Avvocati Parolisi: «il killer è una donna». Autopsia: «scannamento da film horror»

Alessandro Biancardi

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ASCOLI. Per i legali di Salvatore Parolisi la moglie Melania Rea è stata uccisa da una donna.  Ne sono convinti in quanto sotto l'unghia dell'anulare della mano sinistra è stato trovato del Dna femminile, secondo quanto emerge dalla perizia medico legale.

La rivelazione è arrivata a poche ore di distanza dalla notizia filtrata dalla Procura di Ascoli della richiesta di arresto avanzata per Salvatore Parolisi, vedovo di Melania e al momento unico indagato per omicidio volontario.

La notizia ha fatto infuriare i legali dell'uomo che hanno parlato di «linciaggio» e «giustizia colabrodo». Fonti investigative riferiscono che Parolisi avrebbe «mentito su tutto» e il gip Carlo Calvaresi potrebbe decidere sull'arresto già lunedì prossimo. «Si chiede l'arresto di un uomo, ma gli accertamenti - dichiarano all'Ansa i difensori di Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile - lasciano intendere che l'omicidio è stato compiuto da una donna». «Nelle prime righe delle quasi cinque pagine di quesiti chiesti dai pm al medico legale - spiegano - si chiede di verificare se ci sono altri Dna oltre a quelli di Salvatore e Melania: ebbene, la risposta a questo quesito è quasi mascherata in due righe nelle conclusioni del perito».

«Occorre andare a spulciare i dati nelle oltre 80 pagine - seguitano Biscotto e Gentile - per scoprire che: Melania ha tentato di difendersi con le mani durante l'aggressione; sotto l'unghia di una mano è stato trovato del Dna di una donna; il Dna di Salvatore è stato trovato solo nella bocca di Melania come probabile conseguenza di un bacio». Inoltre, «le ferite sono state provocate da due diverse armi (o oggetti) e in tempi diversi». «Questi dati, da soli, consentono - concludono - la rovina del castello accusatorio a senso unico contro Parolisi tralasciando altre piste. Noi chiediamo: chi è la donna che ha aggredito e probabilmente ucciso Melania?».

L'ANELLO 

Il rinvenimento di tracce di Dna femminile sotto l'unghia del "quarto dito sinistro" - come recita la perizia medico-legale, in pratica l'anulare - di Melania, richiama per associazione l'anello d'oro con un solitario che la donna indossava sembra proprio a quel dito, insieme alla fede nuziale, e che fu ritrovato accanto al corpo nel Bosco delle Casermette.

Si tratta dell'anello di fidanzamento della donna, scoperto durante il secondo sopralluogo nella pineta del Teramano. L'anello era a una certa distanza dal corpo, e le ipotesi circolate su questa circostanza erano che Melania se lo fosse tolto lanciandolo per sfregio contro il suo aggressore o che si fosse sfilato dal dito durante la colluttazione. I familiari della donna, peraltro, ospiti di alcune trasmissioni televisive, avevano ricordato che quell'anello le andava largo, perché negli ultimi tempi era dimagrita. Ora però, con il ritrovamento delle tracce di Dna femminile, potrebbe farsi strada l'ipotesi che l'anello le sia stato sfilato da una donna, forse, come sostengono i legali di Parolisi, la stessa assassina. Oppure, Parolisi ha avuto una complice, possibilità prefigurata anche dai colpi inferti post mortem sul cadavere di Melania, molto tempo dopo quelli che ne hanno causato la morte. E comunque mentre Salvatore era impegnato con carabinieri, amici e volontari nelle ricerche della moglie.

«SCANNAMENTO DA FILM HORROR»

Intanto si scopre che 'scannamento' è il termine usato nell'autopsia per descrivere tutto l'orrore della morte Melania. La giovane mamma è morta nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella due ore dopo l'ultimo pasto, riducibili a un'ora se si considera l'effetto della caffeina, e dunque poco dopo le 14 di quel 18 aprile, forse le 14:15-14:20, ora in cui Parolisi sostiene che entrambi erano con la loro bambina a Colle San Marco, sul pianoro di Ascoli.

