Giovane detenuto si impicca a Teramo. In Abruzzo sovraffollamento indegno

Alessandro Biancardi

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TERAMO.  Un giovane detenuto pugliese si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella, nella sezione tossicodipendenti, nella tarda serata di ieri, nel carcere di Castrogno.

TERAMO.  Un giovane detenuto pugliese si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella, nella sezione tossicodipendenti, nella tarda serata di ieri, nel carcere di Castrogno.

A quanto si è saputo, il giovane aveva già tentato in passato di togliersi la vita e per questo era in regime di alta sorveglianza. L'episodio è stato denunciato da Giampiero Cordoni, segretario regionale del sindacato nazionale della polizia penitenziaria (Sinappe).

L'organizzazione sindacale denuncia le drammatiche condizioni di sovraffollamento in cui versa il carcere di Castrogno, che ha capienza tollerabile tra i 240 e i 270 detenuti, con una presenza quotidiana che supera i 420 detenuti.

«Non si può far altro - scrive Cordoni - che denunciare le drammatiche condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria, con una pianta organica sottostimata di 203 Unità e una forza presente di 180 operatori. Nonostante le nostre puntuali denunce, nessuna delle figure preposte ad assumersi la responsabilità di intervenire la ha fatto. Il Sinappe sottolinea che alla Polizia Penitenziaria di Castrogno, tra turni massacranti, negazione dei diritti e rischi quotidiani con un livello di sicurezza ai minimi da anni, non resta altro che sacrificarsi con uno spirito di abnegazione encomiabile».

Il mondo politico però non sembra molto attento al problema. Quotidianamente si registrano allarmi e dichiarazioni di intenti ma da anni ormai il problema è sempre lo stesso ed oltre gli annunci propagandistici non si va.

 I DATI ALLARMANTI DEL SISTEMA CARCERARIO IN ABRUZZO

«La civiltà di un Paese si vede anche attraverso le sue carceri», ha detto oggi Marinella Sclocco, consigliera regionale del Pd nella conferenza stampa che si è tenuta stamane a Pescara nella sede del Consiglio regionale alla presenza di Danilo Montinaro – responsabile di psichiatria della Asl Lanciano-Vasto-Chieti e membro del consiglio nazionale di Psichiatria Democratica e dei rappresentati di due sigle sindacali UIL e OSAPP di Lanciano.

Sono stati diversi i temi affrontati a partire dalla carenza di personale.

A Lanciano, i lavoratori (172 in totale) hanno accumulato circa 7.200 giorni di ferie non godute, ossia oltre 41 giorni di ferie a testa in media, con punte di 100 giorni in alcuni casi, e a Sulmona, si registra un accumulo di 9.000 giorni di ferie non godute su un personale di circa 300 unità con una media di 30 giorni a testa.

Il sovraffollamento che è una costante. Le situazioni più critiche: il carcere di Sulmona ospita 411 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 270, con un incremento negli ultimi 3 mesi di 50 detenuti; a Vasto oltre 250 detenuti vivono in spazi costruiti per ospitarne 198 e sono gestiti con lo stesso organico che nel 2001 seguiva 150 detenuti. A Lanciano sono rinchiuse stabilmente 281 persone, più 30 detenuti transitori, a fronte di una capienza di 202, a Pescara 278 invece dei 210 regolamentari, a Teramo 340 detenuti su una capienza di 231.e su Chieti capienza regolamentare 14 detenute donna e 70 Uomini: capienza attuale 34 donne e 150 uomini.

 A questo si aggiunge l'inadeguatezza di molte strutture . Impianto elettrico è fuori norma , infiltrazione d'acqua piovana, docce inesistenti. Mancanza di fondi persino per pagare le utenze.

«A Pescara ad esempio», dice Sclocco, «la sezione femminile è chiusa da tempo proprio per le gravi condizioni strutturali, ma i lavori di ristrutturazione del padiglione non sono ancora iniziati. Oggi, in questo preciso momento -  aggiunge – mi comunicano che proprio a Pescara è in corso una protesta “del rumore” da parte dei detenuti seguito allo sciopero della fame dei giorni scorsi».

 Altro aspetto che purtroppo è da sottolineare è l’inadeguata attività di rieducazione e i rapporti con il mondo esterno che da un lato evidenziano una scarsa attenzione al problema e una conseguente mancanza di programmazione, dall'altro denotano una certa capacità dei direttori e del personale di inventare soluzioni nonostante la carenza di mezzi e risorse finanziarie.

«Il problema più grande», conclude Sclocco, «resta però la rieducazione della persona che dovrà tornare, a pena scontata, nella società, e se non lo si aiuta, durante la detenzione a ricostruirsi in virtu’ di schemi sani, esso tornerà inevitabilmente a ripercorrere il proprio, che lo ha portato appunto a delinquere. Questo è un problema che riguarda tutti noi».

SAPPE:«L’INDULTO NON E’ SERVITO»

 «La mancata previsione e approvazione di interventi strutturali sull'esecuzione della pena e sul sistema penitenziario nazionale hanno nuovamente portato gli istituti di pena del Paese in piena emergenza,lasciando soli a loro stessi gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che conta carenze quantificabili in 6mila unita' .  E intanto il piu' volte annunciato piano carceri non vede luce e le annunciate assunzioni di 2mila nuovi agenti restano solamente una dichiarazione d'intenti».

E’ quanto dichiara Giuseppe Pallini, segretario provinciale di Teramo  del Sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe, la prima e piu' rappresentativa organizzazione di categoria, in relazione agli eventi critici avvenuti nelle ultime ore nel penitenziario teramano di “Castrogno”."«Alla vigilia dell'indulto del 2006 - aggiunge Pallini- dicemmo che quell'iniziativa sarebbe stata un autentico suicidio politico se alla stessa non si fosse aggiunta una profonda rivisitazione delle politiche della giustizia e dell'assetto dell'amministrazione penitenziaria.  Da allora abbiamo assistito alla caduta di un governo, al tracollo di un largo settore della classe politica italiana che stenta ancora a riprendersi, mentre decine di migliaia di poliziotti penitenziari per quelle parole non ascoltate, sono costretti a mettere a rischio la propria salute e quella dei propri cari,esponendoli a malattie infettive che si ritenevano debellate in Italia, ma che sono largamente diffuse in carcere».

30/06/2011 15.54