Rapine in villa: banda albanese in manette. In azione anche a Spoltore

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3054

ROMA. I 9 arrestati, secondo quanto emerso nel corso dell'indagine, sarebbero responsabili anche della recente rapina di Caprara.

Sono 9 i componenti di una banda di albanesi specialisti nelle rapine in villa arrestati dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Roma, coordinati da Vittorio Rizzi.

25 le perquisizioni domiciliari presso i diversi immobili intorno ai quali gli stessi rapinatori gravitavano nella zona nord e sud della Capitale.

I colpi messi a segno da gennaio a metà giugno, almeno 6 quelli accertati, seguivano un copione seriale, in alcuni casi sfociato in violenze per “indurre” le vittime a collaborare, fruttavano alla banda denaro contanti e oggetti preziosi.

Gli appostamenti e pedinamenti,che hanno condotto gli agenti anche a seguire i rapinatori “in trasferta”, insieme ad indagini tecniche, hanno consentito di ricostruirne spostamenti, basi logistiche e abitudini operative.

Rapina, furto, ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi è la gamma di reati di cui sono accusati nell’ambito di 3 procedimenti penali pendenti presso le Procure della Repubblica di Roma e Pescara.

Il “gruppo”, specializzato in rapine in villa,  aveva individuato la propria base logistica presso un’attività commerciale in zona Casilina, da dove, nelle ore tarde della sera, partivano per mettere a segno i colpi.

Il “modus operandi” non variava da colpo a colpo.

I rapinatori, a bordo di auto di grossa cilindrata, si muovevano verso gli “obiettivi” dove si introducevano nelle villa minacciando i proprietari al rientro da casa.

Una volta dentro, sotto la minaccia di armi, isolavano le persone presenti in una stanza, a volte anche immobilizzandole, per poi trafugare denaro contante e gioielli.

UNA SQUADRA BEN ADDESTRATA

In occasione di una rapina commessa a Pescara gli occupanti dell’abitazione presa di mira sono stati immobilizzati con cravatte e cinte. Non sono mancati episodi in cui per “indurre” le vittime a collaborare i componenti della banda non hanno esitato a colpirle con il calcio delle armi al seguito.

L’organizzazione della banda di albanesi caduta nella rete investigativa della Squadra Mobile di Roma era ben strutturata.

A capo del gruppo un 31enne, che rappresentava il “collettore”principale al quale era affidata la valutazione dei “progetti” pianificati.

Tra i 34 ed i 28 anni invece l’età delle “punte di diamante” del gruppo, ai quali veniva affidata l’esecuzione “ossessiva” dei colpi, e che partecipavano anche alla pianificazione degli stessi, assicurando la certezza dei ruoli di ciascuno.

In fase “operativa” i singoli membri del gruppo, come emerso dalle indagini, si sono dimostrati in più occasioni particolarmente solidali tra loro, prestando “supporto” qualora uno di loro versasse in condizioni di difficoltà.

Per un altro componente, albanese di 31 anni, invece, era previsto il ruolo di gestore del “parco auto”, tra Audi e BMW di provenienza delittuosa, spesso acquistate poco prima dei colpi.

 I pedinamenti e l’attività di osservazione ha condotto gli investigatori della Squadra Mobile anche fuori provincia.

In prevalenza le rapine venivano tuttavia messe a segno nell’ambito della provincia di Roma, anche a distanza dalla Capitale, dove poi gli arrestati facevano ritorno nelle prime ore della mattina. Per agire prediligevano capi di abbigliamento “comodi, come tute da ginnastica.

30/06/2011 16.24