Calcio scommesse, indagati parlano e aumentano sospetti sulla serie A

Alessandro Biancardi

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CREMONA. Giornate intense per gli investigatori che stanno ascoltando tutti gli indagati. E dalle tante ore di interrogatorio aumentano i sospetti che siano finite nel giro delle partite ''addomesticate'' anche gare di serie A. *IL COMMERCIALISTA INGUAIA BEPPE SIGNORI: «È IL 'CONTATTO' PER SINGAPORE» *IL BOSS A BORDO CAMPO, LE MANI DEI CLAN SUL CALCIO SCOMMESSE?

CREMONA. Giornate intense per gli investigatori che stanno ascoltando tutti gli indagati. E dalle tante ore di interrogatorio aumentano i sospetti che siano finite nel giro delle partite ''addomesticate'' anche gare di serie A.

*IL COMMERCIALISTA INGUAIA BEPPE SIGNORI: «È IL 'CONTATTO' PER SINGAPORE»

*IL BOSS A BORDO CAMPO, LE MANI DEI CLAN SUL CALCIO SCOMMESSE?

Ieri faccia a faccia con il procuratore di Cremona, Roberto Di Martino, c'è stato per ben sei ore il dentista anconetano Marco Pirani.

Nel suo racconto è andato ben oltre i 18 incontri combinati che l'hanno portato in carcere e ha quantificato tutti quelli a sua conoscenza: una trentina.

Tra questi, un vecchio incontro di serie A, oltre a quei tre che vedrebbero coinvolte Roma, Lecce, Genoa, Fiorentina e Cagliari di cui aveva già parlato nell'interrogatorio davanti al gip Guido Salvini, e due incontri di B. E la "sensazione" che il procuratore Di Martino ha tratto dall'interrogatorio di Pirani e dagli accertamenti complessivi è quella che «ci siano grossi problemi anche in serie A, incontri truccati».

«E' una sensazione - dirà poi il magistrato - e una sensazione non è una prova, ma la sensazione e che le combine in serie A non riguardino i giocatori ma le società».

Nel corso dell'interrogatorio, Pirani avrebbe detto di aver avuto informazioni sulle combine principalmente da Massimo Erodiani, il titolare di agenzie di scommesse anch'egli arrestato, ma anche da altre persone, di cui ha fatto i nomi, principalmente rispetto agli incontri di serie A che sembrano un poco distanti dal giro arrestato nell'inchiesta cremonese, perché comperare una partita della massima serie era troppo oneroso per loro.

Talvolta, Pirani aveva la sensazione di essere un poco "isolato", quando a gestire le grosse scommesse erano i gruppi di scommettitori chiamati "Bolognesi" o "zingari".

LA CIVITA NON RISPONDE

Si è avvalsa invece della facoltà di non rispondere Francesca La Civita, la trentenne pescarese titolare di alcune agenzie di scommesse a Pescara e ad Ancona. Ieri la donna, che è agli arresti domiciliari, è comparsa davanti al gip di Ancona Alberto Pallucchini, che doveva sentirla per rogatoria per l'interrogatorio di garanzia. Il faccia a faccia però è durato solo pochi minuti. Secondo gli investigatori le agenzie sarebbero riconducibili a Massimo Erodiani, ritenuto uno degli organizzatori del giro.

LE INTERCETTAZIONI TIRANO IN MEZZO LA SERIE A

Dalle carte dell'inchiesta, intanto, emergono nuovi particolari, tutti ancora da verificare.

Negli atti sono riportate infatti centinaia di intercettazioni e brogliacci di telefonate - che sarebbero allo stato ritenute non rilevanti dagli inquirenti - in cui compaiono decine di squadre di serie A e anche i riferimenti a giocatori famosi e i nomi di ex campioni.

Il 21 marzo 2011, il giorno dopo Fiorentina-Roma finita 2-2, «Erodiani commenta con Pirani la partita dell'Inter - scrivono gli investigatori - e dice che l'attaccante del Lecce Daniele Corvia avrebbe pronosticato anche tanti gol in Fiorentina-Roma avendolo saputo dal Capitano della Giallorossa».

Nel brogliaccio non si esplicita chi sia il "Capitano della Giallorossa" e dunque non si fa riferimento né al capitano della Roma Francesco Totti, né al capitano del Lecce, la squadra di Daniele Corvia. Si tratta infatti di due squadre che vestono entrambi i colori giallorossi.

Nelle carte c'é anche un riferimento a Bobo Vieri.

Lo fa il giorno dopo Inter-Lecce - la partita del 'biscotto' non riuscito - lo 'zingaro' Ivan Tisci, uno degli indagati dell'inchiesta.

L'uomo dice a Antonio Bellavista che «ieri sera a Milano ha incontrato Bobo Vieri, i quale gli ha detto che non ha vinto molto e ha giocato da casa con il Pc».

