Melania, dubbi su telefonino ritrovato. Non c'è conferma che sia di Parolisi

Alessandro Biancardi

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ASCOLI. «Laura Titta non c'entra niente con l'omicidio di Melania e non ha mai conosciuto Salvatore Parolisi».

E' stata accorata la difesa della giovane soldatessaa  napoletana arrestata due giorni fa con l'accusa di essere al servizio dei boss del clan dei Casalesi. A difenderla a spada tratta è stata la cugina, Teresa, che ieri è intervenuta telefonicamente alla trasmissione 'Chi l'ha visto?' per «ristabilire la verità dei fatti».

La vicenda di Titta si è intrecciata con l'omicidio di Melania Rea, la giovane mamma napoletana trovata uccisa a Colle San Marco, in quanto l'arrestata era una recluta del 235/o Reggimento Piceno, proprio la caserma di Ascoli dove presta servizio il caporal maggiore Parolisi. Una semplice coincidenza che tuttavia ha indotto gli inquirenti a verificare ipotetici legami con il delitto irrisolto.

Secondo l'accusa la ragazza era vittima di raptus di gelosia ed era pronta a rivolgersi ai boss del clan dei casalesi per far punire i fidanzati che non si comportavano come lei avrebbe voluto. Da qui la decisione della Procura di Ascoli di studiare a fondo anche questa pista per tentare di risolvere il giallo irrisolto di Melania.

Ma secondo la cugina, Laura Titta sarebbe rimasta impigliata in una storia più grande di lei: «Siamo cresciute insieme», ha detto al programma di Federica Sciarelli, «è una brava ragazza, non è una violenta come la stanno descrivendo i giornalisti. E' una ragazza che si è sempre spaccata la schiena per andare avanti. Il suo sogno è quello di diventare una soldatessa e aveva paura di non riuscirci a causa di un ex fidanzato dal passato poco raccomandabile».

La ragazza ha poi raccontato che la stessa Titta le avrebbe confidato di temere per la sua incolumità: «il suo ex fidanzato la stava mettendo nei guai tanto che lei mi scrisse in chat su Facebook che stava chiedendo in prestito dei soldi al padre per affidarsi ad un avvocato».

Poi due giorni fa l'arresto con le accuse pesanti come macigni. Per la Dia di Napoli la giovane recluta  era l’autista personale di Emilio Di Caterino,  detto "capa grossa", considerato uno dei luogotenenti di Giuseppe Setola, capo dei casalesi .

A lui la giovane recluta offriva ulteriore supporto anche nella routine delle faccende domestiche, come stirare, lavare i panni, fare la spesa, cucinare. Ad incastrare la giovane soldatessa sono state alcune intercettazioni telefoniche e le testimonianze di alcuni pentiti che avrebbero fatto in maniera esplicita il nome della Titta, come primadonna vicina al Di Caterino, capace di svolgere al contempo diversi tipi di servigi.

Il 2 luglio 2008, ricostruisce la Procura napoletana, Laura convince il fidanzato del momento, Giovanni Mola, e l’altro affiliato al clan Paolo Gargiulo (che successivamente sarà arrestato con Setola nel covo di Mignano Montelungo) a picchiare ferocemente un suo ex, Giuseppe Madonia; la soldatessa attira Madonia in una trappola dandogli appuntamento vicino al cimitero di Giugliano (Napoli).

E questa è probabilmente la parte che interessa maggiormente gli investigatori del caso Melania che vogliono accertarsi che Laura e Salvatore Parolisi si siano mai conosciuti.

La cugina della recluta è convinta che i due non si conoscessero: «noi parliamo sempre di tutto e in questi mesi in cui si sta parlando tanto dell'omicidio della povera Melania lei non mi ha mai detto di conoscere il marito».

