Di Zio e l'aiuto dei funzionari regionali: soldi e concorsi pilotati per sdebitarsi

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

14822

RIFIUTOPOLI. ABRUZZO. Un ruolo fondamentale nel gioco del duo Di Zio-Venturoni lo ha esercitato, secondo la procura, il funzionario regionale Franco Gerardini.* IL GRUPPO DI POTERE, VENTURONI L'AGGREGATORE, STATI PERPLESSA

Già rinviato a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sulla discarica La Torre, vicenda in cui figura anche Gianni Chiodi, in veste di sindaco di Teramo.

Nell’inchiesta sui rifiuti “Re Mida” la procura di Pescara sostiene che non ci sia prova che Gerardini abbia ottenuto una contropartita per il suo ''impegno'' a favore del sodalizio ma dal momento che la sua nomina è fiduciaria, e soggetta ai mutamenti del quadro politico, avrebbe «semplicemente scelto di servire il nuovo padrone. Ed avendo bene inteso», scrive il gip Campli, «che l'attuale gruppo politico di comando sia schierato con gli interessi di Di Zio non ha esitato a prenderne parte».

Il funzionario, ricostruisce la Procura, sarebbe intervenuto quando si doveva contrastare l'iniziativa di Riccardo La Morgia che insisteva per la realizzazione di un impianto pubblico di compostaggio a Lanciano il quale avrebbe ostacolato il monopolio di Di Zio nella produzione di combustibile per l'inceneritore.

E l'imprenditore era così soddisfatto dell'intervento del dirigente regionale tanto da esclamare «io devo fare un monumento a Gerardini!»

Lo stesso funzionario avvertirà Rodolfo Valentino Di Zio quando La Morgia chiede un finanziamento per l'impianto di compostaggio ma l’imprenditore va su tutte le furie: «questo mi vuole cacciare fuori, inutile discutere!»

«Il tenore delle conversazioni», scrive il gip Campli, «indica chiaramente la complicità esistente tra i due».

Sempre il funzionario regionale avrebbe promesso aiuto a Di Zio anche sulla gestione, «senza gara pubblica, dell'ampliamento della discarica di Cerratina».

L'IMPIANTO DI CASONI

Ma la procura sostiene che l'imprenditore dei rifiuti sia riuscito ad ottenere anche un assenso sull'aumento di tariffa per la gestione dell'impianto di Casoni di Chieti. Il problema di quell'impianto era principalmente che a fronte di un conferimento insufficiente di rifiuti i costi fissi diventano eccessivamente onerosi per il privato.

E lo stesso Rodolfo Valentino, intercettato, dice: «dai conti che abbiamo fatto noi... credo di averli fatti bene ...noi cominciamo a perdere 1 milione all’anno». Per questo motivo serve ancora una volta l'aiuto del funzionario Regionale.

«Questo lo puoi fare solo tu», dice Di Zio a Gerardini, «perché, se no, andiamo veramente a perdere dei soldi».

Il funzionario risolve il problema incaricando del caso la collega Giustina Campo, competente all'esame del piano finanziario. La donna esamina le carte ed indica come può essere modificato convenientemente a favore del privato. Naturalmente nulla dovrà trapelare dell'accordo.

 Marchetti con Rodolfo Di Zio: «lei, (la Campo, ndr), ci dirà: attenzione... dovreste provare a farlo secondo il Dpr 158... senza apportare modifiche... siete voi che dovete poi condurmi sulla strada per arrivare, no....».

«La funzionaria», scrive Campli, «promette a Di Zio un aumento della tariffa in danno della collettività. In cambio ha ricevuto € 1000».

IL CONCORSO PILOTATO

È andata decisamente meglio, sostiene sempre la procura di Pescara, al funzionario del Comune di Chieti, Luca Franceschini che avrebbe avuto un ruolo determinante per il rilascio dell'autorizzazione agli impianto di Casoni.

A lui Di Zio si è rivolto quando si è trattato di truccare l'offerta Proger per garantire alla Deco l'affidamento della costruzione del Termovalorizzatore di Teramo.

Il funzionario spunta nuovamente fuori in occasione del concorso per il posto di direttore del consorzio di Lanciano, lo stesso periodo in cui si lavora alacremente per rimuovere Riccardo La Morgia, presidente.

