UdA, Cuccurullo minaccia le dimissioni e Michele Rea presenta la sua candidatura

Alessandro Biancardi

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UdA, Cuccurullo minaccia le dimissioni e Michele Rea presenta la sua candidatura
CHIETI. Il rettore Franco Cuccurullo minaccia le dimissioni, mentre scende in campo con un’autocandidatura il professor Michele Rea, Dipartimento di Economia.

“Nun-te-reggae-più” aveva scritto il preside Gaetano Bonetta al rettore e subito da parte dei sostenitori di Cuccurullo è scattata la richiesta di convocazione urgente del Senato accademico. All’odg un solo punto: discutere del “fango” che lo stesso Bonetta avrebbe gettato nel ventilatore dell’Università.

«Ma questo Senato di martedì è una trappola», sembra sostenere  il professor Michele Rea, Dipartimento di Economia, che in un’altra lettera di due pagine, inviata a Cuccurullo ed ai colleghi del Senato accademico, chiede di sostituire il “processo” a Bonetta con una «riunione straordinaria dedicata ai temi urgenti sui quali l’Ateneo in questo momento è severamente impegnato».

 Perché se ad alcuni non è piaciuto l’attacco alla gestione del rettore in carica da parte del preside di Scienze della formazione, al professor Rea non piace che i temi ed il clima della campagna elettorale possano sovrapporsi al dibattito su temi più urgenti e più importanti per l’Ateneo. “Dum Romae consulitur”, mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata, dicevano gli ambasciatori venuti a chiedere l’aiuto del Senato romano. Fatte le dovute proporzioni, Rea – che è il più giovane dei componenti – ha scritto ai colleghi del Senato accademico della d’Annunzio, «ed in particolare ai Presidi, ma la lettera per correttezza non gliela faccio avere – spiega al telefono – ho solo chiesto che le dinamiche elettorali non coprano il dibattito che ci dovrebbe essere invece sui grandi temi dell’Università. Io ho voluto dire semplicemente ai colleghi che ci sono altri problemi da seguire con attenzione».

 E’ una critica alla gestione del rettore? «Questa è una semplificazione giornalistica – continua – io penso che una cosa è la campagna elettorale, un’altra sono i problemi sul tappeto che bisogna affrontare. Il dibattito dovrebbe avvenire su questi temi».

IL RETTORE RESPINGE LA RICHIESTA DI ANNULLARE IL SENATO DOVE SI PROCESSERÀ BONETTA

Insomma la lettera, che PrimaDaNoi.it ha potuto leggere, è il tentativo di uscire da quella tecnica nota come “occupazione della memoria” che il potere, in questo caso accademico, usa per distrarre l’attenzione dalla realtà. Infatti il rettore  risponde subito «al professor Rea ed al caro Michele», da alcuni identificato con il preside Michele Vacca, intervenuto anche lui nel dibattito con una nota subito dopo la lettera di Bonetta. I tempi delle varie missive “botta e risposta” però non coincidono, per cui il “Caro Michele” potrebbe essere sempre Rea, in nome di un’antica amicizia che lo aveva proiettato verso incarichi importanti nell’Università telematica di Torrevecchia Teatina. «Carissimo prof. Rea e caro Michele – risponde dunque in poche righe il rettore -  prendo atto delle tue sagge osservazioni, che dovranno essere oggetto di attenta osservazione da parte del Senato accademico. Ma la riunione del 21 non si sposta ed avrà un solo punto all’odg (cioè il fango di Bonetta, ndr). Desidero infatti rassicurare i colleghi sulla trasparenza e sulla correttezza del mio operato, pronto anche a dimettermi se il Senato non ritenesse sufficientemente esaustive le mie assicurazioni. Tuo Franco Cuccurullo».

MICHELE REA, ECONOMIA, PONE LA SUA CANDIDATURA A RETTORE

Il “mi dimetto” di Cuccurullo, nel caso non dovesse avere la fiducia del Senato, non è né una promessa né una minaccia, ma solo una sfida che Cuccurullo pensa di poter vincere senza problemi. E per chi guarda da fuori, questi scontri (del tipo “lei non sa chi sono io” oppure “tenetemi, sennò faccio una strage”) mettono in secondo piano il fatto nuovo e cioè che la lettera di Rea è una vera e propria discesa in campo del professore di Economia. Perché è vero che la sua lettera ai colleghi risente «del disagio e della forte preoccupazione per alcune circostanze che rischiano di condizionare in maniera irreversibile il futuro dell’Ateneo», ma questa sua lunga riflessione è una vera e propria autocandidatura alla guida della d’Annunzio. Con tutto quello che può significare se alle spalle di Rea si muove la facoltà di Economia con l’aiuto della componente pescarese, fin qui un pò compressa e trascurata e con ricorrenti tentativi di sfondare le barricate delle facoltà di Chieti per arrivare a guidare la d’Annunzio. Parlare – come fa Rea - di Nuovo Statuto e di legge Gelmini, di Bilancio 2011, di Programmazione triennale, di presa in servizio dei 37 Ordinari e di «altri punti che potrebbero essere aggiunti», significa stilare un vero e proprio programma elettorale. «I temi sui quali i candidati rettore devono offrire all’Ateneo la loro visione – continua Rea – sono almeno dieci (nella lettera vanno dal punto A al punto L). Non sfuggirà a nessuno la generale complessità di questi temi, ma è indubitabile che la concretezza delle proposte sostanzierà Responsabilità e Impegni (con la maiuscola) dei candidati Rettore e sarà la base delle rispettive credibilità».

La risposta di Cuccurullo sembra però riflettere un certo fastidio rispetto alla necessità, sollevata dal professor Rea, di un dibattito o di «un bilancio di mandato» che secondo il rettore uscente sarà illustrato solo in Senato accademico, dove i pericoli di una sfiducia sono minori. Ma nel mondo ovattato della d’Annunzio, nei silenzi cardinalizi di certi porporati senza zucchetto, una virgola di più, una lettera o un’autocandidatura sono guardati con fastidio e rischiano di valere come quel famoso detto secondo cui quando c’è il Conclave “chi entra papa, esce cardinale.” Cioè siamo ancora molto lontani da candidature inossidabili, che usciranno alla fine tra quelli che oggi tacciono. Per il momento gli osservatori si debbono esercitare a valutare le sfumature, come le firme su un documento. Ieri la risoluzione unanime dei 37 ordinari per attivare il ricorso al Tar contro il licenziamento era firmata solo da 36 docenti revocati: mancava il prorettore Massimo Sargiacomo. Un fatto di stile o una revoca che non è ancora effettiva?

Sebastiano Calella  17/06/2011 8.51