Fotografie sfuocate e contestazioni: autista di Angelini conferma i viaggi a Collelongo

Alessandro Biancardi

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 Fotografie sfuocate e contestazioni: autista di Angelini conferma i viaggi a Collelongo
PROCESSO SANITOPOLI. Udienza elettrica e piena di contestazioni, più o meno palesi, quella di ieri al tribunale di Pescara per il processo a Del Turco e altri per presunte tangenti nella Sanità.*IL DOCUMENTO INTEGRALE. IL RAPPORTO DELLA DISCORDIA

Una giornata intera per dirimere questioni formali, le ammissioni delle prove, la produzione di documentazione e le contestazioni sulle liste dei testi di ogni parte. Poi nel pomeriggio sono stati chiamati a parlare i primi testimoni (solo due dei 5 previsti): il consulente tecnico informatico e l’ex autista di Angelini. Non sono mancate sorprese e momenti di tensione. Una contestazione strisciante e sottesa sta accompagnando questo processo e che risulta coerente con le richieste di ricusazione già presentata e quelle di competenza di altri tribunali (questioni rigettate).

DOCUMENTI SI’ , DOCUMENTI NO

Nel processo Sanitopoli si ha quasi l’impressione che si debba fare contestazione su tutto e spesso il presidente del collegio giudicante, Carmelo De Santis, ha fatto fatica a controllare gli animi agitati di pm e avvocati difensori accantonando procedure, riti e formalità.

Ieri doveva essere l’udienza della produzione di nuova documentazione da parte dei difensori e parti civili ma alcune di queste hanno giudicato inopportuna l’imposizione dettata più che altro da ragioni di metodo visto che il maxiprocesso si prevede lungo e difficoltoso (difficile è stato trovare un carrello per i nuovi faldoni prodotti).

Le parti poi hanno chiarito le loro richieste e specificato le intercettazioni da trascrivere. I pm Trifuoggi, Bellelli, Di Florio hanno chiesto che si trascrivessero 300 intercettazioni (su circa 50mila conversazioni), mentre il legale di Luigi Conga, ex manager dell'Asl di Chieti, ha chiesto la trascrizione di «tutte le conversazioni» dell’imputato (richiesta poi rigettata dal giudice).

L’avvocato Sabatino Ciprietti che difende il concusso Vincenzo Angelini (ieri per la prima volta in aula) ha chiesto il sequestro delle schede relative ai ricoveri (Sdo), documentazione che gli è stata negata in seguito al fallimento.

«E’ stato negato il diritto di difesa al mio cliente», ha detto Ciprietti sostenendo che senza quelle schede non si può dire quanti ricoveri siano stati gonfiati o raddoppiati e quanti invece no.

Il pm Di Florio si è opposto chiarendo che acquisire quelle schede sarebbe inutile perché non chiarirebbero il problema principale: quello della appropriatezza dei ricoveri. Il giudice si è riservato nel corso del dibattimento di decidere.

I pm hanno contestato anche la lista testi del difensore del parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, che ha chiamato personaggi noti alla politica (Luciano D’Alfonso, Gianni Chiodi, Filippo Paolini..) affinchè in tribunale parlassero della «correttezza dell’operato di Aracu», mentre altri testi sono stati chiamati per parlare della attendibilità del testimone Maria Maurizio, ex moglie di Aracu.

Il giudice, però, ha ammesso tutti i testi e chiarito che di volta in volta si deciderà sulla pertinenza delle domande rivolte (come normalmente accade).

Infine prima della pausa pranzo ancora una contestazione: l’avvocato Lettieri si è opposto all’ascolto dei testi poiché le difese non avevano ancora avuto il tempo di studiare la nuova documentazione prodotta né potuto studiare le intercettazioni non ancora trascritte.

NO AI TESTI PER METTERE IN PIAZZA FATTI PRIVATI

Altro momento di alta tensione c’è stato quando l’avvocato Gian Domenico Caiazza (difensore di Del Turco), sempre molto preciso, puntiglioso e acuto, si è opposto alla lista dei testi dei pm e nello specifico ha chiesto che venissero cancellati i nomi di Roberta Galeotti, Angelo Salucci, Egidio Marsicola, Silvia Pegoraro.

