Tratta dei migranti, arresti anche in Abruzzo

Alessandro Biancardi

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ROMA. Immigrazione clandestina, maxi operazione della Direzione antimafia. Arresti in Abruzzo, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Lazio, Calabria.

La Polizia sta eseguendo decine di arresti in tutta Italia nei confronti di appartenenti ad un'organizzazione criminale che ha fatto arrivare clandestinamente in Italia migliaia di migranti per poi trasferirli in altri paesi europei.
Le indagini, avviate a maggio del 2010, sono state condotte dal Servizio centrale operativo (Sco) e dalle squadre mobili di Lecce, Bologna e Ravenna, sotto il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e dalle procure di Bologna e Lecce.

La maggior parte degli arrestati sono trafficanti di uomini di origine afghana, pachistana e indiana nei cui confronti è stato ipotizzato il reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Gli arresti sono stati eseguiti in Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Abruzzo, Lazio e Calabria e sono il frutto di una serie di indagini scaturite in seguito al consistente aumento dei flussi migratori registrati a maggio dell'anno scorso.

Inchieste aperte da diverse procure che hanno lavorato in sinergia per individuare i responsabili dell'organizzazione.

I particolari dell'operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11 nella sede della Dna, a Roma, con il procuratore nazionale Piero Grasso, i procuratori di Bologna e Lecce Roberto Alfonso e Cataldo Motta e gli investigatori della Polizia. 

«MIGRANTI IN PERICOLO DI VITA» 

I migranti che l'organizzazione faceva arrivare clandestinamente in Italia, erano «in costante pericolo di vita» per le modalità con cui avvenivano i viaggi, sia quelli verso l'Italia che quelli dal nostro paese verso gli altri paesi europei.

L'inchiesta ha consentito di ricostruire l'organigramma dell'organizzazione: un vertice operativo in Grecia e in Turchia e diverse cellule presenti nel nostro paese, a Roma, Milano, Cremona, Bologna, Bergamo, Brescia, Teramo, Ascoli e Bari.

I trafficanti di uomini facevano arrivare clandestinamente i migranti (soprattutto pachistani, iracheni e afghani) in Italia utilizzando per i viaggi sia piccole imbarcazioni - che puntavano sulle coste pugliesi - sia le navi di linea dirette ai porti sull'Adriatico. Una volta arrivati in Italia, i clandestini venivano trasferiti in Germania, Svizzera, Danimarca, Austria, Francia e Belgio. 

06/07/2011 8.50

VIAGGI PAGATI CON MONEY TRANSFER

Gli immigrati che si affidavano all'organizzazione per raggiungere le coste italiane sborsavano dai mille ai duemila euro a persona e il pagamento avveniva attraverso gli uffici di 'money transfer', i cosiddetti 'Sarafi'.

E' uno dei particolari emersi dalle indagini condotte dalla Squadra mobile di Lecce che hanno portato oggi a 18 arresti in varie parti d'Italia su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia, richiesta dal pm della Procura distrettuale antimafia del capoluogo salentino Guglielmo Cataldi.

In sostanza, gli uffici di 'money transfer' dei vari Paesi del Medio Oriente da cui provenivano gli immigrati ricevevano il denaro fornendo un codice. Il versamento dei soldi all'organizzazione avveniva solo a sbarco effettuato, comunicando al componente dell'organizzazione che operava in Italia il numero di codice del versamento.

INDAGINE DOPO LO SBARCO DEL 30 AGOSTO

L'indagine della Squadra mobile di Lecce è stata avviata dopo lo sbarco, il 30 agosto 2010 in località Porto Selvaggio, di una trentina di immigrati provenienti dal Medio Oriente (soprattutto afghani, pakistani e indiani).

I migranti arrivarono sulla costa salentina a bordo di un motoveliero battente bandiera statunitense e la polizia arrestò tre scafisti georgiani.

Dalle indagini è emerso che i trafficanti radunavano gli immigrati in Turchia, per poi spostarsi in Grecia e quindi, utilizzando barche, velieri o gommoni, trasferivano gli extracomunitari in Italia, facendoli sbarcare sulle coste di Lecce o di Crotone, in Calabria.

Gli immigrati venivano successivamente trasferiti a Cremona, Madignano (Cremona) e Covo (Bergamo), dove occupavano alcuni immobili in attesa di venire trasportati in Paesi del Nord Europa (Germania, Danimarca, Svizzera, Svezia, Inghilterra).

Nel corso delle indagini sono stati arrestati alcuni conducenti dei mezzi utilizzati per il trasferimento degli immigrati verso il nord Europa, bloccati dalla polizia italiana, francese, tedesca e austriaca.

GLI ARRESTATI

Sono 11 gli arresti eseguiti all' alba nel capoluogo emiliano e riguardano dieci afgani e un iraniano, ritenuto il leader della 'cellula' bolognese, tutti in regola con le norme di soggiorno e molto giovani, fra i 20 e i 27 anni. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, e nello stesso filone ci sono stati altri sei arresti tra Roma, Milano, Ascoli Piceno e Teramo.

Secondo la polizia, il gruppo di Bologna avrebbe dato un fondamentale appoggio logistico ai clandestini, in gran parte afgani, pakistani e indiani, che in città si trattenevano solo pochi giorni: li ospitavano, procuravano documenti falsi e organizzavano per loro il viaggio successivo, spesso in treno, verso la destinazione finale (Francia, Germania, Olanda o Scandinavia).

Per questo 'servizio' si sarebbero fatti pagare 500 euro da ogni straniero. Pochi spiccioli rispetto al prezzo dal viaggio dal loro paese, che in media costava fra i 5.000 e i 15.000 euro, denaro che finiva nelle mani degli scafisti e dei referenti dell'organizzazione che si trovano in Medio Oriente, ma anche in Grecia e in Turchia.

Le modalità per arrivare in Europa erano due: con i classici 'barconi' o imbarcazioni a vela di medie dimensioni (solitamente dal Nord Africa alla Sicilia o alla Puglia), oppure su traghetti di linea diretti in Italia (Bari, Ancona, Ravenna) dopo tappe in Turchia e in Grecia.

L'indagine è infatti partita dalla scoperta, nel maggio 2010, di 65 clandestini afgani, tra i quali quattro bambini, sulla motonave 'Ropax 1' (che ha dato il nome all'operazione), proveniente da Corinto e intercettata a Porto Corsini, nel Ravennate.

 CLANDESTINI STIPATI NEI BOX

A bordo del traghetto, battente bandiera inglese e in servizio per l'Adriatica Lines, insieme a turisti e camion merci c'erano i clandestini, stipati in un box attrezzato con un bagno chimico e ricavato all'interno di un tir che trasportava arance. La squadra Mobile di Ravenna aveva poi ricostruito che, nei primi mesi del 2010, c'erano stati molti altri viaggi simili: lo stesso rimorchio era stato caricato sulla 'Ropax' almeno altre cinque volte, con carichi di merce molto inferiori alla sua effettiva capacità, segno che la differenza di peso era appannaggio delle persone da trasportare clandestinamente.

06/07/2011 17.51