niente, non è vero niente, di quello che stanno a dì i giornali e tutto..........»

S.: «senti, senti ho finito i soldi, io purtroppo non ho più i soldi....non posso fare niente....perché è inutile, è inutile, sentono questa conversazione chissà che cazzo pensano, che io stia facendo complotto, io non devo far complotto con nessuno...capisci...»

S.: «ho capito, ho sbagliato io, ok io ti ho preso in giro, ti ho preso in giro avrò modo comunque di parlarti a quattrocchi, e di dirci tutte quelle cose, ...ok...ho capito, che tu gli hai raccontato tutto, hai sbagliato, hai sbagliato perché loro non sapevano un cazzo...»

S.: «stai zitta fammi finire di parlare nel senso che loro, non sapevano niente, ho sbagliato, hanno è ho capito.....»

S.: «stai zitta, stai zitta...stai zitta, stai zitta....stai zitta, che io non ho raccontato niente ok, addirittura ti ho anche nascosto...»

S.: «eh..lo so...lo so, lo so ...si sono presi il computer, io ti ho mandato i messaggi, lo so, lo so, incomprensibile...lascia stare, lascia stare... ho capito tante cose, nel senso...che avevamo solo un rapporto di amicizia e basta, non è che gli dovevi dire tutti tutti sti caz... ho capito pure il messaggio che...ho capito...ho capito...ho sbagliato io, io ti ho mentito, io ho sbagliato tutto lo capisci?... però comunque non c'entro un cazzo, con quello che è successo a Melania, ah..cioé l'hanno uccisa io voglio capire chi e perché, e se conoscevano qualcosa di me capisci, ci sto, ci sto sbattendo la testa da quindici giorni, non dormo la notte non sto mangiando... ma secondo te volevo metterti in quella situazione per farti tutti 'sti casini, queste cose qua le chiariamo da vicino...capisci?...capisci, si, una persona intelligente, sii, una persona intelligente... io non ti devo spiegare niente, io voglio che tu accenda sto cervello, devi accendere sto cervello, devi accendere...» 

Nella stessa intercettazione dell'8 maggio, all'indomani dell'audizione di Ludovica P., Salvatore Parolisi cerca di tranquillizzarla, poi dice: «quando uscirà tutta la verità sapranno che non sono stato io».

 PERSONALITA' CAMALEONTICA INCLINE MENZOGNA 

E per i carabinieri che hanno svolto l'indagine, come si evince dalla relazione, Salvatore ha una «personalità camaleontica», è «un soggetto naturalmente incline alla mistificazione del reale ed alla menzogna».

Delle bugie di Salvatore, si sa, ma dalle intercettazioni emerge quella che, secondo gli investigatori, è una patetica simulazione, una specie di 'spot' ad uso e consumo di chi ascolta, in cui invoca il nome di Melania («tu non lo meritavi...»), e si chiede: «che cosa ho fatto di male (per 3 volte) per meritare tutto questo?».

L'uomo è in auto con la piccola Vittoria e la 'cimice' capta la sua rabbia nei confronti del/dei killer della moglie; «ma se lo prendo chi è stato..se lo prendo questo figlio di puttana..se lo prendo..con le mie mani a quel bastardo..anzi quei bastardi di merda..se li prendo a tutti questi bastardi».

Come fa a sapere Parolisi che i killer sono più d'uno, si domandano gli investigatori, che bollano questi soliloqui come una poco credibile recita.

23/07/2011 12.29