Grazie alle intercettazioni, i magistrati pescaresi sono riusciti a ricostruire il piano (poi messo in pratica e andato a buon fine) di Rodolfo Valentino Di Zio. Ma non è stata una cosa semplice perchè si è dovuto 'combattere' anche contro il favorito, Nicola Frattura, mal visto all'imprenditore perchè avrebbe collaborato al progetto dell'impianto pubblico proposto dal consorzio al tempo di La Morgia. Così cominciano una serie di pressioni presso la commissione del concorso affinché il posto venisse assegnato a Franceschini. Il 15 gennaio del 2009 Di Zio lo chiama per dargli rassicurazioni:

Franceschini: «è abbastanza semplice quindi?»

Di Zio: «ha detto: una cazzata …. perché dice: prendiamo un dischetto, gli facciamo aprire un programma. Una cosa così, non che deve fare i colloqui oppure ci sarà l'interrogatorio...... ha detto: non ci sta nessuno che fa le domande...... ho risposto: se comincia a fare le domande tecniche... mi ha detto: che cazzo di domande tecniche, facciamo due cose, per adempiere a quello che c’era».

 Della questione i due tornano a parlare anche il 29 gennaio Di Zio spiega che se non fosse intervenuto lui, sia il dirigente del Comune di Chieti, sia il favorito Frattura sarebbero rimasti fuori perché erano tutti e due non idonei.

I primi di febbraio arriva all'ultima rassicurazione:

Di Zio: «ho mandato il messaggio: chi deve vincere è Franceschini sicuro lo dico, non l'ho mai fatto per nessuno, manco per me... gli ho detto che ne pensi... La Morgia è matto, almeno mettiamoci un ragazzetto intelligente che ci fa andare avanti».

 Allo stesso tempo, però, l'imprenditore è dispiaciuto perché la nomina del suo protetto lo priverà del sostegno di una persona amica e di fiducia al Comune di Chieti. Ma l'azione funziona: Franceschini prevale sul favorito per un punto: 44/60 contro 43/60. La procura fa notare che uno dei membri della commissione era proprio Gerardini. Secondo il gip Guido Campli, Di Zio «si conferma l'astuto manipolatore delle pubbliche amministrazioni con cui è in rapporto e dalle quali si attende trattamenti di favore». L’interessamento di Di Zio per la nomina del dirigente comunale è, secondo la procura, il corrispettivo dei favori ottenuti nella vicenda di Casoni e nell'offerta Proger.

Alessandra Lotti  24/09/2010 8.32

* I FATTI CONTESTATI ALL'ASSESSORE VENTURONI

* I FATTI CONTESTATI AL SENATORE PAOLO TANCREDI

* I FATTI CONTESTATI AL SENATORE FABRIZIO DI STEFANO

* PICCONE, LA SUA DITTA E L'INCENERITORE DI AVEZZANO

* CORDOMA-SOSPIRI, FINANZIAMENTI E CAMBI DI ROTTA

* L'INCHIESTA "RE MIDA": INTERCETTAZIONI DURATE DUE ANNI

*AFFIDAMENTI DIRETTI, CONDIZIONAMENTI E FUGHE DI NOTIZIE

[pagebreak]

IL GRUPPO DI POTERE, VENTURONI L'AGGREGATORE, STATI PERPLESSA

 RIFIUTOPOLI. PESCARA. I rapporti e gli incontri certificati dalla squadra mobile di Pescara tra l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e l'imprenditore dei rifiuti, Rodolfo Valentino Di Zio, sono stati «numerosissimi».

I due preferivano parlare «in forma riservata» in luoghi fuori mano, probabilmente per non dare nell'occhio e per non essere intercettati. E allora spesso si sceglieva un bar in prossimità del casello autostradale di Dragonara, o nel piazzale antistante l'hotel Dragonara di Chieti.

Vista la durata e le modalità dei colloqui la procura sostiene che non possa trattarsi di incontri di piacere, ma veri e propri «incontri di affari» dove studiare strategie con, scrive Campli, «intenti pregni di illecita complicità».

