UdA, Bonetta rifiuta il "processo". Scoppia la polemica del personale amministrativo

Alessandro Biancardi

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UdA, Bonetta rifiuta il "processo". Scoppia la polemica del personale amministrativo
CHIETI. Tra candidature ufficiali e in pectore, tra processi annunciati in Senato accademico e polemiche del personale interno sui 37 prof revocati, ogni giorno la d’Annunzio è nell’occhio del ciclone.

Intanto il preside Gaetano Bonetta non andrà al suo processo previsto in Senato accademico per martedì prossimo. Qualche legittimo impedimento? O solo l’imitazione di comportamenti che ormai hanno fatto scuola?

«Niente di tutto questo – spiega Bonetta – e nessun timore da parte mia. Dico semplicemente che le competenze del Senato sono altre. Io ho espresso critiche alla gestione dell’Università nella speranza di aprire un dibattito pubblico, il processo in Senato non è la risposta».

 Più scaltra è stata ritenuta la lettera di due pagine del prof. Michele Rea che pone sul tappeto problemi importanti da discutere, tanto che la sua discesa in campo è stata approvata con un messaggio laconico («sono d’accordo») del preside di Farmacia Miche Vacca. La tecnica usata è stata infatti quella di non annunciare direttamente la sua candidatura, ma di presentare intanto solo il suo programma elettorale. In questo modo potrà sempre dire agli sprovveduti: “ma chi l’ha detto che io sono candidato?”, imponendo però temi e tempi della discussione. Tanto che il rettore uscente lo ha stoppato subito ed ha rifiutato di sostituire il processo già convocato con un Senato sui temi proposti da Rea, come richiesto dal docente di Economia con piglio da aspirante rettore nella parte conclusiva della lettera.

PIERO DE BONIS: SCARSA O NULLA CONSIDERAZIONE PER IL PERSONALE AMMINISTRATIVO

Ma c’è un versante interno alla d’Annunzio per le polemiche sui candidati rettori e sulla revoca dell’assunzione dei 37 prof ordinari. Ne ha parlato Piero De Bonis, segretario del sindacato autonomo Cisapuni «nell’ennesimo numero di Chie(u)tiful, un bollettino interno agli uffici dell’Università, giunto come Beautiful alla cinquemillesima puntata e forse più. C’è una ricca discussione “accademica” dei candidati rettori: sarebbe stato molto meglio, almeno dal versante della credibilità delle argomentazioni, nel merito delle quali non voglio entrare, che esse si fossero sviluppate in tempi non sospetti, anche perché sembra che improvvisamente si sia scoperta l’acqua calda. Un’altra questione che appassiona molto è quella della delibera del CdA che ha revocato la “promozione” a 37 tra ricercatori e associati». Esordisce così l’ultima puntata del bollettino diffuso via internet.

Contattato, De Bonis ben noto per il suo impegno sindacale e politico, spiega meglio: «Diciamo che sono indignato, e non perché questa definizione va di moda. Da anni rivendichiamo attenzione alle problematiche del personale, ma nessuno se ne interessa. Ma il documento dei 37 che rivendicano il loro ruolo nello sviluppo dell’Università e della società mi ha fatto sobbalzare sulla sedia. Non voglio entrare nel merito dell’assunzione sì o no, ma in qualità di impiegato dello Stato da oltre 30 anni non avrò dato, al pari dei miei colleghi, un contributo allo sviluppo scientifico della Repubblica, ma sono sicuro di aver almeno contribuito a quello sociale ed economico. Non conosco i meriti scientifici dei docenti in attesa di promozione né sarei in grado di poterli valutare. Noto soltanto che alcuni di essi, una quindicina di anni fa, facevano parte del personale tecnico-amministrativo ed ora, grazie probabilmente ad una brillante ed eccellente attività scientifica, sono in attesa di giungere all’apice della carriera e, giustamente, si lamentano per aver visto sfumare all’ultimo momento l’agognata meta».

 De Bonis in sostanza critica la politica del personale così come è stata attuata nella d’Annunzio: «Quindici anni fa io e la stragrande maggioranza dei miei colleghi eravamo inquadrati nella stessa categoria nella quale siamo oggi e nessuno mai si è preso la briga di valutare la qualità del nostro lavoro e di riconoscerci, in caso di accertato merito, benefici di carriera. Giaciamo “come corpo morto giace”, con il fegato ormai diventato come quello di un cavallo, nella sola attesa liberatoria di andare in pensione (almeno i più anziani). Ma almeno la dignità vorrei che ci fosse lasciata. La dignità di rivendicare il merito di far funzionare una macchina il cui proprietario tutti i giorni ci insulta per televisione e sui giornali ed i cui autisti se ne fregano di sapere come stanno i meccanici».

 In sostanza, se i diritti sono uguali per tutti, sostiene Chie(u)tiful, ci sono anche i diritti alla carriera e alla valutazione del merito, sempre più sbandierati in pubblico e sempre più ignorati nella pratica quotidiana.

«Io non so quali siano i meriti degli aspiranti ordinari, ma sono sicuro che ne abbiano a bizzeffe – conclude De Bonis -anche io penso di avere, nel mio piccolo, qualche merito, al pari di tanti miei colleghi, e mi sento, e credo ci sentiamo, forse ancora più umiliati di fronte a questa vertenza, peraltro sacrosanta, perché a noi, a differenza loro, non ci cagano neanche di striscio».

Sebastiano Calella  18/06/2011 9.42

LA PRECISAZIONE DI BONETTA

Mi corre l’obbligo e il dovere di sottolineare  e chiarire un punto importante  di un mia dichiarazione che compare nell’articolo “Bonetta rifiuta il “processo”, in seguito alla breve chiacchierata intercorsa con il giornalista qualche giorno fa. Il dibattito che ho inteso avviare vuole essere soltanto una serrata discussione, aperta sì, ma limitata ai confini della mia comunità accademica.   Le mie note sono state inviate al solo personale docente e a quello  tecnico e amministrativo. Le questioni che ho trattato sono di pertinente ed esclusivo interesse dei membri della “d’Annunzio”.  Non è mia responsabilità se le medesime  note vengono variamente diffuse attraverso i mezzi d’informazione.

Cordiali saluti,  Gaetano Bonetta.

20/06/2011 11.00