Calcio scommesse, prime conferme da interrogatori e spuntano partite di serie A

Alessandro Biancardi

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“L’ULTIMA SCOMMESSA”. CREMONA. La mossa iniziale era quella di inficiare le intercettazioni telefoniche. La mossa però non è riuscita e così le intercettazioni dell’inchiesta ''Last bet'' (L’ultima scommessa) sono state dichiarate utilizzabili.*L'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE SI SFALDA. DA SODALI A NEMICI

L’attacco dei difensori dei 16 indagati era chiaro visto che l’indagine è fatta al 90 per cento di intercettazioni telefoniche confermate dai dati oggettivi dei risultati delle partite, dai movimenti di soldi generati, dalle conferme dei flussi anomali sulle partite truccate.

Ieri sono iniziati gli interrogatori di garanzia degli arrestati.

Massimo Erodiani, titolare di due sale scommesse, di Pescara e ritenuto i vertice dell’associazione forse non avrebbe voluto parlare ma poi si è saputo che uno degli indagati avrebbe espresso la volontà di collaborare con gli inquirenti e lui si è mosso di conseguenza.

Erodiani avrebbe in parte confermato la ricostruzione dei fatti contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare.

Davanti al gip Guido Salvini il pescarese, assistito dall’avvocato Giancarlo De Marco, avrebbe confermato in sostanza le intercettazioni e la loro “decodificazione” da parte della squadra mobile di Cremona ed alla fine vi sarebbe stata una sostanziale conferma del quadro accusatorio.

Erodiani ha spiegato di essere entrato nella vicenda per «recuperare un credito da un giocatore scommettitore».

Uno dei suoi avvocati, De Marco, non ha fatto il nome dell'ex portiere della Cremonese, Marco Paoloni, ma del debito parla la stessa ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere entrambi.

Un debito che si sarebbe aggirato intorno ai 110mila euro. Dall'interrogatorio di Erodiani sarebbe emersa la conferma che il medico odontoiatra Marco Pirani abbia parlato, nel precedente suo interrogatorio, di altre quattro o cinque partite, anche di serie A, rispetto alle 18 contestate nell'ordinanza di custodia cautelare. Erodiani avrebbe però risposto di non sapere nulla di queste partite. L'indagato sarà sentito probabilmente la settimana prossima dal procuratore Roberto Di Martino.

Antonio Bellavista, detto Makelele, ex calciatore, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip. Scelta processuale già decisa dall'ex portiere della Cremonese, Marco Paoloni. Lo ha spiegato il suo legale, Massimo Chiusolo, il quale ha spiegato che «non c'é stata la possibilità di acquisire nuove dichiarazioni che potrebbero essere state rivolte al mio assistito, e, in assenza di contestazioni a norma di legge abbiamo ritenuto di non rispondere».

Bellavista risponderà una volta che la difesa avrà acquisito i verbali dell'interrogatorio di Marco Pirani e Massimo Erodiani.

 TRE PARTITE, 5 SQUADRE

Ma ora i riflettori si accendono su altre tre partite truccate e 5 squadre coinvolte, anche di serie A e non solo, dello scorso campionato, oltre alle diciotto su cui si sono già conclusi gli accertamenti. E non sembra debba finire qui.

L'inchiesta della Procura di Cremona, che ha nuovamente sconvolto il mondo del calcio professionistico, ha la sua prima "gola profonda".

E' il medico odontoiatra Marco Pirani, di Sirolo (Ancona), accusato con il titolare delle agenzie di scommesse Massimo Erodiani di aver organizzato «la rete di rapporti stabili diretti alla manipolazione delle partite di calcio».

E delle scommesse era anche «finanziatore e scommettitore».

Pirani, davanti al gip Guido Salvini, ha parlato, per dirla come il suo legale, Alessandro Scaloni, anche di «circostanze che vanno oltre i reati contestati nell'ordinanza di custodia cautelare». Appunto quelle «partite, anche di serie A», come confermato più tardi dal procuratore di Cremona Roberto Di Martino, secondo il quale gli indagati avrebbero commesso anche altri reati dopo la cessazione delle intercettazioni.

Aperto il fronte, gli inquirenti sperano ora che anche gli altri indagati parlino, consentendo così di trovare prove concrete dell'esistenza di quel "secondo livello" che coinvolge la serie A e che a questo punto è più di un'ipotesi investigativa.

Pirani ha anche fornito una sua versione della vicenda della ricetta con la quale l'ex portiere della Cremonese, poi del Benevento, Marco Paoloni, acquistò il Minias con il quale "addormentare" i colleghi durante la partita Cremonese-Paganese del 14 novembre del 2010.

