Conti "incoerenti" bancari: in aula il dettaglio delle spese del sindaco D'Alfonso

Alessandro Biancardi

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Conti "incoerenti" bancari: in aula il dettaglio delle spese del sindaco D'Alfonso
PESCARA. Udienza piena di numeri, spese, prelievi e acquisti immobiliari. Ieri nell'aula 1 del tribunale di Pescara è stata la volta del perito della procura Camillo De Stefanis, che ha illustrato le sue 5 perizie.

Una lunga deposizione durata oltre 4 ore senza intoppi, mentre è stato rinviato a lunedì prossimo il contro esame delle difese.

Il perito che ha lavorato con il pm Gennaro Varone ha spulciato i conti del sindaco Luciano D’Alfonso, dei suoi familiari e di alcuni imprenditori vicino all’ex sindaco accusato di corruzione e associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta Housework. Prima del consulente della procura hanno deposto Giustino Patricelli, dipendente comunale, e Pierluigi Carugno, dirigente comunale.

Patricelli ha raccontato che per oltre 20 anni (dal 1979 al 2007) ha lavorato in Comune occupandosi della parte amministrativa delle manifestazioni della città.

Il testimone ha precisato che da un certo punto in poi alcune manifestazioni non passarono più dal suo ufficio ma furono affidate a Marco Presutti e Guido Dezio dello staff del sindaco.

Patricelli ha poi raccontato della proposta di D'Alfonso di far parte del suo staff per poter continuare a organizzare manifestazioni che facessero «esaltare il ruolo del sindaco» affrontando anche lo spinoso argomento di alcune consulenze con privati. Il dipendente comunale ha raccontato di aver rifiutato la proposta di D'Alfonso di prendere soldi direttamente dai privati per le sue prestazioni svolte per conto del Comune («anche in passato ho fatto lavori di consulenze per enti in qualche modo pubblici come l'ente manifestazione, per i privati però mai»).

E' stato anche illustrato sommariamente il rapporto della ditta Siram con il Comune che «da molti anni anche all'epoca del sindaco Pace ha sempre versato soldi per le manifestazioni ma non ha mai preteso visibilità o altro in cambio».

Proprio il capo di imputazione che riguarda i soldi versati dalla Siram è stato stralciato dal gup che ha decretato il non luogo a procedere su questa contestazione.

Non sono mancati i richiami del presidente del collegio giudicante, Antonella Di Carlo, ad una maggiore precisione del teste e a risposte più nette e meno generiche.

 «TELEFONATE NOTTURNE E RECLUTAMENTEO ALLE 22 DI SERA»

 Più colorita la deposizione dell'ex dirigente Pierluigi Carugno dal 1998 al 2004 dirigente del Comune poi dimessosi per “divergenze” con «il potere politico» che aveva iniziato ad «intromettersi sempre più nell'operato amministrativo».

Carugno ha poi raccontato l'episodio relativo ad una proroga della concessione di occupazione di suolo pubblico di un box a piazza Salotto mentre era assegnato all'ufficio “ingegneria del territorio”.

Un episodio in apparenza banale che segnò invece la netta frattura con il sindaco D’Alfonso.

«Ero l'ultimo di una filiera amministrativa che aveva già rilasciato una serie di pareri positivi riguardo la concessione del box», ha detto in aula Carugno, «per cui fu normale concedere la proroga. Se non l'avessi fatto avrei commesso una omissione di atti d'ufficio. D'Alfonso mi chiamò a casa di sera e mi chiese di andare subito in ufficio quella sera stessa. Gli spiegai che ero stato fino a tarda sera in Comune e che mi sarebbe stato difficile. Ha però insistito e chiamato più volte a casa disturbando la vita familiare, dicendo che avrebbe mandato i vigili a casa. Successivamente ha chiamato la segreteria dicendo di scendere. Alla fine mi ha fatto venire a prendere dall'autista del Comune. Erano le 22 e nella sala giunta c'è stata una veloce sfuriata del sindaco alla presenza anche di altri dipendenti. Il sindaco mi disse che ero incapace che non ero all'altezza e che non dovevo fare questo tipo di attività e non avrei dovuto rilasciare questa autorizzazione. E' stata una delle ragioni per cui decisi di dimettermi».

Alle domande dell'avvocato Giuliano Milia è poi emerso che la contrarietà di D'Alfonso sarebbe stata dovuta ad un cambio di destinazione del box che avrebbe potuto vendere «salsicce in piazza Salotto» mentre era in animo di riqualificare la piazza.

Non è il primo dipendente comunale che racconta episodi simili e pressioni da parte dell’ex sindaco. 

