Melania, il cellulare spento e poi riacceso. Parolisi: «portatemi l'assassino»

Alessandro Biancardi

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ASCOLI PICENO. Un nuovo mistero irrompe a sorpresa nel caso del brutale omicidio di Melania Rea proprio nel giorno in cui la salma ha fatto finalmente ritorno a casa.

Dopo la scoperta della ''doppia vita'' di Salvatore Parolisi, i dubbi su borsa (poi ritrovata) e valigia sparite, l'anello di fidanzamento scoperto a qualche metro di distanza dal corpo della giovane mamma, adesso l'attenzione degli inquirenti è focalizzata sul cellulare di Melania.

Secondo gli ultimi riscontri, infatti, il telefonino della donna ha squillato (senza che nessuno rispondesse) fino alle 19 del 18 aprile, giorno della scomparsa. Il 19 aprile è risultato sempre spento ma già alle prime ore del 20 ha ripreso a funzionare.

Cosa è successo veramente? Qualcuno ha spento e poi riacceso il telefono? In questo caso, come sospettano già gli inquirenti, l'assassino potrebbe essere tornato una seconda volta sul luogo del delitto. Per fare cosa? Verificare che la donna fosse morta? Per seminare elementi che potessero sviare le indagini? (Tipo la siringa conficcata sotto al seno o un taglio a forma di svastica sulla coscia). Ma è possibile che il telefono abbia avuto semplicemente problemi di campo che lo hanno reso irraggiungibile ad intermittenza? Quest'ultima ipotesi viene ritenuta possibile da fonti vicine alla procura.

Intanto ieri, dopo un ultimo esame autoptico, il corpo di Melania è stato restituito alla famiglia, 25 giorni dopo la scomparsa.

L' esame era stato chiesto dai pm di Ascoli. Tra i quesiti posti dai magistrati uno riguarda le ferite inferte post mortem (circa nove, tra cui un taglio a forma di svastica su una coscia) sul corpo. Ma sono stati chiesti anche ulteriori dettagli sulle modalità e sui tempi dell'aggressione alla giovane donna (che potrebbe essere stata tramortita prima di essere accoltellata), oltre che sul tipo di arma adoperata. I risultati si sapranno nei prossimi giorni. Sempre ieri i carabinieri hanno sentito persone non legate al 235/0 Rav Piceno, dove il marito Salvatore Parolisi addestra le soldatesse, soprattutto amici e conoscenti della coppia.

Non però Raffaele Paciolla, l'amico che ha partecipato alle ricerche sul Colle San Marco e le cui dichiarazioni sono state a volte in contrasto con quelle del marito.

L' attenzione continua a rimanere puntata sul sottufficiale, sulle sue eventuali relazioni extraconiugali, su alcuni aspetti che non tornano nella ricostruzione delle ore precedenti e successive alla scomparsa.

SALVATORE: «SONO UN UOMO DISTRUTTO»

Assediato da troupe e giornalisti, con tutta la sua vita messa in piazza nei particolari più intimi e delicati, Salvatore - che rimane persona informata sui fatti e parte offesa, sempre sostenuto dai familiari della moglie - ieri sera dalla trasmissione televisiva Quarto Grado ha lanciato un grido di dolore: «anziché indagare su quello che uno ha potuto fare, sbagliando o meno, andassero a beccare chi è stato. Chiedo questo a tutti: darmi una mano, a chi ha visto qualcosa e sentito qualcosa lì, a San Marco. Non voglio... non voglio che si continui a far soffrire la mia famiglia, la sua famiglia, tutte le persone che la conoscono e sentire tutte queste cose su di me».

«Uno ammette i propri errori», ha detto ancora il caporalmaggiore, «ma non c'entra niente con quello che è successo a Melania. Portarmi chi è stato: questo dovete fare. Lo chiedo a tutti i giornalisti, a tutte le persone. Non voglio essere più scocciato, non voglio più fare interviste. Le faremo alla fine. Basta».

I funerali si terranno all'inizio della settimana prossima, nella stessa chiesa di Somma Vesuviana dove si era sposata tre anni fa.

 14/05/2011 9.55