Piccone e la sua ditta dietro la creazione di un secondo inceneritore ad Avezzano

Alessandro Biancardi

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FILIPPO PICCONE

FILIPPO PICCONE

RIFIUTOPOLI. ABRUZZO. L'affare del termovalorizzatore è talmente grosso e popolare che, all'interno del Pdl, la voce circola ed in qualche modo molte persone vengono a sapere che a sponsorizzarlo c'è l'assessore alla sanità Venturoni.

E siccome la rivalità non manca mai qualcuno ha obiettato “perché loro sì e io no?”.

Si sono, dunque, «scatenati gli appetiti» di un gruppo all'interno del centrodestra che fa capo al senatore e sindaco di Celano, Filippo Piccone, che secondo gli inquirenti «intravede un'enorme opportunità di arricchimento e non un'esigenza pubblica».

Il tutto si evincerebbe chiaramente dalle conversazioni che intrattiene lo stesso Rodolfo Valentino Di Zio, preoccupato per un eventuale concorrente. Così parlando con il rappresentante della Ecodeco, la ditta di Milano che doveva partecipare all’affare con i Di Zio dice:

 DI ZIO RODOLFO: «siccome questi vogliono fare due impianti in Abruzzo, va bene?»

VERCESI ANTONIO: «e perché due?»

DI ZIO RODOLFO: «è perché, perché... lo puoi immaginare no? Perché, magari, vogliono accontentare altri…»

 

In un'altra intercettazione l'imprenditore chiarisce meglio il concetto di “altri”:

 DI ZIO: «ci sta il coordinatore (Piccone, ndr) che non è niente stupido, è un ex commerciale con i coglioni... capisci? Quello lì è quello che vuole un altro inceneritore».

 Insomma un problema non secondario visto che un solo inceneritore potrebbe essere sovradimensionato per l'intera regione che di fatto non riesce a produrre un volume di pattume sufficiente. Figuriamoci poi due impianti, si sarebbe aperta sicuramente la strada all’arrivo di immondizia da altre regioni da bruciare nella regione verde ma destinata a diventare sempre più grigia.

«Questo fa capire quanto si sia lontani dagli interessi della collettività», annota il giudice Guido Campli, «al punto da accettare di trasformare radicalmente la destinazione del territorio di una regione verde pur di portare a termine gli affari».

Gli inquirenti poi hanno potuto accertare che lo stesso assessore all'ambiente, Daniela Stati, avesse ricevuto notevoli pressioni proprio dal senatore Filippo Piccone.

Stati, infatti, parlando con l'assessore Mauro Febbo, afferma chiaramente che il senatore Piccone avrebbe promesso al sindaco di Avezzano, Antonio Floris, di candidare il figlio in cambio dell'autorizzazione all'impianto per le biomasse.

La delibera frutto dello scambio viene individuata dalla procura di Pescara nella numero 74 del 9 settembre 2009.

Il fatto, si chiarisce nell'ordinanza di custodia cautelare, è che il coordinatore Pdl Piccone è interessato all'inserimento dell'area in cui sorge il complesso immobiliare dell'ex zuccherificio di Avezzano, in una zona di recupero energetico del piano urbanistico del comune. La ragione è nel fatto che la società, la quale ha acquistato la proprietà dell'ex zuccherificio, la Rivalutazione Trara srl, è di fatto del senatore stesso che la governa attraverso il socio Ermanno Piccone, suo padre.

Uno dei soci della società è Venceslao Di Persio che avrebbe partecipato anche ad un incontro tra il senatore Piccone e l'imprenditore Di Zio. Ma proprio la stessa società, la Rivalutazione Trara era stata al centro, alcuni anni fa, di mille dubbi e domande mai risolte: Per un certo periodo Venceslao Di Persio fu nel mirino della procura di Pescara perché molto vicino al deputato azzurro Sabatino Aracu, anche lui della partita ma messo «fuori gioco» (come dicono in alcune intercettazioni i soci stessi) per i grossi problemi giudiziari dovuti al coinvolgimento nell'inchiesta Sanitopoli.

In questo groviglio di interessi pressoché privati si inserisce la preziosa mediazione di Venturoni che giorno dopo giorno tiene informato quello che la procura ritiene essere suo socio in affari, Di Zio.

Dunque, l'assessore alla sanità conferma di aver incontrato a Roma i due parlamentari Piccone e Tancredi e parlato della costruzione dell'inceneritore dicendo chiaramente che quello che «loro vogliono costruire (Venturoni e Di Zio) renderà inutile e antieconomica la costruzione del secondo inceneritore» salvo che la concorrenza non si voglia «sfracellare». «È chiarissimo», scrive Campli, «che Di Zio e Venturoni agiscono come unica entità funzionale e che il primo cerchi di dissuadere un concorrente scomodo. Ed è grazie a questa mediazione che Di Zio può affermare nel colloquio telefonico con Michele Sparacino della Ecodeco di Milano:”ho cercato di non far dividere in due gli impianti, sto cercando in tutti i modi di far rimanere un solo impianto, però sono cose che noi ci dobbiamo tenere gomito a gomito…».

«La presenza di una lobby contrapposta ai Di Zio consentirà di comprendere per quale ragione questi cerchi l'appoggio preventivo anche del senatore Piccone e perché non esiti a finanziare la campagna elettorale», scrive il giudice.

Alessandro Biancardi 23/09/2010 10.59