Pescara: pedaggio asse attrezzato. I sindacati protestano ancora

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Continua la protesta dell’Abruzzo contro il decreto- sviluppo del governo che prevede il pagamento del pedaggio su tutti i raccordi autostradali, incluso quello Chieti-Pescara.

Ma i sindacati non ci stanno ed è per questo che hanno organizzato lunedì prossimo alla Camera di Commercio adriatica un confronto con le istituzioni locali, regionali e parlamentari abruzzesi.

Già nei giorni passati le stesse sigle sindacali Adoc-Cgil-Cia-Cisl-Cna-Coldiretti-Confapi-Confartigianato Confcommercio-Confesercenti-Confindustria-Federconsumatori-Ugl-Uil avevano presentato ai parlamentari abruzzesi, al presidente della Regione Gianni Chiodi, all'assessore regionale ai Trasporti Giandonato Morra e ad altri consiglieri, un documento congiunto con cui si chiedeva di cancellare l'introduzione del pedaggio.

Perché se il decreto dovesse passare in Parlamento e trasformarsi in legge per i cittadini non ci sarebbe scampo: sarebbero costretti a pagare.

«L’asse attrezzato non dovrebbe essere a pagamento», tuonano i sindacati, «ed il motivo è semplice: il tratto non può essere considerato un raccordo autostradale perché nel corso del tempo ha perduto progressivamente la sua funzione di collegamento con il casello autostradale A25 da e per Roma, finendo inglobato nella viabilità urbana dell'area Chieti-Pescara, con utilizzo prevalente da parte di pendolari che quotidianamente si spostano all'interno dei centri che ne fanno parte».

E se la legge dovesse andare in porto sarebbe proprio i pendolari (semplici cittadini) e le imprese a farne le spese. Saranno loro, già stremati dall’aumento di Irpef ed Irap (a causa del debito sanitario), a dover mettere ancora una volta mano al portafoglio.

«Senza considerare», concludono i sindacati, «che il tratto Brecciarola-Porto di Pescara sarebbe sovraccarico di auto ed incolonnamenti se le direttrici di traffico si modificheranno in seguito all’introduzione del pedaggio. Qualunque decisione diversa non sarebbe compresa dagli abruzzesi, e vedrebbe una forte mobilitazione della comunità regionale contro quelle istituzioni e quei parlamentari che non sosterranno la richiesta della comunità abruzzese».

 

09/07/2011 12.27