UdA, «troppa fretta per la revoca delle assunzioni», fioccano i ricorsi al tar

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Sarà il documento di Fausta Guarriello, giurista della d’Annunzio in forza alla facoltà di Economia, la base della controffensiva per i 37 docenti ordinari prima assunti, poi “revocati” ed oggi sub iudice.

CHIETI. Sarà il documento di Fausta Guarriello, giurista della d’Annunzio in forza alla facoltà di Economia, la base della controffensiva per i 37 docenti ordinari prima assunti, poi “revocati” ed oggi sub iudice.

 

 Toccherà, infatti, al Tar Lazio decidere la loro sorte rispetto alla normativa nazionale sull’argomento, dopo che il Senato accademico di giovedì ha deciso il ricorso alla giustizia amministrativa. Il che di fatto ha smentito il CdA dell’Università che lunedì aveva annullato la delibera di assunzione. E sembra pure che qualcuno intanto voglia far ricorso al Tar Pescara proprio per far annullare questa revoca operata dal CdA. PrimaDaNoi.it ha letto il documento Guarriello, illustrato in Senato accademico e condiviso all’unanimità.

Nella prima parte, quasi come in un requisitoria, si contesta la competenza del CdA a decidere da solo sulle assunzioni senza sentire prima il Senato accademico. In pratica, la competenza per i provvedimenti sul personale tocca al Senato accademico, come da Statuto della d’Annunzio all’articolo 30. Dopo questa eccezione preliminare, si passa ad analizzare l’atteggiamento dei Revisori dei conti che, pur conoscendo il parere dei giuristi Franco Gaetano Scoca e Marco Annoni, non lo hanno contestato in nessuno dei punti esaminati, soprattutto in quelli dove le assunzioni sono considerate assolutamente legittime sia per l’aspetto economico che per quello normativo. I Revisori stranamente non lo hanno contestato nell’ultimo verbale che ha provocato la revoca, così come non lo avevano criticato al momento in cui CdA e Senato lo avevano discusso alla loro presenza prima di procedere alle assunzioni. Ma  una tiratina d’orecchi la Guarriello se la permette anche con i componenti del CdA, quando demolisce la loro paura per un presunto danno erariale. Quasi come se il rettore Franco Cuccurullo, di solito dominus incontrastato del consiglio di amministrazione, non fosse riuscito a padroneggiare la situazione.

Il che ha provocato una crisi del tutto infondata di panico amministrativo, perché la paura è scattata per la scarsa conoscenza dei meccanismi che nella Pubblica amministrazione possono comportare il danno erariale e quindi la responsabilità degli amministratori.

«Invero – si legge nel documento - il danno erariale presuppone l’illegittimità del comportamento che è fonte della spesa a carico della P.A., illegittimità che per le ragioni già illustrate (parere di Scoca) va esclusa in radice». E così continua:«è poi richiesto l’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, che appaiono evidentemente incompatibili con la difficoltà del problema interpretativo delle tante leggi sul settore, risolto solo grazie all’opera di chiarificazione da parte del parere pro-veritate».

Infine, conclude il documento di Fausta Guarriello, dov’è il danno erariale? Quanto e quale sarebbe? I Revisori non lo dicono e forse non lo sanno, non lo indicano e non lo quantificano, cosa che forse sarebbe impossibile fare: con il blocco degli stipendi voluto da Brunetta l’assunzione di questi 37 ordinari non dovrebbe proprio produrre danni economici. Insomma è bastato che qualcuno ragionasse a mente fredda per ridimensionare i presunti errori o danni dell’assunzione, contro la quale nessuno peraltro aveva presentato ricorso o contestazioni. Forse allora si è trattato di un autogol del CdA, una pagina da chiudere subito per la d’Annunzio, la cui lunga campagna elettorale per il rinnovo del rettore rischia di togliere lucidità alla gestione quotidiana e rischia di confondere le idee sui problemi reali della didattica.

E’ passato in seconda linea infatti un altro provvedimento che il CdA ha approvato nell’ultima seduta. Come previsto dalla legge Gelmini, è stato infatti approvato l’affidamento dell’insegnamento (con tanto di retribuzione) ai ricercatori di ruolo. Una decisione che pone la d’Annunzio tra le università più virtuose in questo settore.

