Partite Truccate, Procura alla scoperta del ''livello superiore'' in serie A

Alessandro Biancardi

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L'ULTIMA SCOMMESSA. CREMONA. Le indagini non sono finite. La prossima tappa sono gli interrogatori di garanzia nel corso dei quali le persone sottoposte agli arresti dovranno rispondere alle domande del giudice.

Come si comporteranno gli indagati costretti in cella visto che non sono delinquenti legati a malavita? Secondo alcuni potrebbero parlare per tirarsi fuori da una indagine che è composta al 90 per cento di intercettazioni –«molte delle quali inequivocabili», ribadiscono gli investigatori- e da riscontri precisi, chiari e oggettivi: i risultati sul campo ed i sentori che emergevano sui giornali di presunte combine per gli anomali flussi di scommesse su partite precise e non su altre.

Potrebbe dunque esserci un "secondo livello" che si occupava della serie A, composto da personaggi che ruotano attorno al mondo del calcio ben più famosi e 'pesanti' rispetto a quelli finiti in carcere mercoledì scorso e nel quale non è escluso vi possa essere il coinvolgimento della criminalità organizzata: investigatori ed inquirenti che hanno scoperchiato l'ennesimo scandalo del pallone, hanno ben chiaro dove potrebbe portarli l'indagine sulle scommesse che ha già consentito di appurare quanto i campionati di B e Lega Pro siano stati falsati.

Ma al momento non hanno le prove. Bloccato il meccanismo, dunque, l'obiettivo è ora quello di ricostruire con precisione cosa è accaduto in questi sei mesi e, soprattutto, in quelli precedenti la denuncia dell'ad della Cremonese Sandro Turotti, che ha dato il via all'indagine. Perché, è la convinzione di chi indaga, il sistema era ben collaudato e funzionava da tempo.

Ci sono situazioni, scrive non a caso il Gip Guido Salvini nell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto per 16 tra calciatori, ex calciatori, titolari di agenzie di scommesse e scommettitori, «che pongono dubbi e implicano verifiche».

Vi è, in sostanza, «l'esigenza di ricostruire quali altre partire siano state truccate» da un «meccanismo oliato» alla perfezione. Più di una risposta, inquirenti e investigatori, sperano di averla dagli interrogatori di garanzia dei sette finiti in carcere, che inizieranno domani.

Tra i primi sarà sentito Marco Paoloni, il portiere della Cremonese e poi del Benevento che mise il Minias nell'acqua dei suoi compagni per 'addormentarli' e fargli perdere la partita con la Paganese. Componente fondamentale dell'organizzazione, Paoloni è però anche vittima delle minacce degli altri indagati dopo il flop di Inter-Lecce.

Dunque non è escluso che parli, facendo nomi e raccontando quando e da chi è stato "agganciato". Anche l'aver ipotizzato il reato di associazione a delinquere finalizzato alla frode sportiva, è stata una scelta ben precisa. Che consente una custodia cautelare ampia.

«Questi non sono banditi - dice un investigatore all’Ansa - e non sopporterebbero una detenzione prolungata come i veri delinquenti».

C’è poi l’interrogatorio di Massimo Erodiani di Pescara che viene ritenuto l’artefice della associazione a delinquere capace di tessere una tela enorme, variegata, composita ed in grado di arrivare a contatti importanti ed utili per taroccare una partita. Erodiani che ha specifici precedenti ma anche piccole denunce per procurato allarme o falso è stato incastrato da «riscontri oggettivi» e da una valanga di telefonate. Sarà difficile per lui negare. La strada più “indolore” sarà quella di un patteggiamento che potrebbe essere agevolato da una collaborazione con gli inquirenti.

Altre risposte importanti gli inquirenti le attendono sia dalle verifiche avviate sui flussi di denaro in entrata e in uscita sui conti degli indagati, anche per capire se determinati stock di soldi abbiano una provenienza illecita, sia dagli accertamenti su ricevute di scommesse, pc e assegni sequestrati ieri nelle abitazioni degli arrestati. La speranza è che saltino fuori i collegamenti, o meglio ancora i nomi, di personaggi fin qui rimasti nascosti.

DANIELE DE ROSSI

Il primo nome eccellente è già uscito ed è quello di Daniele De Rossi, centrocampista della Nazionale e della Roma: a chiamarlo in causa è sempre Marco Paoloni in un'intercettazione in cui parla dell'incontro Genoa-Roma, perso dai giallorossi 4-3 dopo esser stati in vantaggio per 3-0. Partita nella quale, però, De Rossi non giocò in quanto squalificato.

La telefonata é negli atti d'indagine non ancora depositati e al momento non é stata ritenuta rilevante dagli inquirenti che, anzi, ritengono si tratti anche in questo caso di un millantato credito da parte di Paoloni che voleva far credere ai suoi interlocutori, come in occasione di Inter-Lecce, di poter influire su giocatori e società importanti. Certo è che, ragiona un investigatore, se dovesse venire veramente alla luce l'esistenza di un "secondo livello" che coinvolge la serie A, allora non si può escludere il coinvolgimento della criminalità organizzata.

«Al momento non ci sono prove, ma se un livello superiore esiste - dice - allora dobbiamo cambiare tipologia di lavoro. Perché determinati tipi di meccanismi che consentono di pianificare i risultati in certe categorie, non lo consentono in altre». Il che significa che «se ci sono stati dei movimenti, questi devono esser stati fatti con cifre diverse e ben più significative di quelle emerse finora. E dunque è molto probabile un coinvolgimento della criminalità organizzata, l'unica che può permettersi di movimentare certe cifre».

03/06/2011 8.14

«IL NOME DI DE ROSSI NON C’E’»

Il procuratore di Cremona, Roberto Di Martino, ha spiegato che non vi è il nome del centrocampista della Roma e della Nazionale Daniele De Rossi nell'inchiesta che ha portato all'arresto di 16 persone per un giro di scommesse clandestine. «Quella di De Rossi è una sciocchezza - ha detto il magistrato - ho chiesto informazioni ai miei ufficiali di polizia giudiziaria e mi è stato detto che il nome di De Rossi non c'è».

03/06/2011 15.55