«POCHISSIMI PRELIEVI DAI CONTI PER SPESE ORDINARIE»

 Il consulente della procura Camilla De Stefanis nella sua lunga e dettagliata deposizione ha affrontato anche sommariamente moltissimi aspetti che hanno riguardato gli accertamenti reddituali e fiscali del sindaco e dei suoi familiari, accertamenti sulle aziende riconducibili ai De Cesaris e ai Di Properzio, una analisi su conti correnti bancari di Tommaso Di Nardo ed i riscontri fiscali sui consulenti del Comune Ferraggina e Mariani.

«Ho acquisito dichiarazioni fiscali dal 2003 al 2007, poi ho depositato consulenza nel 2008 con i dati successivi», ha detto il consulente, «ho utilizzato visure catastali, conti correnti intestati a Luciano D'Alfonso accesi alla Carichieti, alla Banca Popolare dell’Adriatico, alla Tercas su un deposito postale».

«Come erano alimentati?», ha chiesto il pm Varone.

«Fino al 2007», ha risposto De Stefanis, «la famiglia non produceva redditi, dalle visure è emerso che ha ricevuto in donazione un terreno del valore dichiarato di 10mila euro e poi ha acquistato un altro terreno di 10mila euro. Dal punto di vista patrimoniale immobiliare la famiglia ha comprato a Pescara una casa nel novembre 2003 e poi una villa a Lettomanoppello. D’Alfonso ha dichiarato un reddito annuo che si attesta intorno ai 50mila euro derivante da emolumenti dal Comune di Pescara e dal consiglio d'amministrazione della Saga».

L’esame è poi proseguito anno per anno con la disamina di entrate e uscite.

Il 4 novembre 2003 viene acquistata la casa di Salita Zanni con due assegni circolari per un totale di 150mila euro.

Nel conto bancario dei venditori però arrivano 180mila euro, cioè 30 mila euro in più che per il consulente sono proprio quelli prelevati in contanti dal conto della mamma di D’Alfonso in quei giorni.

La procura ha poi scoperto anche un ulteriore versamento in contanti di altri 90 mila euro (che farebbero lievitare il costo della casa a 270mila euro) «soldi la cui provenienza non conosciamo», ha detto il consulente.

Nel 2003 ci sono alcune spese che risultano dai prelievi e dagli estratti conto bancari ma sono pochissime quelle che si riferiscono a spese relative alla normale gestione della vita familiare (generi alimentari, bollette, tasse, acquisti abiti ecc). Vengono solo registrate spese relative ad acquisto dell’autovettura e qualche piccolo pagamento con la carta di credito (ristoranti per lo più).

Nel 2004 le uscite dai conti sono circa di 20mila euro «ma sono pochissime le uscite riconducibili a spese di prima necessità».

Secondo i calcoli del consulente le spese quotidiane ammonterebbero a circa 6mila euro per l’anno solare 2004 «poco per una famiglia di cinque persone».

Nel 2005 le uscite in totale sono 9mila ma ancora meno quelle per la quotidiana sopravvivenza.

Nel 2006 le uscite aumentano ma sono relative a viaggi e spese di arredamento mentre il consulente conferma che per i viaggi fatti a Malta e Santiago di Compostela «non vi sono stati pagamenti ma piccoli acquisti come i 17 euro in una gioielleria».

«Nel 2007 la movimentazione dei conti cambia», spiega De Stefanis, «viene utilizzato il bancomat -che fine al 2006 aveva registrato zero prelievi- per 19mila euro. Siamo in presenza di un andamento compatibile per una famiglia di 5 persone. I prelievi sono ciclici e si ripetono regolarmente. Sono molto pochi i prelievi in contanti a differenza del passato. Nel 2008 stessa cosa dell’anno precedente».

Nella sua richiesta di arresto il pm Varone metterà in relazione la “regolarità dei conti” di D’Alfonso con le prime notizie che iniziavano a trapelare sull’inchiesta (nel 2006 partì quella coordinata dal pm Aldo Aceto sugli accordi di programma).

Dalla analisi dei conti non emergono pagamenti di bollette ma è probabile che vi fosse il pagamento diretto in contanti alle poste così come non emergono spese per voli aerei.

Quello delle spese è uno dei punti centrali delle accuse mosse al sindaco D’Alfonso poiché le carte provano che le sue fonti di reddito per la vita quotidiana non provenissero dai suoi conti. Da dove allora? E’ una cosa che finora l’ex primo cittadino non ha mai spiegato e forse lo farà sotto giuramento quando sarà ascoltato davanti al tribunale.

Lunedì prossimo è previsto il controinterrogatorio da parte delle difese e delle parti civili.

 Alessandro Biancardi 05/07/2011 8.11

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