Elena morta per edema. «Non c'era possibilità di salvarla»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Dopo la morte della piccola Elena per il papà, Lucio Petrizzi, distrutto dal dolore, è scattata formalmente l'accusa di omicidio colposo.

Per il docente universitario teramano che mercoledì scorso ha dimenticato in auto la figlia di 22 mesi la posizione di alleggerisce.

Il magistrato che conduce l'inchiesta, il sostituto procuratore di Teramo Bruno Auriemma, sabato sera, con l'ufficializzazione della morte della piccola, ha fatto scattare l'iscrizione nel registro degli indagati come atto dovuto e necessario perché si possa procedere, oggi, con l'autopsia sul corpicino di Elena.

Il reato è previsto dall'articolo 589 del codice penale. Si è trattato della modificazione dell'iniziale ipotesi, informale, di abbandono di minore.

Secondo quanto confermato dal pm, raggiunto telefonicamente dall'Ansa, si tratta di reato meno grave di quello di abbandono di minore aggravato dalla morte (art. 591, 3° comma) di competenza della Corte d'Assise e che prevede da 3 a 8 anni di reclusione.

Lo stesso pm ha voluto sottolineare come il suo arrivo ad Ancona, nel pomeriggio di sabato, sia stato necessario per un colloquio con il padre della piccola, ai fini della valutazione dell'elemento soggettivo del reato, dell'esclusione del dolo e, dunque, per derubricare l'iniziale ipotesi in quella di minore gravità, affinché la famiglia della bimba non fosse colpita due volta dalla medesima tragedia.

Il reato di omicidio colposo ipotizzato confermerebbe che il papà di Elena ha agito come un automa, completamente slegato dalla realtà che lo circondava, quel mercoledì mattina.

Elena sarebbe tornata all'asilo dopo cinque giorni di assenza. Il lavoro dell'uomo, la casa appena costruita, la compagna quasi al termine della sua seconda gravidanza e chissà quanti altri pensieri hanno distolto la sua mente dal tragitto abituale.

Nemmeno la telefonata della compagna a metà mattinata lo ha riportato alla realtà di una bimba mai scesa dall'auto.

E, secondo altre fonti, non lo ha aiutato neanche l'essere tornato in mattinata all'auto in sosta nel parcheggio dell'università, perché i vetri oscurati del suo pick-up gli hanno impedito di vedere all'interno e di scorgere Elena.

Se ce ne fosse stato bisogno, tutto questo ha probabilmente convinto il magistrato che l'uomo non ha coscientemente omesso assistenza alla sua bimba.

Intanto, il magistrato, ha confermato per le 11 di oggi negli uffici della Procura di Teramo l'affidamento dell'incarico al medico legale Giuseppe Sciarra per l'autopsia di Elena che sarà eseguita nel pomeriggio ad Ancona.

Dopo, l'acquisizione delle cartelle cliniche e il nulla-osta per la sepoltura.

UNA NUOVA VITA PER 4 BAMBINI

E se Elena non c'é più, grazie a lei, Tommaso, un bambino ligure di nove mesi che aveva poche ore di vita, ha un fegato nuovo e un futuro davanti a sé. Una bambina di due anni, in attesa di trapianto, vivrà con il suo cuore. Un terzo piccolo paziente riceverà i reni. «Per noi oggi rinasce una nuova speranza», dice il padre di Tommaso: «ringraziamo i genitori per il gesto grande, e prezioso, che hanno deciso di compiere».

«Siamo vicini a loro in questa tragedia enorme che li ha colpiti». Parole che forse aiuteranno la mamma e il papà della piccola abruzzese a superare un dolore atroce: aver perso la loro bambina di soli 22 mesi, e averla vista spegnersi piano piano, a dispetto di terapie, macchinari avanzati, sale operatorie e tutto quello che un ospedale di eccellenza del ventunesimo secolo poteva fare per lei.

Alle 23 di sabato scorso i medici del presidio materno-infantile Salesi di Ancona si sono dovuti arrendere, ed è cominciata un'altra corsa, per riannodare il filo di una vita a quello, sottilissimo, dell'esistenza a rischio di altri tre bambini. Tre nomi fra i tanti, nella lista di attesa pediatrica nazionale. In collaborazione con il Nord Italia Transplant di Milano e il Centro Regionale Trapianti delle Marche, Elena è stata sottoposta ad un prelievo multiorgano negli Ospedali Riuniti di Ancona, terminato alle 6.

