Tensione per il SanStefar. E in Molise la Regione è sorda e muta

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sale la tensione per il SanStefar, con i circa 500 dipendenti ancora senza stipendio per le difficoltà frapposte dalla Asl di Pescara al pagamento delle prestazioni.

 

Difficoltà che, invece, sembrano superate alla Asl di Chieti che già sta pagando e a quella di Teramo, che però con il manager Molinari ha assicurato il rapido sblocco degli accreditamenti. In realtà anche Claudio D’Amario, manager di Pescara, ha dichiarato la sua disponibilità a pagare ma il funzionario responsabile non ha ancora firmato il provvedimento esecutivo. In sostanza il motivo del contendere è la mancata presentazione da parte del curatore fallimentare del certificato di regolarità contributiva, il Durc, senza il quale ogni pubblica amministrazione non può pagare i fornitori, come in questo caso le prestazioni riabilitative del SanStefar. Il che ha sollevato più di una perplessità tra i sindacati e gli addetti ai lavori. La domanda più ricorrente è: se Chieti e Teramo pagano, perché Pescara no? Cambiano i contratti, le norme sono più rigide, si seguono altre strade, non c’è un euro in cassa e si cercano pretesti? Nulla di tutto questo: l’appiglio legale  - si fa per dire – sarebbe un altro: a dire degli uffici competenti della Asl pescarese, mancherebbe nel contratto una doppia citazione del problema del Durc, che è presente all’inizio del contratto nella formulazione dell’articolo che prevede anche una proroga di 90 giorni per questi versamenti contributivi. Secondo la Asl di Pescara questa unica citazione non sarebbe sufficiente, servirebbe riparlare del Durc in un altro articolo successivo. Come dire: il contratto è fatto male, forse serviva coinvolgere a monte questo ufficio che poteva dare un contributo interpretativo ai legali della Regione, a quelli della curatela e ai colleghi delle altre Asl. Che dietro questa discussione di scuola del diritto ci siano vicende umane drammatiche non sembra però aver smosso qualcuno a sbrogliare la situazione che rischia di imboccare una strada senza ritorno: perché alla fine se al curatore non arriveranno i soldi per pagare Durc, stipendi e fornitori, l’unica alternativa possibile sarà quella di chiudere l’esercizio provvisorio e dire la parola stop al SanStefar. Una soluzione che certamente non è condivisa dai sindacati (che si stanno dannando l’anima per convincere chi può a firmare i pagamenti annunciati e/o promessi), ma anche una scelta inevitabile. L’esercizio provvisorio, infatti, ha un senso se riesce (come nel caso di Villa Pini) a produrre il rilancio della società fallita ed il recupero dei posti di lavoro, come era nelle intenzioni del Tribunale fallimentare di Chieti.

I DIPENDENTI DI ANGELINI DIMENTICATI DALLA POLITICA E SALVATI DAL TRIBUNALE

E’ strana, molto strana l’assenza della politica nella difesa degli altri lavoratori del Gruppo Angelini, dopo il salvataggio in extremis della Clinica Villa Pini attraverso l’affitto di Nicola Petruzzi.  SanStefar (e le altre società) stanno forse scontando quel “muoia Sansone con tutti i filistei” pronunciato dalla politica e che è stato il filo conduttore di tutti i fallimenti delle restanti società di Enzo Angelini. Il che ha costretto il tribunale fallimentare a caricarsi della responsabilità sociale di salvare i posti di lavoro, interpretando un ruolo di supplenza rispetto alle istituzioni elettive. In pratica sembra ancora vivo ed operante il progetto che ha strangolato l’imprenditore Angelini, arrivato all’insolvenza certamente per sue responsabilità, ma anche con “l’aiutino” dei mancati o ritardati pagamenti delle Asl. Quello che però ancora non si è capito (a Pescara in particolare, ma come vedremo per il SanStefar anche in Molise) è che la curatela non è un privato imprenditore, ma un pubblico ufficiale che non dovrebbe essere trattato allo stesso modo del fallito.

Il risvolto della medaglia è però anche un altro: Angelini protestava, minacciava di far scendere in piazza i suoi dipendenti senza stipendio, magari prometteva la sua riconoscenza. Il curatore questo non può farlo: al massimo, come sembra sia avvenuto in questi giorni e come potrebbe ancora avvenire, può scrivere alla Asl di Pescara una raccomandata (anticipata via fax) in cui spiega in punta di diritto perché il pagamento è legittimo. E avvertire che in caso di ulteriori ritardi l’esercizio provvisorio potrebbe chiudere, fatta salva la possibilità di una richiesta milionaria di risarcimento danni. Il tutto a tutela dei creditori e dei dipendenti in particolare, a favore dei quali potrebbero scattare anche sequestri di beni personali o della Asl. Un’eventualità remota, certamente, ma da tenere comunque presente.

LA REGIONE MOLISE NON RISPONDE ALLE RICHIESTE DEL CURATORE

Se ne preoccupano i sindacati che quotidianamente sollecitano una soluzione: la Uil torna a chiedere al presidente Chiodi o la sottoscrizione di una fidejussione bancaria a favore del curatore per consentire il pagamento del Durc o qualsiasi altro provvedimento a tutela della “dignità” dei lavoratori. Cisl e Cgil stanno lavorando ai fianchi le strutture amministrative delle Asl per seguire ora per ora l’evolversi della situazione. E tutti stanno lavorando ad un piano di salvataggio che funzionerebbe così: con i soldi della Asl di Teramo si paga il Durc del mese di giugno e di pochi giorni di maggio. Con quello che resta si eroga qualche acconto ai dipendenti. Pagato il Durc, paga anche Pescara e con quello che si incassa si cominciano a pagare gli stipendi. Il tutto in attesa che anche la Regione Molise si faccia viva. Perché è vero che in Abruzzo le vicende del SanStefar sono sempre più complicate, ma è altrettanto vero e sconfortante che il Molise non risponda nemmeno alle richieste di incontro più volte inviate dalla curatela. Insomma il giudice fallimentare Adolfo Ceccarini al momento della nomina del curatore di Villa Pini (e poi delle altre società) ha controllato curriculum ed esperienza, ma non si era accorto (o forse non era dichiarato) che gli scacchi erano la passione segreta di Giuseppina Ivone. Perché questa che si sta giocando attorno alla galassia Angelini è come quelle partite dei campioni contro più sfidanti e su tavoli diversi (di solito vince il campione).

Sebastiano Calella 27/09/2010 8.50