UdA, secondo il Ministero non era possibile assumere i prof ordinari

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Si radicalizza la contestazione dei 37 professori ordinari prima assunti e poi licenziati dall’università d’Annunzio: si spacca il fronte dei presidi contro il rettore e arriva una lettera del Ministero che ribadisce le ragioni del no alle assunzioni.
CHIETI. Si radicalizza la contestazione dei 37 professori ordinari prima assunti e poi licenziati dall’università d’Annunzio: si spacca il fronte dei presidi contro il rettore e arriva una lettera del Ministero che ribadisce le ragioni del no alle assunzioni.

Infatti è saltato un incontro dei licenziati, programmato con il rettore Franco Cuccurullo, anche se la disdetta è stata comunicata per tempo. Il contatto era stato richiesto durante l’ultimo Senato accademico da Michele Vacca, preside di Farmacia e da Enrico Spacone, architettura, rappresentante dei direttori di Dipartimento, e doveva servire ad allentare la tensione interna alla d’Annunzio. E sembra dividersi il fronte dei presidi che avevano promesso battaglia in Senato contro Cuccurullo e che poi invece poi si sono defilati all’ultimo momento. Intanto dal Ministero è appena arrivata una lettera di cinque pagine più due di allegati indirizzata al Rettore, al Direttore amministrativo ed al Presidente dei Revisori e p. c. al Cineca sul Turn over delle assunzioni, dove si ribadisce il no alla presa in servizio dei 37 ordinari. Così la lotta si fa più dura e rimane soprattutto in capo ai “revocati”, decisi a vendere cara la pelle attraverso iniziative giudiziarie senza sconti per nessuno. E per paradosso, ammesso che dalla via giudiziaria dovesse risultare qualche ipotesi di reato come l’abuso di potere, per il vertice della d’Annunzio sarebbe meglio questo risultato piuttosto che – se i 37 ordinari non fossero stati revocati – una sicura ispezione del Ministero sui criteri adottati per le passate assunzioni, come si evince dalla lettera datata 9 giugno e appena arrivata. Insomma sotto la lente ministeriale è la “concorsocrazia” degli ultimi anni, con riflessi negativi sulla gestione Cuccurullo e sulla sua uscita di scena. Il che condizionerebbe e assai la corsa alla successione, con candidature a Rettore più forti per chi non è riconducibile all’eredità del rettore uscente e più deboli per chi sarà identificato come erede di Cuccurullo.

IN SENATO ACCADEMICO, LA CONGIURA DEI PRESIDI SI SGONFIA SUBITO
La prima notizia che non è filtrata a caldo subito dopo il Senato dei giorni scorsi, è una strategia di “disinformatia”, visto che l’immagine esterna di compattezza un pò troppo idilliaca uscita da quell’incontro nascondeva di fatto una rottura interna. Sembra infatti che la sera precedente il Senato, in una riunione ristretta di alcuni presidi, sia stato deciso un affondo contro il rettore affidato ad un odg o comunque ad un documento che il preside Gaetano Bonetta avrebbe dovuto presentare il giorno dopo in Senato. Nel documento si ponevano all’attenzione del rettore due punti: il primo era che «le iniziative intraprese dall’amministrazione centrale hanno alterato e modificato la volontà e la determinazione soggettiva e collegiale della seduta senatoriale del 26 maggio scorso». Il documento contestava la redazione della delibera «in larga parte non coerente con quanto espresso dai senatori e dalla relazione della professoressa Fausta Guarriello, giacché è priva della parte finale dove si proponeva una ben precisa proposta operativa da approvare». Il secondo punto della contestazione era il fatto che la deliberazione era stata comunque disattesa, perché «nulla è stato fatto per creare le condizioni di una revisione del parere negativo dei Revisori dei conti e del Cda del 23 maggio». Di qui la richiesta di bloccare le revoche e di dar corso alla delibera originale del Senato. Dopo la lettura del breve documento, il direttore generale Marco Napoleone ne ha contestato il contenuto, riferendo che l’UdA «ha fatto tutto quello che il Senato aveva chiesto». A sorpresa i presidi che avrebbero dovuto appoggiare Bonetta, dopo appena una notte di congiura, si sono defilati. Così l’odg è caduto nel vuoto, con una posizione finale del Senato alla “volemose bene”, non si sa quanto reale.
PER IL MINISTERO, QUEST’ANNO L’UNIVERSITÀ NON POTEVA ASSUMERE I PROF ORDINARI
La seconda notizia è l’arrivo di una lettera del Ministero con oggetto: “Turn over 2010 (programmazione 2011) e disponibilità residue Turn over 2009 (programmazione 2010).” In realtà sembra che questa lettera sia stata inviata perché l’ateneo non ha risposto alla precedente comunicazione del 21 aprile, quella che ha forse determinato il Collegio dei Revisori al punto da far emettere il parere negativo in base al quale il CdA ha revocato le assunzioni. In questa lettera il ministero, riprendendo la normativa generale Gelmini-Brunetta, ricorda che la d’Annunzio ha in passato utilizzato per le assunzioni di docenti ordinari più punti organico (cioè più possibilità di assunzioni) di quel che poteva. Addirittura nel recente passato lo stesso Ministero aveva segnalato alcune criticità, per cui andavano recuperati gli sforamenti piuttosto che procedere a nuove assunzioni. E mentre in questa lettera si ribadisce che le assunzioni di quest’anno debbono avere come limite massimo il 50% delle minori spese annuali dei pensionamenti o dei trasferimenti del 2010 e che non sarà consentito il cumulo delle differenti possibilità di assunzione, resta immutato quanto scritto nella lettera del 21 aprile: «i punti organico disponibili (cioè il punteggio per le assunzioni) è di 14,08 punti e a tutt’oggi risultano già utilizzati 11,50 punti per gli ordinari». Detto in altre parole, secondo il Ministero non si poteva assumere nessuno o quasi. Si spiega così il parere negativo dei Revisori che in qualche modo voleva evitare che l’ateneo si esponesse ad un’altra ispezione con il rischio di evidenziare altre criticità al momento probabilmente sconosciute e sotto controllo. Il problema che si pone ora al rettore è di chiudere al più presto la programmazione del personale entro i paletti fissati dal Ministero. In questo modo, riuscendo con l’attuale normativa ad accumulare altri risparmi da pensionamento, probabilmente entro il 2013 si potranno riassumere quasi tutti i revocati. Sempre se i Senatori, cioè i presidi, attraverso la politica delle proprie facoltà, riusciranno a far deliberare il proprio fabbisogno senza sterili calcoli di potere e senza gelosie. E’ questa l’ultima possibilità per i “revocati” di non finire in tribunale: una programmazione precisa delle assunzioni per far rientrare un’emergenza durissima per i licenziati, vittime incolpevoli di giochi di potere mascherati da trappole burocratiche.
Sebastiano Calella 14/06/2011 9.30