Milioni affidati ad un promotore e poi spariti, la banca nega responsabilità

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Sembrava impenetrabile il silenzio da parte della Banca popolare di Puglia e Basilicata, chiamata in causa da una ventina di investitori che hanno perso i loro risparmi affidati ad un promotore finanziario, poi licenziato dalla banca stessa.

CHIETI. Sembrava impenetrabile il silenzio da parte della Banca popolare di Puglia e Basilicata, chiamata in causa da una ventina di investitori che hanno perso i loro risparmi affidati ad un promotore finanziario, poi licenziato dalla banca stessa.

Invece, il presidente Pasquale Caso ha voluto chiarire la posizione ufficiale della Bppb nella vicenda denunciata dagli investitori che si ritengono truffati dal promotore finanziario e dalla banca stessa per cui il promotore lavorava.

«Intanto», spiega il presidente, «appena conosciuti fatti e circostanze di questa presunta truffa, la banca ha risolto con effetto immediato il rapporto con questo promotore finanziario. E a seguito della richiesta, da parte di alcuni soggetti, di conferma di presunti investimenti che sarebbero stati disposti tramite questo promotore, l’istituto di credito ha presentato numerose denunce e querele, evidenziando in maniera particolare la falsità della documentazione arbitrariamente riferita alla banca. In particolare la documentazione contraffatta - riportante logo e timbro, con firma apocrifa, apparentemente riconducibile alla banca - riguardava un presunto prodotto finanziario “private banking” mai emesso, mai collocato, mai distribuito o mai negoziato dall’istituto di credito. A fronte di tale documentazione la banca ha presentato alcuni esposti per truffa presso la Procura della Repubblica di Bari e ha pubblicato su quotidiani nazionali e locali la smentita ufficiale dell’iniziativa finanziaria contenuta nel documento contraffatto».

 In sostanza la banca popolare di Puglia e Basilicata vede dietro queste vicende un disegno criminoso per ingannare i risparmiatori e screditare l’immagine dell’istituto  tanto che è stato chiesto «l’avvio del procedimento penale nei confronti dei responsabili dell’illecito con riserva di costituzione di parte civile».

 Anche i messaggi di posta elettronica che rassicuravano gli investitori truffati sullo stato di salute dei loro soldi sono partiti da indirizzi mail estranei alla banca, cioè si è trattato di un tentativo di truffa informatica, già denunciato. Nello stesso tempo, conclude il presidente, «Consob e Banca d’Italia sono stati informati continuamente». Perciò in questa vicenda la banca si ritiene «parte lesa perché l’altrui illecito ha già arrecato discredito e rischia di pregiudicare il proprio buon nome e la reputazione. E tutelerà ulteriormente la propria immagine nei confronti di chiunque arbitrariamente la accomunerà agli illeciti posti in essere dal promotore finanziario, non operando la netta distinzione tra le parti lese e gli eventuali truffatori».

 Dunque i milioni di euro scomparsi dopo essere stati investiti in un’operazione chiamata “Private Banking”, secondo questa nota non coinvolgerebbe l’istituto.

LA VERSIONE DEI TRUFFATI

La storia che invece viene raccontata nelle denunce ai carabinieri di San Salvo (il promotore operava in quella zona e lì risiedono molti truffati) e alla Procura di Foggia, oltre che nella corrispondenza tra lo studio legale Manella-Galluppi di Pescara e la direzione generale di Altamura, è molto diversa.

E due protagonisti-vittime della “stangata” la raccontano così a PrimaDaNoi.it.

«Non è così come dicono», spiega uno dei truffati,«io sono stato due volte nella Direzione generale della Bppb ed ho trattato con un funzionario alla presenza del promotore finanziario che mi aveva convinto ad investire. Lì, all’interno della filiale, ho firmato i contratti e in una delle due occasioni sono stato accompagnato nella direzione generale di Altamura da due amici che possono testimoniare. Non solo: ho avuto anche l’accesso al sito della banca per controllare il mio investimento. Ho avuto il cellulare di quel funzionario, poi all’improvviso è sfumato tutto: il funzionario non risponde, la Bppb dice che non mi conosce. Eppure quel giorno dei contratti ero trattato come un cliente d’oro, il funzionario era nel suo ufficio all’interno della direzione generale e altro personale usciva ed entrava per le normali pratiche. Insomma», aggiunge la persona che si ritiene truffata, «tutto si è svolto nella sede della banca. Ora quando chiamo il promotore mi dice che il truffato è lui e che è rimasto al verde così fa anche la banca. Ma i soldi, tanti soldi (oltre un milione, ndr) li ho cacciati io».

 Una conferma arriva da un altro investitore, “l’accompagnatore”:  «Anch’io ho investito qualcosa, ma molto meno – racconta e precisa di averlo già detto e ridetto anche a verbale – quando ho saputo che questo amico andava ad Altamura, ho deciso di accompagnarlo per vedere la sede della banca. Siamo stati lì mattina e pomeriggio, siamo andati a pranzo – tra l’altro lo abbiamo pagato noi – poi nel pomeriggio siamo rientrati in filiale da una porta laterale. Questo significa che il funzionario non era uno sconosciuto, ma un dipendente della banca, tant’è vero che la guardia giurata l’ha salutato cordialmente e ci ha aperto la porta secondaria. Ora la Bppb dice che non ha avuto rapporti con noi. Chissà, forse ce lo siamo sognato in molti…».

 Una vicenda dal sapore pirandelliano, dove si scontrano due verità.

Secondo i legali dei presunti truffati «la Banca non può autoescludersi, se c’è coinvolgimento di proprio personale all’interno dei propri uffici centrali. Si potrebbe ipotizzare negligenza nei controlli e verifiche, oppure la responsabilità del preponente per fatti illeciti commessi dai propri addetti o la responsabilità per l’operato dei promotori, anche se autori di fatti penalmente rilevanti».

Insomma la storia non finisce qui.

Sebastiano Calella  16/07/2011 10.07