Blitz del senatore Mascitelli all’Azienda agricola: si muove la Commissione Marino

Alessandro Biancardi

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RIPA TEATINA. «Ma come: stiamo facendo di tutto per deospedalizzare i malati di mente e per chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari e voi in Abruzzo fate il contrario?»

«Senatore Mascitelli: facci sapere cosa sta succedendo all’Azienda agricola di Ripa Teatina»: nasce così la visita ispettiva della Commissione d’inchiesta del Senato sul sistema sanitario (presieduta da Ignazio Marino) alla struttura riabilitativa  parzialmente svuotata di pazienti, dopo che è stata chiusa con un’ordinanza del sindaco di Ripa.

Stamattina, dunque, all’Azienda agricola c’è stato un blitz del senatore Alfonso Mascitelli, Idv, accompagnato dal capitano Marcello Sciarappa, comandante del Nas di Pescara, per controllare la documentazione sanitaria e amministrativa dei 35 pazienti che erano ospitati prima della diaspora.

Poco prima il senatore era passato al carcere di Chieti per visitare quella paziente opg (proveniente cioè dagli ospedali psichiatrici giudiziari) che pur di non essere trasferita dalla struttura di Ripa in una comunità di Lecce aveva chiesto ed ottenuto di tornare in carcere, a Madonna del freddo. Il fatto aveva suscitato sconcerto e attenzione nella Commissione del Senato.

LA STRUTTURA SPOPOLATA

La visita del senatore e del Nas è iniziata verso le 10,30. Parte l’allarme telefonico del personale ed è tutto un accorrere da Villa Pini, con il direttore sanitario Francesca Catini in testa. Mentre il senatore ed il capitano consultano la documentazione, arriva di corsa anche Raffaele Sebastianelli, che dirige il Dipartimento prevenzione della Asl. Più tardi, ma a visita terminata, sopraggiunge anche l’ex onorevole Nicola Carlesi, responsabile del settore salute mentale dell’Azienda sanitaria, che si intrattiene con Giovanni Pardi, lo psichiatra che dirige la riabilitazione psichiatrica di Villa Pini. Intanto arriva anche la notizia che il ricorso presentato dalle famiglie contro il trasferimento dei malati e in difesa del diritto soggettivo alla salute, sarà discusso in Tribunale il prossimo 14 luglio. Il giudice Lucio Luciotti non se l’è sentita di emettere un provvedimento “inaudita altera parte”  e quindi ascolterà le ragioni della Asl proprio il giorno anniversario della Rivoluzione francese, quella dei diritti di tutti i cittadini. Gli unici ad essere contenti di tutto il movimento per la visita della Commissione del Senato sono i 13 pazienti rimasti, i «sopravvissuti, come il film che ho visto», commenta la paziente che dice di venire da Cortina d’Ampezzo, dove «cenava con il Conte Primavera».

«E’ vero che ad una certa età si può stare bene? – continua allegra – sì? Grazie, me ne vado. Ma quanto manca al 21 dicembre del 2012?»

 Sei mesi. No, mi sbaglio: un anno e mezzo.

«Sì, 18 mesi – conclude convinta – sono passati secoli da quando me lo hanno detto…»

Il personale dell’Azienda agricola fatica a tenere calmi gli ospiti rimasti, mentre rientra dalla spesa la giovane incaricata delle compere: «mancavano 70 centesimi: 50 in un elenco e 20 in un altro», spiega attenta. Qualcuno si avvicina alla finestra da dove si può vedere il lavoro di controllo del senatore e del Nas: «Spostati, vieni qui», lo richiama con dolcezza un’infermiera. Il clima è amichevole: i malati vogliono essere fotografati insieme al personale «ma non con me che sono un uomo, mettiti vicino ad una ragazza…»

«Che c’entra, siamo amici. Anzi mi fa pure un autografo?» La visita della Commissione volge al termine. I malati vorrebbero che non finisse mai, gradiscono la compagnia, il movimento, la possibilità di scambiare qualche parola.

«Sei sposato?»

Sì.

«Hai la moglie?»

Certo.

«E tuo padre come si chiama. O si chiamava?...»

 

I DUBBI DI MASCITELLI

«Per un momento mi voglio spogliare del mio ruolo di senatore e di commissario – racconta Mascitelli – ma ho trovato la signora in una cella di 3 metri per 3 con 7 persone ammassate insieme. E’ stata ricoverata il 2 giugno e la prima visita psichiatrica l’ha avuta il 7, cioè cinque giorni dopo. Qui però l’hanno allontanata dall’Azienda agricola, nonostante ci fosse tutta un’altra situazione logistica. So bene – e riprendo il mio ruolo da senatore – che qui manca qualche requisito, ma vedo anche che si stanno effettuando lavori per portare tutto nella norma, anche se la Regione è stata assente nel momento clou del trasferimento, quando con un pò di buon senso si poteva evitare tutto questo strazio. Mi aggiungono che è di ostacolo il fatto che l’Azienda agricola non sia in un contesto urbano. E mettiamo che sia pure così: mi piacerebbe però sapere se tutte le strutture scelte per il trasloco di una ventina di malati abbiano tutti i requisiti e se siano tutte in un contesto urbano. Relazionerò martedì al presidente Marino e ringrazio il Nas per la professionalità dimostrata in questa visita non facile».

 C’è un altro aspetto sul quale il senatore si interroga: «la donna trasferita in carcere era stata condannata per un reato gravissimo, compiuto mentre era incapace di intendere e di volere – spiega Mascitelli - e si trovava nella struttura riabilitativa di Ripa da cui la Asl l’ha trasferita in carcere. Domanda: la paziente era cosciente che sarebbe tornata in carcere, da dove i giudici l’avevano fatta uscire? Il suo è stato un consenso pieno?»

 Ma ci sono margini per tornare indietro, rispetto a questo trasloco?

«Toccherà alla Commissione valutare il tutto, io posso solo riferire – conclude il senatore – però all’orizzonte c’è il trasferimento in Abruzzo di 35 malati opg che dovranno tornare subito. La soluzione non è certo quella adottata qui, dove alcuni pazienti opg sono stati ospedalizzati con costi astronomici e senza garanzie particolari. Altro che risparmio e altro che tutela e rispetto della salute…»

Sebastiano Calella  10/06/2011 16.12