Ma il settore rifiuti non è di competenza dell'assessore Venturoni che dovrebbe occuparsi esclusivamente, così come da delega, alla gestione della Sanità regionale, presa in mano dopo gli scandali dell'inchiesta Sanitopoli. Eppure lui sembra interessato a ben altro, nonostante non nasconda che qualcuno gli avrebbe fatto notare l'anomalia

Venturoni: «Ultimamente, qualcuno mi ha fatto pesare: ma questo fa l'assessore alla Sanità, che ha l'ottanta per cento sul bilancio regionale, ora si interessa pure delle cose...». Si decide comunque che per andare avanti bisogna allargare il gruppo d'azione. Necessario l'appoggio dell'assessore ai Rifiuti Daniela Stati che dovrà proporre la modifica della legge regionale. Lei verrà 'portata' da Di Zio, scrive la procura, dal senatore Fabrizio Di Stefano. Il gip Campli parla di «supremazia gerarchica del senatore sull'assessore».

E secondo gli inquirenti fondamentale sarebbe la data del 1° aprile 2009: a Roma si incontrano Daniela Stati e il padre Ezio, il senatore Fabrizio Di Stefano e Rodolfo Valentino Di Zio. «Quel giorno», scrive Campli, «si sono poste le basi della agognata modifica della percentuale della raccolta differenziata».

E se gli investigatori sostengono che Venturoni e Di Zio avessero incontri troppo frequenti, lo stesso vale per Di Stefano.

La squadra mobile ricostruisce l'agenda degli incontri: c'è un colloquio il 6 maggio del 2009, e un altro anche qualche giorno dopo. Incontri tra i due ci sono stati anche l'11 maggio del 2009 e il 23 maggio. Il 9 giugno nuova telefonata, dove Di Stefano procura a Di Zio un incontro con Stati e gli garantisce «che la condotta dell'assessore sarà conforme alle richieste».

Con l'avvicinarsi della modifica della legge Di Zio avrà rapporti diretti Stati. Il 6 luglio avranno modo di «prendere un caffè».

«L'avvicinamento è significativo», scrive il gip, «perchè precede appena di 10 giorni la nota con la quale il presidente Chiodi dà l'avvio alla modifica della legge». Solo una coincidenza?

Ma secondo la procura, l'assessore ai rifiuti «al di là dell'atteggiamento compiacente tenuto, per ragioni di equilibri politici» non gradisse le pressioni di Venturoni. «Se lei si piega», sostiene la procura, «è soltanto per l'appoggio economico ed aziendale che i Di Zio sono disposti a concedere in contropartita».

ARRIVA TANCREDI

Ma Venturoni sa bene che non può fare tutto da solo e così coinvolge anche il senatore Paolo Tancredi. L'affare inceneritore è così grosso che vuole l'intervento di un politico di spicco.

Il senatore teramano Tancredi, ricostruisce la procura, «dovrà farsi garante verso la Ecodeco che l'inceneritore si farà» ma il suo ruolo «sarà destinato a crescere nella vicenda» e parteciperà a due incontri ritenuti «snodi fondamentali». La sua, scrive Campli, non è solo «una benedizione politica». Il 24 agosto 2009 si incontra con Venturoni, Di Zio e il neo eletto sindaco di Teramo Maurizio Brucchi nella sede della Team Ambiente. In quell'incontro l'imprenditore ottiene l'avallo definitivo al suo progetto». Sarà lo stesso Di Zio a raccontarlo al telefono il giorno seguente: «hanno detto che...facciamo l'inceneritore». Il secondo incontro avviene il 26 ottobre: tutti e 4 si riuniscono nuovamente in un ristorante della riviera sud di Pescara. Non si tratta di una data qualsiasi, riferisce la procura, ma «precede di pochissimi giorni la seduta del 2 novembre nel corso della quale il Consiglio regionale approva la delibera 611, quella sulla modifica della percentuale della raccolta differenziata».

Dopo l'approvazione della delibera ad avvertire Di Zio sarà il sindaco di Teramo. Questo dimostrerebbe, secondo gli inquirenti, che il primo cittadino è a pieno titolo un elemento di spicco della lobby di potere.

 a.l.   24/09/2010 8.19

* I FATTI CONTESTATI ALL'ASSESSORE VENTURONI

* I FATTI CONTESTATI AL SENATORE PAOLO TANCREDI

* I FATTI CONTESTATI AL SENATORE FABRIZIO DI STEFANO

* PICCONE, LA SUA DITTA E L'INCENERITORE DI AVEZZANO

* CORDOMA-SOSPIRI, FINANZIAMENTI E CAMBI DI ROTTA

* L'INCHIESTA "RE MIDA": INTERCETTAZIONI DURATE DUE ANNI

*AFFIDAMENTI DIRETTI, CONDIZIONAMENTI E FUGHE DI NOTIZIE