LA LOTTA DI POTERE

La vicenda dei 37 professori ordinari della d’Annunzio, prima assunti a fine marzo e poi “revocati” lunedì scorso dal CdA, parte da lontano. E così la nebbia del ricordo, associata alle complicazioni amministrative della revoca, rischia di far perdere alla vicenda i connotati di quelle assunzioni, nate come un episodio di guerra interna per il potere accademico. Sembra, infatti, che in un primo momento sul tavolo del rettore ci fosse la proposta di assumere solo 9 professori ordinari, da piazzare nelle Facoltà dove servivano certe maggioranze. E per questi docenti non ci sarebbero stati ostacoli di natura tecnica. Però all’interno dei 9 la sproporzione a favore di un solo personaggio sarebbe stata molto evidente, per cui la manovra, troppo scoperta per passare inosservata, ha prodotto una reazione come da principio di Archimede: la spinta contraria a far assumere tutti, quasi per una questione di giustizia “o tutti o nessuno”. Se i soldi in bilancio c’erano, se i punti organico tra Chieti e le altre Università erano ok, se i risparmi di un triennio di mancato turnover dei pensionamenti coprivano e coprono bene tutti i costi dell’operazione, se era necessario introdurre forze fresche, allora tutti dentro e non solo alcuni. Di qui l’accordo per l’assunzione dei 37 ordinari: contento il rettore, contenti i presidi, contento il general manager, tiepidamente contrari i Revisori dei conti, sospiro di sollievo per i nuovi professori ordinari da tempo in fibrillazione per i pericoli che incombevano sull’assunzione.

Tutto bene quel che finisce bene? Non proprio, vista la marcia indietro del CdA della d’Annunzio, che ha ritirato la delibera di assunzione, solo in parte riequilibrata con la decisione presa giovedì dal Senato accademico di ricorrere al Tar (decisione peraltro contestata da alcuni che la bollano come mero fumo negli occhi…). Il che fa prevalere sulla scena e nei dibattiti gli aspetti vertenziali e umani della vicenda, oltre che quelli giuridici.

Tutto nasce da quando, dopo aver bandito e svolto i concorsi, la d’Annunzio si è trovata di fronte al dilemma “assumere o non assumere”, a causa dell’intreccio quasi inestricabile di norme per il pacchetto Gelmini sull’università, per i provvedimenti Brunetta sul pubblico impiego e sui tagli alla spesa di Tremonti. Ora sarà il Tar Lazio a dirimere gli aspetti formali “revoca sì - revoca no”, ma i tempi non sembrano brevi: per l’università di Catanzaro che ha ottenuto la sospensiva al Tar, la discussione di merito ci sarà a novembre. Il Tar Lazio dovrebbe avere gli stessi tempi e più si allontana la soluzione, più sfumano i contorni di questa operazione nata come lotta di potere, diventata una mina vagante nella d’Annunzio e per alcuni il redde rationem tra il rettore, il general manager ed alcuni presidi, con velate accuse alla possibile strumentalizzazione del Collegio dei revisori e alle loro presunte incompatibilità. Ma l’esito del Senato accademico smentisce le dietrologie, sia per la ritrovata concordia all’interno del Senato stesso, che all’unanimità ha concordato il ricorso al Tar, sia perché i Revisori dei conti avevano già espresso a marzo (come si legge nel verbale) il loro invito a “soprassedere” all’assunzione dei professori ordinari. Di nuovo c’è stato solo il loro irrigidimento sfociato in una motivazione definita “apodittica”, cioè non spiegata: «violazione dell’articolo 29 della 240/2010 che fissa le condizioni per procedere alle assunzioni». Il che ha terrorizzato il CdA facendo balenare non si sa quale danno erariale e producendo come effetto il ritiro della delibera di assunzione. E’ stato un errore assumere – scrivono i sindaci – sarebbe un errore ancora più grave non revocare la delibera. A nulla serve allora il parere pro-veritate del professor Scoca, secondo il quale le assunzioni erano e sono economicamente e giuridicamente possibili? Per lo stesso principio di Archimede, la reazione contraria dei giuristi della d’Annunzio (rectius: di Fausta Guarriello) non si è fatta attendere. E pur in un atteggiamento dialogante, con un documento condiviso dal Senato accademico, ai Revisori sono stati contestati alcuni punti che ora saranno sottoposti al giudizio del Tar.

Sebastiano Calella  28/05/2011 10.28