E la ricetta risaliva al giorno prima.

«Non sapevo che sarebbe stato usato in modo illecito - avrebbe spiegato Pirani - credevo dovesse servire alla moglie di Paoloni che soffriva di insonnia. Non l'avrei certo mai fatta su una carta intestata mia».

Pirani sarà interrogato nuovamente martedì prossimo dal procuratore Di Martino, anche per approfondire questi aspetti nuovi.

Anche Erodiani ha voluto dire la sua verità dopo un iniziale tentennamento. In un primo momento non voleva farlo, ma la scelta di Pirani di rispondere ha causato un effetto 'domino' sul quale gli inquirenti puntano parecchio.

La convinzione di chi indaga è insomma di aver fatto centro e di aver ottenuto non solo la conferma del lavoro svolto in questi mesi ma anche spunti importanti per l'attività che deve essere ancora svolta.

 IL NAPOLI A MILANO PER FARE 0-0

«Il Milan...Massimo...sta giocando...te dico solo che il Napoli è andato a Milano per far lo zero a zero».

L'ultima novità è contenta in uno degli atti depositati ieri in procura a Cremona, un'informativa da cui poi è scaturita l'ordinanza del Gip Salvini. Si tratta di due intercettazioni tra Massimo Erodiani e quel Mario Pirani.

Le telefonate sono del 28 febbraio 2011, il giorno di Milan-Napoli a San Siro (all'epoca le due squadre sono prima e seconda in classifica), una nel pomeriggio, alle 14.42 e una in serata, alle 21:12 a incontro in corso. Nella prima i due parlano di cosa giocare e ad un certo punto Erodiani dice: «io penso...1 X Milan...vai...io penso 1 X Milan...siamo più al coperto».

Più avanti Pirani aggiunge: «Io dico per me Milan-Napoli questa sera è una partita da stare lontano...perché è da tripla...al Napoli manca Lavezzi, va bé, però...sulla carta c'é l' 1 x, il Milan non può perdere ne ha perse già due con la Roma e con la Juve!».

I due discutono cosa giocare. Erodiani: «per me è 1...cioé, manco l'1 x».

E Pirani: «per me 1 non è, per me è più x».

Erodiani ancora: «Per me è 1...e ti dico che segna pure Ibrahimovic...».

I due continuano a discutere e cominciano a parlare di cifre.

«Se non lo becchiamo il Milan 1 x cosa succede?» chiede Pirani.

«Marco...- risponde Erodiani - che hai buttato 10 mila euro al vento».

La seconda telefonata avviene durante l'incontro, quasi al termine del primo tempo quando le due squadre sono ancora sullo 0-0.

Pirani chiama Erodiani e all'inizio i due parlano della partita Benevento-Cosenza (una di quelle finite nell'inchiesta perché "aggiustate") sempre del 28 febbraio, con Erodiani che dice «sì sì già sta a posto».

Poi il discorso va sul Milan. Erodiani: «ma il Milan come sta a giocà?».

Pirani:«Il Milan...Massimo...sta giocando...te dico solo che il Napoli è andato a Milano per far lo zero a zero». Erodiani: «addirittura»

Pirani: «Se gliene fa uno...il Milan gliene fa quattro...il Napoli si difende il Milan attacca ma non...non attacca veramente».

Il primo tempo si chiude zero a zero ma nel secondo tempo il Milan segna tre gol e vince la partita. La prima rete la segna proprio Ibrahimovic, al quarto minuto. Poi arrivano i gol di Boateng e Pato.

Pronostici non del tutto centrati anche se alcune intuizioni si sono rivelate esatte. Per coincidenza, bravura o cos’altro?

 04/06/2011 9.27

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L'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE SI SFALDA. DA SODALI A NEMICI

PESCARA. Metà maggio 2011. A pochi giorni dallo scoppio dell'inchiesta e dai 16 arresti qualcosa si sfalda nell'associazione a delinquere. Forse per la paura di essere intercettati, forse per cercare di tirarsi fuori dai guai due dei principali protagonisti da sodali diventano antagonisti.

Si tratta dell'abruzzese Massimo Erodiani e di Marco Paoloni, portiere della Cremonese attualmente in prestito al Benevento calcio fino al 30 Giugno 2011.

I due, secondo la procura, sono responsabili tra le altre cose di aver somministrato ad alcuni calciatori sostanze ipnotiche e insieme si sono preoccupati (era gennaio del 2011) della possibilità che qualcuno potesse risalire a loro tramite il farmaco somministrato e la ricetta.

Ma a metà maggio tutto cambia.

