Terremoto alla d’Annunzio: licenziati 37 prof ordinari, Cuccurullo sfiduciato dai revisori

Alessandro Biancardi

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Terremoto alla d’Annunzio: licenziati 37 prof ordinari, Cuccurullo sfiduciato dai revisori
IL DOCUMENTO. CHIETI. Ieri il Cda della D’Annunzio è durato cinque ore, con un verdetto finale che ha messo sotto accusa il potere del rettore Franco Cuccurullo. Un evento nuovo e forse senza precedenti. E’ forse l’inizio della fine di un’era?

Annullata la delibera di assunzione per 37 professori ordinari vincitori di concorso e appena nominati, confermata la decisione di trasferire da Chieti all’Aquila la Ssis, la scuola di specializzazione per l’insegnamento nelle scuole superiori (con un futuro molto ridimensionato per la facoltà di Lettere di Chieti), discusso un ricorso al Tar per contrasti urbanistici sul Villaggio Mediterraneo, rinnovata per 25 anni la convenzione con il Cus e la sensazione finale che il rettore non controlla più la d’Annunzio.

Il quadro uscito ieri dal CdA è quello di un Ateneo sempre meno palazzo di vetro e sempre più sistema di potere chiuso, oggi in crisi per i forti contrasti interni sia ai vertici sia tra le varie correnti, impegnate in una lunga campagna elettorale per le prossime elezioni a rettore. Doveva essere il giorno dell’orgoglio teatino, con la presenza del sindaco Umberto Di Primio sceso a nella sala del CdA a Madonna delle Piane per esprimere tutto il suo disappunto per la decisione di privare la città della Ssis, senza che l’amministrazione comunale ne sapesse niente. E’ stato invece il giorno del licenziamento dei 37 professori associati assunti un paio di mesi fa ed oggi “revocati” perché il Collegio dei Revisori dei conti ha ritenuto illegittima la delibera di assunzione.

Una decisione fortemente contestata dagli interessati che già preannunciano ricorsi e risarcimenti e che ha fatto registrare da parte del rettore Cuccurullo un record difficile da uguagliare nel mondo universitario. A lui infatti è riuscita l’impresa di nominare un suo vice (il prorettore Massimo Sargiacomo) che è restato in carica per un solo punto all’odg, quello dell’approvazione dei verbali della seduta precedente. Poi se n’è dovuto andare – insieme ad altri nella sua stessa condizione di conflitto di interessi personale - perché si discuteva delle 37 assunzioni come professore ordinario (compresa la sua), poi annullate. E una volta ritirata la delibera di nomina, senza questo requisito di ordinario, il prorettore non poteva più svolgere il suo ruolo.

I REVISORI DEI CONTI:«RITIRARE QUELLA DELIBERA»

Il ritiro della delibera sui professori ordinari non è stato l’unico momento di crisi della riunione anche se non è stato un momento felice per Cuccurullo, sconfessato dai sindaci revisori, secondo i quali non è stato rispettato il Decreto ministeriale. In pratica il numero dei docenti che si possono chiamare è stabilito in rapporto ad una percentuale del Fondo di finanziamento ordinario destinato alla spesa per il personale. E questo limite, che è del 90%, in effetti non risultava sforato nel Bilancio della d’Annunzio, anche se il Senato accademico – dilaniato da lotte interne – non aveva mai fissato i requisiti per le assunzioni. Questioni tecniche sulle quali è prevedibile – come detto - anche l’apertura di un lungo contenzioso da parte dei docenti vincitori di concorso e poi non assunti e che espone la d’Annunzio al rischio di risarcimenti molto onerosi. Si tratta infatti di docenti che hanno percorso tutti i gradini della carriera accademica, dando un grande contributo all’insegnamento ed alla ricerca e che ora vengono “cassati” da un Collegio di revisori che di fatto ha sfiduciato Cuccurullo ed ha costretto il rettore ad una rapida marcia indietro.

Il che ha messo in difficoltà, senza sue colpe, anche il prorettore Sargiacomo per un clamoroso errore di valutazione sulla decisione della sua nomina da parte del rettore e forse sarebbe stato più prudente non nominarlo per non esporlo a critiche.

