Morte Alinovi, su Facebook la foto del «medico della morte»

Alessandro Biancardi

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Morte Alinovi, su Facebook la foto del «medico della morte»
PESCARA. Una foto sorridente di un medico del nosocomio pescarese e un commento: «se li conosci li eviti... il medico della morte...». E poco più sotto: «costui è l'assassino di mio figlio», «esperto nel dare il farmaco giusto per farti morire...»

E' questo il contenuto shock comparso da qualche giorno sulla bacheca Facebook di Mario Alinovi, il papà di Vasto che da anni chiede giustizia per la morte del suo piccolo Paolo, deceduto nell'ospedale pescarese a seguito di un intervento considerato di routine, nel 2009. La storia viene raccontata questa mattina dal quotidiano La Repubblica dal titolo ''Il figlio muore sotto i ferri 
gogna su Facebook per il medico''.

Mentre la via della giustizia ordinaria ha i suoi tempi, il papà di Paolo si sfoga sui social network gridando la sua rabbia ed il suo dolore infinito. Ancor prima che una sentenza definitiva gli dica perchè è morto suo figlio e chi siano i responsabili.

Al momento la procura indaga su 11 persone ma Alinovi teme che la giustizia non faccia il suo corso. «In questo paese è tanto chiedere giustizia», si sfoga l'uomo tra le parole di incoraggiamento degli amici che lo invitano a non arrendersi.

«Il fratello (del medico, ndr) è un sostituto procuratore......capite contro chi combattoooooo....», scrive ancora l'uomo che già nei giorni scorsi, sempre su Facebook, denunciava: «la massoneria tramite il Rotary fa intervenire i poteri forti per tenere silenziosamente a tacere la morte dei 3 bimbi morti a Pescara». E il riferimento è al decesso dei tre neonati sui quali non sono state date ancora risposte.

«Ogni volta che lo vedo», scrive la mamma Barbara, «ripenso a quella notte, alla notte in cui questo maledetto si è fatto scivolare tra le mani con non noncuranza la vita di mio figlio. Anche il suo avvocato un noto Procuratore in pensione non sapeva dove arrampicarsi durante l'udienza del probatorio. Eccoti qua, noi a piangere un figlio che non c'è più a causa tua e dei tuoi illustri baroni e massoni colleghi e tu che con quel sorrisetto continui a fare la tua bella vita grazie allo stato italiano, grazie alla "non legge italiana"»

LE PERIZIE

Sempre sul social network l'uomo ha pubblicato anche la perizia redatta da Giuseppe Fortuni e Fabrizio Demaria con le conclusioni.

I due periti nominati dal gip Luca De Ninis parlano di «scarsa diuresi durante il periodo di assistenza anestesiologica all’intervento chirurgico» che «avrebbe dovuto aumentare l’attenzione dei medici presenti in sala operatoria in relazione alla possibilità di una incipiente insufficienza renale o di una iniziale bassa portata cardiaca».

«E' possibile affermare», scrivono i periti, «che i medici avrebbero dovuto mettere in opera accertamenti, monitoraggi, e terapie immediate. Provvedimenti che non ci sono stati nel caso in esame. Il monitoraggio e la sorveglianza clinica non appaiono essere stati eseguiti in maniera adeguata alle esigenze del caso».

«Appare, peraltro, carente e tardiva anche la individuazione dei primi segni di choc presentati dal bambino».

E il parere continua sulla stessa scia anche più sotto: «per quanto riguarda l’uscita dalla sala operatoria di un bambino che già presentava un inizio di anuria e una grave anemia e un elevata iperpotassemia bisognava ricoverare il paziente la dove è possibile fornirgli una sorveglianza e un monitoraggio continuo. Tutto questo non è stato fatto».

I periti si concentrano poi sul medico la cui foto è stata pubblicata su Facebook con la didascalia ''medico della morte'': «si attiva soltanto alle ore 05.30 somministrando 6 grammi di albumina e 6 grammi di furosemide terapia che non può considerarsi in alcun un provvedimento alla situazione clinica. Per quanto riguarda la somministrazione di albumina nel caso in esame non solo non vi era una precisa indicazione, ma la storia clinica ne sconsigliava l’utilizzo».

«Dal dibattimento con i due consulenti del Gip», spiega Alinovi, «è emerso che il piccolo paziente già durante l'intervento stava andando incontro ad un anuria grave, che dai prelievi ematici delle 15.53 e delle 16.12 risultava che (orari in cui il bimbo era ancora in sala operatoria), si era instaurata una grave anemia e una iperpotassemia. Il bimbo è uscito dalla sala operatoria dopo quasi 9 ore e non è stato monitorato con un elettrocardiogramma  costante e che non sono stati   corretti i valori alterati se no dopo 17 ore, quando era troppo tardi. L'anestesista che avrebbe dovuto monitorare il bambino durante tutta la notte non è mai entrato nella stanza per una consulenza, il medico del turno di notte si attiva solo dopo due ore che il personale infermieristico lo avvisano che il bimbo non urina più, somministrando albumina un farmaco non efficiente ma anche secondo la letteratura non adeguato».

Il fascicolo è tornato poi nelle mani del pm Salvatore Campochiaro che dovrà farà la richiesta di rinvio a giudizio.

11/06/2011 10.22