«Nei capi di imputazione non si fa riferimento ad incarichi pubblici conferiti a queste persone», ha detto Caiazza, «propongo eccezione di assoluta genericità e inconferenza col capo di specifica dei testi. Non è di interesse qualunque rapporto di tipo personale e nemmeno qualunque incarico che sia stato conferito dalla giunta. Qui non ci si contestano fatti di mala amministrazione generici ma una associazione con finalità e reati specifici».

In realtà, hanno spiegato i pm, quei testi saranno chiamati a rispondere sul tipo di incarico e le ragioni della scelta ricaduta proprio su di loro che per l’accusa sarebbero diverse dall’interesse pubblico («vogliamo dimostrare come l’attività amministrativa è stata deviata per interessi privati»).

Salucci e Marsicola sono rispettivamente figlio del sindaco di Collelongo, paese di origine di Del Turco e suo compagno di scuola, noto come fumettista della giunta, mentre il secondo è stato nominato fotografo ufficiale.

Alcuni mesi fa fece scalpore la notizia che nel processo sarebbero finite anche telefonate bollenti dell’ex governatore…

LA FOTOGRAFIA DELLE MELE

Più di cinque ore del pomeriggio sono passate a guardare su uno schermo delle foto proiettate e poco nitide, scattate in penombra da lontano e con poca perizia. Sono le foto di cui si è parlato fin da subito e che dovrebbero fornire la prova dei numerosi viaggi di Angelini a Collelongo a casa di Del Turco (visite tra l’altro mai contestate).

Però si è dovuto assistere alla visione di foto poco chiare che hanno strappato più di un risolino e commenti sarcastici nelle ultime file dell’aula o risate palesi per una situazione piuttosto grottesca.

Alcune foto riportavano aloni chiari su sfondo nero ed il teste è riuscito ad indicare con precisione la figura di Angelini e Del Turco sull’uscio. In nessuna fotografia si è potuto vedere Angelini né Del Turco. Ad ogni modo, come detto nemmeno Del Turco ha mai smentito le visite di Angelini e comunque al massimo le foto proverebbero che Angelini sia stato a Collelongo e niente più. La foto migliore è stata quella delle famose mele date dall’ex presidente ad Angelini affinchè riempisse la busta svuotata dalle mazzette. Mele verdi forse non di prima qualità.

Antonio Cilli, il consulente informatico ha spiegato che ogni foto riporta un orario ma non è quello giusto poiché egli stesso ha verificato che non corrispondeva. Il discorso si è poi avvitato su argomenti strettamente informatici di difficile comprensione e spiegazioni di difficile collocazione nell’ambito del processo.

I DOCUMENTI SPARITI DAL SITO ISTITUZIONALE

Cilli ha poi parlato anche della vicenda dei file spariti dal sito della Agenzia sanitaria regionale che riportava proprio tutti quei dati contestati oggetto di indagine.

Mentre il consulente stava stilando il rapporto alla Procura sul perché quei dati non fossero più disponibili sul sito, ha raccontato di essere incappato in un articolo di PrimaDaNoi.it che denunciava proprio quell’episodio. In seguito alla relazione del consulente venne formalizzata l’accusa all’ex dirigente della agenzia sanitaria, Francesco Di Stanislao.

L’AUTISTA:«MOLTE VOLTE DA DEL TURCO PER CONSEGNARE BUSTE»

E’ stata poi la volta di Dario Sciarelli, ex autista di Angelini, un vero e proprio pilota spericolato capace di «andare a manetta», ha rivelato, tra Chieti e Collelongo tanto da impiegarci «meno di un’ora» o «45 minuti» e cioè correre sull’autostrada anche a «250-270 chilometri all’ora» e poi di fare l’ultimo tratto di strada stretta e piena di curve a «circa 30 chilometri» in «un quarto d’ora», cioè con una media che deve superare i 120 chilometri orari.

Sciarelli ha descritto per filo e per segno l’itinerario e confermato che anche prima del 2 novembre 2007 (data della fatidica visita a Collelongo documentata dalle foto) era stato a casa di Del Turco, anche a Roma.

«Il dottore (Angelini, ndr) mi dava una busta ed io andavo senza fare domande, le portavo anche alla Regione. Le consegnavo direttamente a Del Turco senza dire niente. Non ce ne era bisogno».