Erodiani e Paoloni sono l'uno contro l'altro in un sfida ardua quanto difficilissima: tirarsi fuori dai guai addebitando tutte le colpe all'altro.

Una sfida che non avviene in sede privata ma coinvolgendo Sandro Turotti, direttore generale della Cremonese. Erodiani lo chiama il 10 maggio sostenendo di essere a conoscenza di importanti notizie sull'avvelenamento del 14 novembre del 2010, quando il calciatore Carlo Gervasono rimane vittima di un sinistro stradale.

Turotti lo incontrò (in una pasticceria) stando a sentire quello che ha da dire ma avvertendo contemporaneamente la polizia. E proprio da un verbale del direttore generale si scopre cosa era avvenuto.

Erodiani sostiene che le responsabilità sono di Paoloni e che «non intendeva in alcun modo ottenere del denaro».

«Mi chiedeva», racconta Turotti, «se una sua eventuale denuncia alla Procura federale avrebbe in qualche modo danneggiato la Cremonese, ma a tale proposito gli riferivo che la mia Società era interessata nella vicenda solo come parte offesa del reato e più volte gli chiedevo di seguirmi immediatamente in Questura per potere formalizzare a sua volta una denuncia sui fatti evidenziati».

Ma in questura l'abruzzese non aveva alcuna intenzione di andarci.

Nella conversazione Erodiani raccontò al dg di disporre «di una serie di prove circa la responsabilità di Paoloni per l’evento riguardante l’avvelenamento dello spogliatoio tra le quali la ricetta che lo stesso avrebbe utilizzato per acquistare il Minias  utilizzato ed avere conservato una serie di messaggi che comprovavano tale responsabilità».

Ma Eodiani disse più volte anche di essere creditore nei confronti di Paoloni: prima 400 mila euro e poi 200 mila. Che sia stato questo enorme debito ad aver mosso l'abruzzese a mettere nei guai quello che la Procura definisce uno stretto sodale?

Dopo l'incontro Erodiani avvertì il calciatore di aver parlato con il dg. E l'atleta chiamò poi Turotti per una conferma.

Fece seguito anche una seconda chiamata, fatta dalla moglie del calciatore, che provò a sua volta a denigrare Erodiani. E' una guerra tra ex complici ormai distanti anni luce.

«La stessa mi riferiva», si legge nel verbale firmato da Turotti, «che lei ed il marito erano vittime di un comportamento estorsivo da parte di Massimo descrivendolo come un poco di buono, conduttore di tabaccherie di Pescara tutte intestate a fittizi prestanome, che pretendeva la corresponsione di ingiuste somme di denaro da parte della coppia. Pur senza scendere nel dettaglio di quanto appreso nella conversazione intercorsa con Massimo, notiziavo Michela che le cose che mi erano state riferite rivestivano assoluta gravità e mentre io avrei logicamente dovuto garantire la tutela della Società, loro avrebbero dovuto pensare all’incolumità familiare (Paoloni Marco e Spinelli Michela hanno una figlia di pochi anni). Dopo avere fornito a Michela una breve descrizione del Massimo presentatosi a Cremona la stessa mi confermava che le descrizioni fornite corrispondevano a colui che loro conoscevano con il nome di Erodiani Massimo di Pescara assicurandomi che già l’indomani avrebbe provveduto, non appena raggiunta dal marito, attualmente a Benevento,  a sporgere formale denuncia presso le Autorità per l’estorsione subita. Michela mi riferiva che in passato, tale Massimo si era recato personalmente presso le sua abitazione di Civitavecchia e di Cremona per minacciarla al fine di rientrare in possesso di una somma imprecisata di denaro, ma ogni qual volta le chiedessi le ragioni sulle quali traeva origine l’eventuale debito contratto dal marito, Michela mi rispondeva di non saperlo o sviava la conversazione sul timore di ricevere atti ostili da Erodiani Massimo o persone allo stesso collegate.

Concludevo la conversazione invitandola nuovamente a rivolgersi alle Autorità competenti per denunciare l’accaduto».

CREMONESE SOCIETA' PARTE LESA

La Procura di Cremona sottolinea che la società calcistica Cremonese «ha pienamente collaborato» alle indagini e il direttore generale si è comportato «nell’ottica di evidente onestà e trasparenza ben concretizzata nella volontà di segnalare gli episodi di turbativa agli eventi sportivi sia in occasione della prima denuncia formalizzata a breve distanza dall’episodio delittuoso del 14 novembre 2011 sia, a distanza di alcuni mesi, al verificarsi del tentativo di contatto» con Erodiani.

Alessandra Lotti  04/06/2011 10.49