OGGI L'INTERROGATORIO

Intanto proprio oggi Titta sarà interrogata per rogatoria dal gip di Santa Maria Capua Vetere Cettina Criscuolo, e non quello di Napoli Dario Gallo che ha emesso l'ordinanza di custodia. L'interrogatorio verterà esclusivamente sui fatti che le vengono contestati, risalenti al 2008 e dunque precedenti al suo primo arruolamento nell'esercito; non vi parteciperanno i tre pm che coordinano le indagini, Catello Maresca, Cesare Sirignano e Giovanni Conzo. Legale d'ufficio è stato nominato Giuseppe Guadagno, del foro di Santa Maria, che potrebbe però non essere confermato come difensore di fiducia. I pm non escludono comunque di interrogare la soldatessa nei prossimi giorni per approfondire la sua personalità e il suo passato.

IL TELEFONINO DI PAROLISI

Ma nelle ultime ore è saltato fuori anche un ennesimo giallo che coinvolge direttamente Salvatore Parolisi. Sono attesi per oggi, infatti, i risultati dei primi accertamenti sul telefonino recuperato la scorsa settimana, il 10 giugno, all'esterno della palazzina che ospita gli spogliatoi del campo sportivo di Villa Pigna, una frazione di Folignano.

I magistrati vogliono capire se appartiene al marito di Melania Rea. Il telefonino è stato recuperato dopo la segnalazione di un uomo di 39 anni, del posto, che ha detto di aver visto quel giorno Parolisi nell'atto di appoggiare o raccogliere qualcosa da terra.

Un movimento comunque sospetto che ha spinto l'uomo a segnalarlo.

Sul posto sono giunti agenti di polizia che hanno recuperato un telefonino, avvolto in una busta di plastica, consegnandolo poi ai carabinieri per gli accertamenti.

Da verificare se appartenga a Parolisi (si saprà probabilmente già oggi). Appare singolare, comunque, che dovendosi disfare di un cellulare, invece di buttarlo in un cassonetto dell'immondizia o in qualsiasi altro posto, il proprietario (chiunque esso sia) abbia deciso di nasconderlo nel campo sportivo.

Un'area dove Parolisi, che risiedeva a Folignano con la moglie e la piccola Vittoria, andava di solito a correre per tenersi allenato. Il fratello di Melania ha raccontato di aver domandato al cognato dell'episodio che avrebbe confermato di essere stato in quel posto quel giorno ma di essersi piegato «per raccogliere un fiore per Melania».

C'è anche da dire che da settimane gli inquirenti chiedevano conto a Parolisi di un secondo cellulare, dedicato alle conversazioni telefoniche extra coniugali che l'uomo ha confermato di avere.

Ma il caporal maggiore ha anche raccontato di averlo buttato tempo fa in un cassonetto dell'immondizia. Quindi, secondo la versione dell'uomo, quello trovato al campo sportivo non sarebbe il suo cellulare.

Solo gli accertamenti tecnico scientifici potranno svelare il mistero.

a.l.  16/06/2011 8.39

PER LA PROCURA STORIA TELEFONINO NON RILEVANTE

Ancora nessuna conferma, da parte della Procura di Ascoli, sul proprietario del telefonino recuperato fuori dagli spogliatoi del campo sportivo di Villa Pigna, a Folignano. Ma anche se fosse di Salvatore Parolisi gli inquirenti non vi annetterebbero comunque grande rilevanza ai fini dell'inchiesta. E' quanto trapela in ambienti della stessa Procura.

Se il telefonino è del caporalmaggiore dell'esercito, allora si tratterebbe dell'apparecchio che l'uomo utilizzava per comunicare di nascosto con Ludovica P., la soldatessa con cui aveva una relazione extraconiugale. Per questo, anche in assenza del cellulare di Parolisi, gli investigatori avrebbero già agevolmente tracciato le comunicazioni fra i due attraverso il telefonino della donna.

Resta da chiarire però perchè abbandonare un cellulare in quel modo e soprattutto perchè mentire sostenendo di aver semplicemente raccolto un fiore per la donna morta, così come ha detto Parolisi. Intanto, sembra che slitti alla prossima settimana (era prevista per la fine di questa) la consegna dei risultati dell'autopsia da parte del medico legale Adriano Tagliabracci. 

16/06/2011 14.10