«Portavo buste chiuse», ha detto Sciarelli, «sono stato tante volte. Erano buste di carta riciclata, non pesanti, non dovevo fermarmi con nessuno e dovevo dare a lui personalmente la busta dentro casa. Consegnavo sempre buste. Quando arrivavo alla Regione lì c'era una guardia, chiedevo di incontrare Del Turco e mi facevano andare. Consegnavo la busta poi andavo via. Non ho mai chiesto nulla. Ad Angelini riferivo “tutto ok” anche per telefono. Non ho mai visto il contenuto delle buste chiuse ma potevo immaginarlo vista l’attenzione e la premura del dottore (Angelini ndr)».

FOTO SELEZIONATE E MANOMESSE?

L’autista ha poi raccontato come sono state fatte le foto e quando sono state scattate (2 novembre 2007). Più che le foto avrà rilevanza nel processo la testimonianza dell’autista che ha chiarito fatti e circostanze poco nitide nelle foto.

Lo scontro si è acceso nuovamente sulla famosa busta che conteneva le mazzette prima e le mele poi. E’ la stessa? Sì, no è un'altra. Dai verbali delle indagini sembrerebbe emergere una incongruenza nel racconto, incongruenza che per il presidente De Santis non c’era ed è qui che l’avvocato Caiazza ha perso le staffe urlando e inveendo anche contro il testimone: «lei non sa in che guaio si è messo».

La frase ''incriminata'' è stata riferita da Ciprietti che si è alzato e ha urlato: «presidente, Caiazza non può permettersi di minacciare e intimorire il teste…»

In due minuti il finimondo, poi Caiazza ha chiesto formalmente scusa e l’incidente è rientrato. Il legale ha però lamentato di non poter controinterrogare il teste senza continue interruzioni o limitazioni. «Presidente, dopo tre anni di calunnie abbiamo per la prima volta una persona davanti, vorremmo potergli fare tutte le domande per poterlo confutare». Ilarità e mugugni hanno poi prodotto le affermazioni di Sciarelli sugli orari in cui sarebbero state scattate le foto. «Saranno state le sei di sera», ha detto commentando foto in cui era evidente un raggio di sole, il 2 novembre, a Collelongo.

«Angelini mi disse», ha detto ancora Sciarelli, «speriamo che non utilizzeremo mai queste foto. Perchè vorrà dire che saremo rovinati e mi hanno ammazzato. Sarà allora un momento difficile».

a.b. 02/07/2011 8.50

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IL DOCUMENTO INTEGRALE. IL RAPPORTO DELLA DISCORDIA

I pm hanno poi chiesto l’acquisizione specifica di un verbale dei Nas che circa un anno fa era diventato «la prova segreta di innocenza di Del Turco», prova «dimenticata» ma contenuta nel faldone di inchiesta.

Quello stesso verbale nei mesi scorsi ha portato ad una interrogazioni parlamentare e articoli su giornali, anche nazionali.

Fuochi di paglia che durarono qualche giorno, producendo comparsate nei programmi tv e una lunga serie di accuse alla Procura. Si ipotizzò anche una fuoriuscita dal processo di Del Turco, ancor prima dell'inizio, e vennero fuori informazioni “sensazionali” poco aderenti alla realtà.

Il verbale della discordia è un rapporto dei Nas (nel faldone di indagine ce ne sono più di 20) del 16 giugno 2008, un mese prima degli arresti. Quel rapporto proverebbe in qualche modo l’innocenza di Del Turco. Così dopo gli attacchi, il pool di magistrati ha chiesto che venisse inserito nei documenti processuali. Ma il difensore di Del Turco, l’avvocato Caiazza, insieme al collega Femminella (difensore di Cesarone) si sono opposti. Un comportamento che è sembrato incoerente ma che poi è stato meglio spiegato dai diretti interessati.

«Non ci siamo affatto opposti all’acquisizione del rapporto, ci mancherebbe», ha detto Femminella, «ma prima vogliamo sentire direttamente i Nas in dibattimento e sapere quello che è successo dopodichè daremo il nostro assenso. E’ solo questione di tempistica processuale. I carabinieri dei Nas sono testi della difesa, li abbiamo chiamati noi».

Il rapporto di quasi 90 pagine è complesso e variegato e riassume tutti i dati dei ricoveri di Villa Pini e di altre case di cura private.

Qui sotto il documento integrale.

02/07/2011 9.34