A quel punto lo 'zingaro' aggiunge di «averlo imbeccato. Vieri sapeva dell'over 3,5 dell'Inter».

Di Inter-Lecce si parla anche in un'altra intercettazione, quella tra Antonio Bellavista, l'ex capitano del Bari, e lo scommettitore Fabio Daledo.

In particolare, Bellavista osserva che «il Lecce oggi va a Milano e li massacrano».

Daledo ribatte che «anche il Milan la settimana scorsa col Bari li dovevano massacrare ed han fatto 1-1», ma Bellavista «gli confida - scrivono gli investigatori - che ci sono sei giocatori dentro, così gli ha detto il suo amico, compreso il portiere».

B E LEGA PRO PARTE CIVILE

E ieri si è saputo della costituzione di parte civile della Lega B e Lega Pro. L'avvocato Salvatore Catalano, uno degli storici difensori di 'Mani pulite', rappresentante della Lega Pro ha spiegato che «nei limiti di quanto è previsto dal codice la Procura di Cremona é intenzionata a dare la massima collaborazione a Figc e Lega Calcio».

Il legale ha anche spiegato che la Lega Pro ha intenzione di chiedere una «radiografia puntuale» di tutte le scommesse riguardanti le partite di Lega Pro.

Questo per individuare eventuali altre irregolarità. Catalano ha anche detto che non é escluso che nei prossimi giorni possa venire a Cremona il procuratore federale della Figc, Stefano Palazzi. Il quale «ha ragione», secondo il procuratore Di Martino, quando si lamenta per i suoi pochi strumenti che «sono gli elementi che gli fornisce l'Autorità giudiziaria o poco piu».

E Di Martino ricordato: «Se non cambia la legislazione questa è l'ultima inchiesta che si fara». Anche perché dovrà interessarsi anche di un dossier dei Monopoli con le 37 partite con scommesse anomale già segnalate, nel corso della stagione calcistica 2010-2011, alla Procura Federale della Federcalcio. Tra queste ci sarebbero cinque partite di serie A, dodici di serie B e venti di Lega Pro.

08/06/2011 8.26

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* IL COMMERCIALISTA INGUAIA BEPPE SIGNORI: «È IL 'CONTATTO' PER SINGAPORE»

CREMONA. Era lui il contatto con gli scommettitori di Singapore, dove la 'cricca' del pallone giocava le partite combinate.

Ed era sempre lui che teneva in casa la lista delle 'regole' da seguire per effettuare le giocate. L'interrogatorio del commercialista bolognese Manlio Bruni inguaia Beppe Signori: e oggi per l'ex centravanti della Nazionale, capitano della Lazio e del Bologna, sarà difficile sostenere davanti al Gip di Cremona Guido Salvini che lui non fosse il capo dei 'bolognesi'.

Il «leader indiscusso» viene definito nell'ordinanza sul calcio scommesse, come quando scendeva in campo.

Nelle tre ore di interrogatorio Bruni, dice il suo avvocato, «ha definito ogni particolare della vicenda per ridimensionare il suo ruolo e ha fornito tutti gli elementi che servono per comprendere la nostra posizione».

Tradotto: lui non c'entra nulla con le partite combinate, agiva per conto di qualcun altro.

«Erano arrivate delle voci, delle 'dritte' su una combine - conferma lo stesso commercialista - che però non si sono rivelate vere».

Voci che Bruni ha attribuito a Massimo Erodiani e Antonio Bellavista. Ma davanti al Gip, Bruni ha parlato anche, e molto, di Signori e del modo in cui venivano effettuate le scommesse a Singapore, in modo da evitare i sospetti dei bookmakers italiani ed europei. Tanto che, si sottolinea in Procura, la posizione dell'ex bomber è, di fatto, «compromessa».

L'ultimo tassello i magistrati dovrebbero metterlo oggi quando Beppe si presenterà in procura per l'interrogatorio di garanzia, anche se è possibile che si avvalga della facoltà di non rispondere.

Una possibilità, questa, avvalorata anche da un'altra circostanza: nel corso delle perquisizioni sarebbe stata trovata proprio a casa di Signori una lista con le 'regole' che andavano rispettate per le scommesse.

Regole che riguardavano sia gli italiani sia gli asiatici che giovavano sulle 'dritte' provenienti dal nostro paese. Quali? Ad esempio che «in Asia si gioca soltanto nel momento in cui inizia la partita». O che devono essere stabiliti chiaramente i giorni in cui le scommesse vengono pagate.