Tre le equipe coinvolte, di Ancona, Bergamo e Torino. Il cuore è stato trapiantato negli Ospedali Riuniti di Bergamo su una bambina di due anni, da Amedeo Terzi, responsabile del Centro trapianti cardiaci, e Leonardo Galletti, responsabile della Chirurgia pediatrica.

La piccola, affetta da cardiomiopatia dilatativa, si era aggravata proprio ieri, giorno in cui per lei «si è aperta una nuova opportunità». Il fegato è toccato a Tommaso, nove mesi, cinque chili e mezzo di peso, una diagnosi di atresia delle vie biliari. I reni della piccola, prelevati dal dottor Federico Mocchegiani, della Clinica Epatobiliare dell'Ao di Ancona, sono stati portati al Bambin Gesù di Roma, dove i nefrologi hanno valutato la corretta funzionalità degli organi fino a questa sera, decidendo poi di impiantarli su un bimbo, nelle prossime ore.

LA MAMMA: «MIO MARITO NON E' COLPEVOLE DI NIENTE»

Ormai vuoto il suo lettino nella Rianimazione del Salesi, l'ospedale è stato circondato per molte ore da pullmini e parabole tv, un assedio che sabato aveva convinto Chiara Sciarrini a difendere il compagno in video, e «urlare al mondo intero l'amore che aveva verso la figlia», sollevandolo da ogni responsabilità.

«E' un padre esemplare», ha detto la donna, «quello che è successo a Lucio può capitare ad ognuno di noi perchè non ci si ferma mai. E lui non si fermava mai perchè si preoccupava di me, della mia gravidanza e di Elena. Tutto doveva essere perfetto e io non dovevo preoccuparmi. Io non ho mai accusato Lucio e mai lo farò perchè lui non è colpevole di niente, lo sottolineo questo. Elena adorava il suo papà, la sua prima parola è stata 'papà'.

Chiara partorirà di nuovo, fra due mesi, un'altra bambina.

23/05/2011 8.01

E' UN UOMO DISTRUTTO

«Un uomo distrutto»: così uno dei suoi legali, Pierluigi de Rosa, descrive il papà di Elena.

«E' provatissimo», spiega all'Ansa l'avvocato il quale ricostruisce quanto avvenuto quella mattina. Una volta arrivato al lavoro - dimenticando di lasciare la figlia all'asilo e non accorgendosi che era rimasta nel suo pick-up - l'uomo era tornato una prima volta all'auto intorno alle 11 per poggiare un documento che doveva portare a casa. Lo aveva poggiato sul sedile anteriore del passeggero e poi aveva richiuso l'auto senza accorgersi di nulla perché la bimba era nel sedile posteriore, nel lato dietro al guidatore; i vetri inoltre sono oscurati e, quindi, anche dall'esterno non aveva potuto vederla. Intorno alle 13, era tornato di nuovo all'auto per recarsi a pranzo. Questa volta, sedutosi sul sedile, avrebbe sentito un rantolo, ma non avrebbe pensato che potesse trattarsi della piccola Elena, bensì del suo cane. Solo voltatosi verso il sedile posteriore, avrebbe scoperto la bambina, soccorrendola immediatamente. Secondo il legale, un quadro più chiaro potrà aversi dopo i risultati dell'esame autoptico - che si terrà oggi pomeriggio - e che potrebbero essere pronti non prima di 60 giorni».

23/05/2011 13.40

ELENA MORTA PER EDEMA 

La piccola Elena e' morta per «un edema cerebrale massivo acuto, conseguente alla disidratazione da colpo di calore, dovuta alla permanenza della bambina per varie ore nell'auto». Lo ha detto l'anatomopatologo Giuseppe Sciarra al termine dell'autopsia. «Non c'era alcuna possibilita' di salvarla», ha aggiunto. «I danni erano evidenti, i due encefali erano compromessi». L'autopsia e' durata circa due ore. La procura ha gia' concesso il nulla osta per la restituzione della salma alla famiglia.

23/05/2011 19.50