Elio Di Rupo: dall’Abruzzo al Belgio il leader del partito socialista

Alessandro Biancardi

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BELGIO. «Grazie per la straordinaria fiducia che mi avete dimostrato  ancora una volta confermandomi presidente del partito socialista».

BELGIO. «Grazie per la straordinaria fiducia che mi avete dimostrato  ancora una volta confermandomi presidente del partito socialista».

A parlare in un video pubblicato sul proprio blog è Elio Di Rupo politico belga di origini abruzzese (San Valentino) che ieri ha salutato così la sua nomina a capo dei socialisti belgi.

 Unico candidato, Di Rupo ha ottenuto il 96,7% dei consensi dei militanti chiamati ad esprimersi in Vallonia. Volto dei socialisti francofoni, Di Rupo deve fare i conti con un Paese in continua crisi di governo. Diviso tra i fiamminghi separatisti del Nord (6 milioni di abitanti), ed i francofoni valloni del sud (3 milioni e 300 mila abitanti), il Paese è alle prese con costanti conflitti.

E Di Rupo è uno dei pochi politici belgi ad essere rimasto a galla in un clima politico così frammentato ed è uno dei pochi a godere della fiducia del popolo tanto che l'8 luglio 2010 ha ricevuto dal Re un incarico esplorativo per formare un governo, ma dopo lunghe trattative vi ha rinunciato. 

Ultimo di sette figli, e di una famiglia contadina abruzzese emigrata in Belgio nel 1946, Di Rupo è rimasto orfano di padre all'età di un anno. La madre, non riuscendo a dare sostentamento a tutta la prole, fu costretta a spedire tre dei suoi fratelli in un orfanotrofio. Un’ infanzia quella di Elio Di Rupo, che ha segnato profondamente il suo rapporto con la terra natale, l’Abruzzo. E’ lui stesso a dichiarare in un’intervista a  Michel Bouffioux di non sentirsi legato a S. Valentino ma di sentirsi un cittadino belga con delle origini italiane.

«Quando mio padre è morto è come se si fosse reciso il contatto con la mia terra d’origine. Mia madre è rimasta in Belgio ed ha tirato su me e i miei fratelli. Ho ricevuto una educazione belga. E, a differenza di altri italiani che sono migrati da adulti ed hanno potuto sperimentare entrambe le culture, io ho esperienza solo di questa››.

E alla domanda sulle sue origini abruzzesi, descrive la sua famiglia come umile e contadina.

«I miei avi erano contadini a servizio di signori locali. Vivevano con ciò che restava loro dalla terra», e continua, «devo tutto alle mie origini povere perchè mi hanno fatto arrivare a questa posizione con una consapevolezza diversa».

E la cittadina abruzzese che ha dato i natali alla famiglia Di Rupo, considera Elio uno di loro: «Elio è uno di noi», dichiarava un anno fa  il parroco, don Antonio Natarelli. Così come i concittadini che lo descrivevano come un uomo semplice che arrivava in paese in motocicletta e subito si mischiava ai compaesani per bere una birra tutti insieme.

 Cittadino onorario di S. Valentino il paese da dove nel ' 46 partirono i suoi genitori, e dove tuttora a volte trascorre l’estate, Elio è l’orgoglio di sua zia  Bambina Di Rupo, 75 anni.

Vive in campagna con suo marito Giuseppe, che ha lavorato con il papà di Di Rupo nelle miniere di carbone di Charleroi e  ha sempre difeso suo nipote anche quando, nel 2010, è stato accusato di pedofilia.

Amato e odiato dal mondo politico italiano per la sua linea intransigente e dai tratti ben definiti, è un  socialista incallito ed antifascista convinto, benvoluto da gay per la sua omosessualità, odiato dai clericali e dalle destre e dagli islamici per le sue tendenze sessuali.

Ha fatto parlare di sé come quando nel 2002 è arrivato  a rischiare l'incidente diplomatico con l'Italia, per aver bloccato il gemellaggio tra il comune di Frameries della Vallonia e San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia. Quando ormai il patto tra le due amministrazioni era praticamente firmato, il sindaco vallone Didier Donfut scrisse una lettera al primo cittadino pugliese sospendendo gli accordi di amicizia a causa della presenza nella giunta cittadina italiana di esponenti di Alleanza nazionale, visti da Elio Di Rupo come fascisti.

Diverso l’ atteggiamento  verso la sinistra italiana. In vista delle politiche di Roma si è impegnato per  racimolare voti, tra gli italiani che risiedono in Belgio, a favore del Partito democratico e, in particolare, dell'amico Massimo D'Alema.

 Un mondo, quello della politica in cui cominciò a muovere i primi passi nel 1999, dopo la laurea in Chimica all'Université de Mons-Hainaut, quando decise di  militare tra i socialisti fino a diventare presidente del partito, alternando il ruolo di guida del gruppo, ora a quello di presidente della regione della Vallonia, ora a quello di sindaco della città di Mons. 

Marirosa Barbieri 31/05/2011 9.00