Signori, di questo meccanismo, sarebbe stato il perno. Quello attorno al quale si muoveva il fiume di denaro transitato nello studio bolognese: 450mila euro in assegni li hanno sequestrati gli investigatori durante le perquisizioni. Ma gli inquirenti sono convinti che il volume di affari era ben più elevato. In sostanza, avrebbe ammesso durante l'interrogatorio Bruni, era proprio Signori l'uomo che teneva i contatti tra coloro che davano le 'dritte' - Erodiani, Bellavista - e i personaggi a Singapore.

Questi ultimi non sono stati individuati, mentre è stato identificato l'intermediario tra Beppe e gli asiatici: un esperto di informatica e gran conoscitore del mondo delle scommesse. Al Gip, l'ex bomber dovrà spiegare anche questo.

«Non ho mai avuto rapporti con il calcio giocato - ha sottolineato Bruni all'uscita parlando con i giornalisti- ci sono state date della dritte sbagliate su Inter-Lecce e noi abbiamo giocato. Ma non c'era nessun illecito su quella partita tanto è che abbiamo perso».

In merito alle altre due partite che vengono contestate al commercialista, Atalanta-Piacenza e Benevento-Pisa (combinate secondo l'accusa), Bruni ha detto che su quegli incontri «noi non abbiamo giocato».

Quanto a Beppe Signori, «é un mio amico e sono il suo commercialista - ha aggiunto - ma non abbiamo fatto scommesse insieme». «Quello che voi chiamate clan dei bolognesi - ha concluso - ha giocato una sola partita e ha perso».

08/06/2011 8.25

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*IL BOSS A BORDO CAMPO, LE MANI DEI CLAN SUL CALCIO SCOMMESSE?

NAPOLI. Chi ha consentito che Antonio Lo Russo, figlio del boss Salvatore, guardasse da bordo campo la partita Napoli-Parma del 10 aprile 2010? E' questa la domanda che potrebbe indurre i pm napoletani ad aprire un nuovo fascicolo sul controverso incontro di calcio dello scorso campionato, dopo l'invio del primo incartamento alla Procura della Federcalcio avvenuto quasi un anno fa quando gli inquirenti ritennero la mancanza di elementi idonei a sostenere l'accusa nell'ambito del procedimento penale.

La foto di Lo Russo, scattata dal fotografo dell'Ansa Ciro Fusco, che documenta la presenza del figlio del boss ai margini del rettangolo di gioco, sarà con ogni probabilità oggetto di approfondimento da parte dei carabinieri di Castello di Cisterna, cui nei prossimi giorni potrebbe arrivare una delega di indagine.

Nel giorno di Napoli-Parma Lo Russo era ancora in libertà, ma di lì a pochi giorni sarebbe diventato - e lo è tuttora - latitante in seguito a un'ordinanza di custodia per droga nei confronti di vari esponenti del clan.

L'altro elemento da approfondire è il flusso anomalo di scommesse fatte nel secondo tempo della partita sulla vittoria fuori casa del Parma: il primo tempo, infatti, era terminato uno a zero per il Napoli grazie a un gol di Quagliarella.

Il sospetto è che quelle scommesse tanto numerose siano state fatte da affiliati ai clan camorristici dei Lo Russo e degli "Scissionisti" che avevano truccato la partita, anche se dalle indagini fatte fino al luglio dello scorso anno non erano arrivate conferme.

«Mi meraviglio che la società calcio Napoli permetta a certa gente di stare a bordo campo. Il calcio deve cambiare, ci sono troppi soldi che girano attorno a quel mondo. Ne parlerò domani con De Laurentiis», ha commentato il sindaco Luigi De Magistris.

I flussi anomali di scommesse sono al centro anche dell'altra inchiesta avviata da tempo dalla Dda napoletana, quella sugli affari del clan camorristico D'Alessandro di Castellammare di Stabia che lo scorso ottobre portò all'arresto dell'attaccante Cristian Biancone e all'iscrizione nel registro degli indagati del portiere Vitangelo Spadavecchia.

Nell'ambito di tale indagine oggi il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo si è recato a Roma per interrogare un testimone.

L'obiettivo di Cantelmo, che segue le indagini assieme ai sostituti della Dda Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, è comprendere meglio i meccanismi con cui avvengono le giocate e il sistema dei flussi.

I magistrati, infatti, intendono incrociare i dati degli incontri sospetti - quelli su cui convergono molte puntate rispetto agli altri in programma nella stessa giornata - con le informazioni ricavate attraverso le intercettazioni telefoniche, e in particolare l'incremento delle puntate nei secondi tempi e nelle fasi conclusive degli incontri.

Per fare questo hanno dunque bisogno di dettagliate informazioni tecniche.

L'ipotesi investigativa è che il clan D'Alessandro, anche corrompendo alcuni calciatori, sia riuscito a pilotare l'esito di incontri di calcio; l'attenzione è focalizzata su diversi incontri delle serie minori, ma anche su qualcuno di serie

08/06/2011 8.25