Uda: licenzia 37 ordinari, blocca i ricercatori e ne assume 11 nuovi all’Università telematica

Alessandro Biancardi

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CHIETI. I 37 professori ordinari della d’Annunzio, prima assunti e poi revocati, si sono costituiti in associazione.   Hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato attraverso il professor Franco Scoca e gli avvocati Francesco Vetrò e Giulio Cerceo, rispettivamente del Foro di Roma e di Pescara.

CHIETI. I 37 professori ordinari della d’Annunzio, prima assunti e poi revocati, si sono costituiti in associazione.   Hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato attraverso il professor Franco Scoca e gli avvocati Francesco Vetrò e Giulio Cerceo, rispettivamente del Foro di Roma e di Pescara.

 

Tutti uniti, tutti compatti, senza scorciatoie o ripensamenti, decisi a rivendicare il loro pieno diritto ad essere assunti dopo aver vinto il concorso. Tra l’altro «l’associazione nasce per favorire le occasioni di confronto e le relazioni fra i colleghi, valorizzando il ruolo nelle Istituzioni dei recenti vincitori di concorso e promuovendone la condizione interna ed esterna all’Ateneo. La partecipazione all’associazione è libera e aperta a tutti coloro si trovino nella stessa situazione».

Tutti? O eccetto gli 11 ricercatori recentemente assunti all’Unidav, l’Università telematica Leonardo da Vinci, figlia dell’UdA? Perché mentre la d’Annunzio licenzia gli ordinari ed una circolare del rettore informa che non si possono bandire posti per ricercatori a tempo determinato (al massimo si possono cercare fondi per quelli in scadenza), c’è una zona franca dove i ricercatori possono essere assunti e dormire sonni tranquilli. E così non solo l’Unidav di Torrevecchia Teatina fa concorrenza alla sua casa madre, organizzando corsi di laurea dello stesso tipo (Scienze giuridiche e Scienze manageriali), ma bandisce anche concorsi che l’Ateneo pubblico non può nemmeno ipotizzare. Si dirà: ma che c’entra, l’Unidav è un ateneo privato, i concorsi li può bandire. Basta non chiedere di chi sono i fondi e a chi fa capo il personale. Eppure nel sito ufficiale si spiega che l’Università telematica Leonardo da Vinci è un’iniziativa dell’UdA e dell’omonima Fondazione.

Una celebre frase incisa nell’aula di Scienze della Sapienza di Roma e attribuita a Leonardo dice: “tristo quel discepolo che non supera lo suo maestro”. Proprio questo il caso: all’UdA si chiudono tutte le porte di accesso e all’Unidav ce n’è una spalancata. Si scopre poi che il rapporto tra i due Atenei è così stretto che il personale proviene dalla d’Annunzio, che il sistema informatico è lo stesso, e che anche i ricercatori recentemente assunti dall’Unidav hanno rapporti con l’UdA e alcuni lavorano nei Dipartimenti dello stesso settore in cui sono oggi ricercatori a Torrevecchia. Una scorciatoia sfuggita ai 37 ordinari licenziati, anche a Massimo Sargiacomo, pro-rettore UdA per un mese e poi ordinario revocato: all’Unidav coordina la sperimentazione per la formazione a distanza con la Tv digitale (il progetto DTT-learning, insieme ad Ateneo in linea e a Tvq).  

Però forse non è sfuggita a Fausta Guarriello, Dipartimento di Scienze giuridiche della Facoltà di Economia, ma anche responsabile del master di 1° livello in “Diritto sindacale, del lavoro e contrattuale” organizzato all’Unidav insieme al sindacato infermieri Nursing Up, che si è accollato la quota per i suoi dirigenti che si sono iscritti. Master in cui era docente anche una degli 11 ricercatori poi assunti. L’operazione che ha reso possibile questo gioco di prestigio parte da lontano e si è conclusa con il patto federativo UdA-Unidav, deciso dal Senato accademico del 17 maggio scorso (alla riunione erano assenti giustificati i proff. Guarriello e Morgante ed il general manager Marco Napoleone).

Al punto 9.5, il rettore ricorda che «l’Unidav è stata istituita dalla Fondazione dell’UdA ed è pertanto da questa interamente controllata. La forte interdipendenza tra le due istituzioni, sia per risorse di personale che di strutture, suggerisce un’integrazione più estesa delle attività formative e di ricerca, al fine di ottimizzare l’utilizzo di mezzi, ma anche per permettere maggiore flessibilità dell’offerta formativa complessiva», come previsto dalla legge Gelmini.”

Poi il rettore informa che dal Comitato tecnico organizzatore Unidav è arrivata la proposta di un accordo federativo con l’area giuridica dell’UdA ed in particolare con il Dipartimento di Scienze giuridiche. Letto integralmente il testo dell’accordo, «il Senato accademico, a voti unanimi legalmente resi, delibera di approvare l’accordo federativo», che tra l’altro aveva (al punto 13) reso noto che erano stati stipulati contratti e banditi concorsi per ricercatori a tempo determinato. Tralasciamo per il momento che queste decisioni del Senato non sembrano avere le gambe per camminare in quanto manca l’ok del Ministero e che la legge Gelmini prevede la Federazione tra Atenei fratelli e non frutto di rapporti incestuosi (genitore-figli). Tralasciamo che l’Unidav forse va considerata fuori gioco (stava per essere chiusa, ma è stata tenuta in vita con un particolare accanimento terapeutico) in quanto la legge prevede che dopo tre anni si debbano costituire gli organi amministrativi, che invece mancano. Tanto che a proporre la Federazione è stato il Comitato tecnico organizzatore, rianimato dal coma con una lunga respirazione bocca a bocca. Ma che c’entrano i 37 ordinari licenziati? C’entrano, perché gli 11 ricercatori federati e poi assorbiti faranno aumentare i punti organico nei Dipartimenti UdA, quei punti che mancherebbero per giustificare le assunzioni degli ordinari revocati. Ma non tutti i licenziati, solo quelli che rientrano in certi giochi. Altro che associazione unita e compatta…

Sebastiano Calella  18/07/2011 9.11