Il parere negativo del Collegio dei revisori è arrivato improvviso ed inaspettato proprio ieri mattina, con una riunione lampo in cui si evidenziavano i profili di illegittimità della delibera di assunzione, si preannunciava la partecipazione al CdA del pomeriggio e si prospettavano eventuali danni erariali per le loro nomine. Accuse subito ribaltate dagli interessati “revocati” contro chi ha votato il ritiro della delibera: un vortice di contestazioni della decisione, rimbalzate fino a notte fonda in una lunga coda di mail con proposte di battaglie legali e con qualche dubbio sulle incompatibilità dei Revisori stessi, impegnati a suo tempo anche per la Fondazione della d’Annunzio. Con una domanda che è rimasta senza risposte sul ruolo di questi Revisori, finora sempre allineati sulle decisioni dell’Università ed oggi improvvisamente critici, dopo aver dato l’ok al Bilancio e alle voci sulla spesa del personale.

LE SPIEGAZIONI SUL TRASFERIMENTO DELLA SSIS

Di fuoco anche il dibattito sul trasferimento della Ssis, con il sindaco Di Primio che ha tuonato contro l’improvvida decisione, per di più tenuta nascosta, contro la quale però non è stato possibile fare nulla. E’ emerso però che il rapporto Ateneo-Istituzioni locali non è biunivoco: per l’UdA, quando si tratta di avere, il Comune esiste (per esempio sui finanziamenti per il Museo o per altre attività), quando si tratta di dare o di informare l’Amministrazione comunale, l’Università applica un altro metro. Il ritiro della delibera sui professori ordinari forse aveva innervosito il rettore tanto che a farne le spese è stato proprio il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, arrivato in CdA per difendere la contrarietà della città allo spostamento della Ssis all’Aquila. Di Primio si è dovuto sorbire una ramanzina di Cuccurullo che voleva dimostrare che «non era successo niente, che era tutto previsto nel decreto, che poi si trattava solo di un anno, che qualche consigliere comunale (in particolare il vice sindaco Bruno Di Paolo) aveva usato toni e parole troppo pesanti, come si era permesso, se mi gira lo querelo». Di Primio non ha “abbozzato” ed ha risposto a tono: «non userò le stesse parole del mio vice sindaco, ma il contenuto è lo stesso - ha replicato - che debbo spiegare all’uomo della strada che vuole sapere il perché di certe decisioni? E soprattutto perché il sindaco è stato tenuto fuori da questa vicenda?»

 Di più non ha potuto fare e dire perché si è trovato di fronte al fatto compiuto. Al di là di certe difese d’ufficio dell’operato del rettore assunte da alcuni osservatori, si è però scoperto che il criterio del numero dei docenti che ha fatto prevalere L’Aquila per 2 professori in più (ne ha 56 conto i 54 di Chieti) poteva essere bypassato facilmente. Infatti nell’ultimo periodo, per ammissione del rettore, si pensava che di docenti a Lettere ce ne fossero 80, invece molti erano emigrati a Scienze della Formazione. Sarebbe bastato far svolgere a questi docenti attività interfacoltà per superare - e di molto - il numero dei docenti dell’Aquila e non perdere così la Ssis. A chi ha sollevato questo problema, è stato risposto che non c’era stato tempo per sistemare gli adempimenti burocratici, «ma in futuro ci penseremo….»

 Il che ha reso ancora più difficile per il Comune di Chieti accettare la decisione che produrrà, con buona pace dei difensori d’ufficio del trasferimento, una diminuzione delle iscrizioni a Lettere e forse la sua chiusura. Resta però misterioso il segreto di tutta l’operazione e non si spiega nemmeno la rapidità della decisione sfavorevole a Chieti: i termini del Decreto sono stati infatti prorogati e di molto.

Di sicuro ieri nel Cda della d’Annunzio è successo qualcosa di nuovo. Nei prossimi gironi si capiranno forse molte più cose.

Sebastiano Calella   24/05/2011 9.17

 

UNIVERSITA' D'ANNUNZIO verbale_collegio 23.05.11