L'assassino, che usa la mano destra, l'ha presa alle spalle e ha cercato di 'scannarla' con un coltello, ma Melania - una donna statuaria - ha tentato la fuga, poi è caduta o lui l'ha spinta a terra. Per questo l'omicida ha infierito su di lei quando era supina: una serie di coltellate che l'hanno raggiunta al capo, al collo e al torace. Particolare inquietante, i colpi post mortem sono stati inflitti molto tempo dopo l'aggressione, con un'altra arma, forse un punteruolo.

L'assassino, dunque, è tornato sul luogo del delitto, forse il giorno dopo, o addirittura in quello del ritrovamento del cadavere, il 20 aprile.

Questa seconda serie di fendenti avrebbe avuto lo scopo di depistare gli investigatori: si tratterebbe di segni lasciati sulle gambe, fra cui una specie di svastica. Come un depistaggio é la siringa infilzata al di sotto di un seno. Melania non aveva bevuto alcol, e non aveva avuto rapporti sessuali, e, nel caso, sarebbero stati consenzienti. Il corpo non è stato trascinato. Certo che i risultati dell'autospia - in realtà un 'supplemento' sollecitato dagli inquirenti per avere maggiore chiarezza su alcuni dettagli - possono aver impresso un'accelerazione che ha portato alla richiesta d'arresto. La perizia medico-legale è stata consegnata mercoledì da Tagliabracci (che peraltro oggi si sposerà: un fatto squisitamente privato che però, per i giornalisti, significa che il suo lavoro è davvero finito).

PERICOLO DI FUGA E INQUINAMENTO?

Ma sulla decisione dei magistrati ascolani potrebbe aver pesato anche il pericolo di inquinamento delle prove, se non di fuga. Parolisi, infatti, avrebbe tenuto per gli inquirenti un comportamento ben strano. Il 19 aprile, il giorno dopo la scomparsa di Melania, Salvatore avrebbe cancellato il suo profilo Facebook, dove chattava con l'avatar 'Vecio alpino'. Successivamente si è sbarazzato del cellulare 'dedicato' con cui comunicava con Ludovica P., la soldatessa con cui aveva una relazione extraconiugale. Molta irritazione fra i magistrati per la fuga di notizie sulla richiesta d'arresto, tanto che alcuni giornalisti sono stati sentiti dalla polizia giudiziaria. Seccati anche gli investigatori, secondo cui Parolisi potrebbe assumere «atteggiamenti non logici», ad esempio «comportamenti autolesionistici». Oppure potrebbe essere oggetto di «un'azione violenta da parte di qualcuno».

I PARENTI SCELGONO IL SILENZIO

A Frattamaggiore, intanto, silenzio da parte dei familiari del caporalmaggiore e degli abitanti della palazzina dove vive la famiglia, che anche ieri ha subito il solito assalto mediatico. Serrande abbassate, cortile deserto, invece, in casa di Melania. Tra la gente c'é rabbia e stupore. Di fronte all'abitazione campeggia ancora un lenzuolo con la scritta "Somma chiede giustizia per Melania". L'unico a parlare è il fratello Michele: «Tutto ci attendevamo in questa vicenda tranne che l'inchiesta fosse incentrata su Salvatore. Sembra che ora tutto porti a lui, ma aspettiamo gli eventi per vedere cosa ci diranno». Gli atti dell'inchiesta, accertato una volta per tutte che Melania è stata uccisa a Ripe di Civitella, dovrebbero essere trasferiti per competenza alla Procura di Teramo.

«Le indagini sono state condotte con molta cautela – ha detto ancora Michele- prima l'iscrizione nel registro degli indagati, poi la richiesta di arresto a carico di Salvatore».

Ma il fratello di Melania dice di aver fissato più volte lo sguardo del cognato, di avergli parlato per chiedergli la verità: «Lui si è detto sempre innocente ma ci sono tanti lati oscuri che vanno chiariti. Dai tradimenti emersi alla presenza a Colle San Marco».

16/07/2011 9.14

* TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI PAROLISI