Soldatessa al servizio dei boss casalesi, nuova pista per l'omicidio di Melania?

Alessandro Biancardi

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ASCOLI PICENO. E' stata prelevata ieri mattina all'alba dalla caserma di Ascoli Piceno, sede del 235 Reggimento Piceno, dove prestava servizio da dieci giorni, e portata al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

Per Laura Titta, soldatessa di 25 anni, l'accusa è di quelle pesanti: favoreggiamento nei confronti del boss casalese Giuseppe Setola e del suo gruppo.

Con lei in manette sono finite altre 10 persone ma ieri il suo arresto ha creato scalpore in città e gettato nuove ombre sul caso dell'omicidio di Melania Rea, la giovane mamma di Somma Vesuviana trovata morta nel bosco delle Casermette, in provincia di Teramo.

Da mesi si lavora sul delitto irrisolto: l'attenzione degli investigatori è tutta concentrata sul marito della donna, Salvatore Parolisi, che si dichiara innocente.

Fino a ieri, però, non c'erano piste da seguire. Nemmeno il vedovo ha saputo mai dare indicazioni su sentieri da battere. Poi ieri il caso dell'arresto della giovane recluta ha gettato una nuova ombra sul delitto della mamma di Somma Vesuviana.

La giovane, infatti, è stata arrestata proprio nella caserma di Ascoli, il 235/o Reggimento Piceno ( il primo ad aver aperto le porte alle reclute femminili) dove presta servizio il caporal maggiore Parolisi.

Torna così alla mente l'ipotesi, mai tramontata, che il delitto sia maturato proprio in quell'ambiente. Al 'Rav', Laura Titta aveva svolto l'addestramento tra il 2009 e il 2010, quando si era arruolata per la prima volta nell'Esercito.

Dopo l'addestramento fu trasferita in una caserma napoletana, dove rimase fino al congedo. Presentò quindi una domanda di riammissione, in seguito alla quale stava frequentando da una decina di giorni un corso di 'amalgama' nella stessa caserm, un corso che prelude ad un altro anno di arruolamento nell'Esercito.

Accostamento azzardato con la vicenda di Melania? Dalla procura di Ascoli Piceno per il momento non si sentono di escludere niente e gli inquirenti hanno fatto sapere che valuteranno «con attenzione» possibili collegamenti e saranno valutati, in particolare, gli eventuali rapporti tra la giovane donna e il caporal maggiore, che al Rav addestra reclute.

Parolisi conosceva Titta?

Anche perchè la donna, da quanto si evince dall'ordinanza di custodia cautelare, era vittima di raptus di gelosia ed era pronta a rivolgersi ai boss del clan dei casalesi per far punire i fidanzati che non si comportavano come lei avrebbe voluto.

Possibile che qualcuno abbia infierito sulla mamma napoletana nel corso di una spedizione punitiva?

AUTISTA DEI BOSS

La giovane, considerata un'insospettabile, secondo la ricostruzione degli investigatori avrebbe avuto un ruolo importante nella logistica del clan del boss Giuseppe Setola prestandosi - secondo l'accusa - a fare da autista nello spostamento dei latitanti e a consegnare loro i pasti.

Su una gamba Titta si era fatta tatuare la parola "terrorista". Secondo quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Dario Gallo su richiesta dei pm Catello Maresca, Cesare Sirignano e Giovanni Conzo il 2 luglio 2008 la donna avrebbe convinto il fidanzato del momento, Giovanni Mola, e l'altro affiliato al clan Paolo Gargiulo (che successivamente sarà arrestato con Setola nel covo di Mignano Montelungo) a picchiare ferocemente un suo ex, Giuseppe Madonia; la soldatessa attira Madonia in una trappola dandogli appuntamento vicino al cimitero di Giugliano (Napoli).

Per evitare ritorsione da parte della famiglia Madonia, a sua volta vicina agli ambienti della criminalità organizzata del Giuglianese, la soldatessa, accompagnata dalla madre, va a trovare il boss latitante Emilio Di Caterino, oggi collaboratore di giustizia: quest'ultimo convince gli amici del giovane picchiato a soprassedere in nome dell'alleanza con i casalesi.

Poche settimane dopo, però, il 25 luglio, Laura organizza una nuova spedizione punitiva, questa volta contro Giovanni Mola, "colpevole" di non volerle restituire l'auto da due giorni. Anche in questo caso la soldatessa cerca l'aiuto di Di Caterino, che però non frattempo ha cambiato covo. Per rintracciarlo, Laura si rivolge a una sua cara amica, Francesca Maisto, a sua volta arrestata ieri: Maisto, fidanzata con Stefano, un giovane estraneo agli ambienti della malavita, è anche la compagna del boss detenuto Antonio Di Tella, sposato e con figli, ma oltre a ciò intrattiene una relazione con il latitante Emilio Di Caterino.

15/06/2011 8.06