Omicidio Melania, perquisita abitazione di un extracomunitario

Alessandro Biancardi

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Omicidio Melania, perquisita abitazione di un extracomunitario
ASCOLI PICENO. L'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea passa in blocco alla Procura di Ascoli. In 40 chilometri tre gialli irrisolti.

Tre gialli irrisolti. Tre donne massacrate e abbandonate nel bosco. Tre delitti che non hanno ancora un responsabile e che sono avvenuti in un raggio di circa 40 chilometri tra Abruzzo e Marche. C'è qualche legame tra i diversi episodi? Potrebbe esserci la mano di un killer seriale o è pura casualità?

C'è il caso più recente, e che sta calamitando più degli altri l'attenzione dei media, di Melania Rea, giovane mamma napoletana uccisa con 35 coltellate. Scomparsa il 18 maggio da Colle San Marco, alle porte di Ascoli Piceno, è stata ritrovata cadavere due giorni dopo a Ripe di Civitella, nel Teramano dopo una segnalazione anonima partita da una cabina telefonica di Teramo.

C'è poi il caso di Rossella Goffo: la 46enne funzionaria della Prefettura di Ancona è sparita un anno fa. Venne trovata molte settimane dopo nei pressi di Colle San Marco (proprio dove è scomparsa Melania). Solo qualche settimana fa le analisi sul mucchio di ossa venuto a galla tra rami e foglie secche ne hanno svelato l'identità.

Qui un indagato per l'omicidio c'é (l'operatore della Procura di Ascoli Alvaro Binni), e c'é pure un possibile movente. Per Melania ancora no.

Si sa soltanto che è stata vittima di un omicidio d'impeto, che può voler dire tutto: passione, rabbia, invidia, gelosia, necessità di farla tacere per sempre. Ieri sera la trasmissione ''Chi l'ha visto?'' ha ricordato che a pochi chilometri di distanza, precisamente a Corropoli (29 km da Ripe e 36 da Colle San Marco) nel 2005 venne trovato il corpo di una donna di 37 anni, uccisa con 30 coltellate.

Anche in quel caso l'attenzione degli inquirenti si concentrò principalmente sul marito della vittima, poi assolto in sede di processo «per non aver commesso il fatto».

Proprio il marito di Magda, questo il nome della donna uccisa, oggi racconta di seguire con particolare angoscia il caso di Melania Rea e si identifica in Salvatore Parolisi: «gli inquirenti», ricorda, «indagarono solo su di me, muovendosi solo in una direzione tralasciando tutte le altre piste».

 


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LA PROCURA TERAMANA LASCIA L'INCHIESTA

Intanto la Procura di Teramo dovrebbe tra poche ore lasciare la competenza territoriale ai colleghi marchigiani. Questo non sarebbe un segnale di un'improvvisa e decisiva svolta nelle indagini, come era parso ieri in un primo momento, ma una 'tecnica' iniziativa degli inquirenti abruzzesi di passare il fascicolo sull'autopsia ai colleghi di Ascoli che già svolgevano le indagini di polizia giudiziaria, in fondo il grosso dell'inchiesta.

Il passaggio di 'consegne', peraltro, non è ancora ufficiale e inquirenti e investigatori ascolani non confermano il fatto che sia stato stabilito con certezza il luogo dove è stata uccisa Melania. Dove è stata uccisa Melania? L' autopsia non lo avrebbe ancora stabilito, ma a destare perplessità c'é il fatto che sul luogo del ritrovamento del corpo ci sarebbe dovuto essere molto più sangue rispetto a quello trovato sul terreno, e Melania è morta dissanguata.

Ecco perché si continua a cercare un altro luogo fra San Marco e le Ripe, dove potrebbe essere accaduto qualcosa, magari una prima aggressione. Ma non in auto, sembrerebbe stando ai primi esiti dell'autopsia, perché la donna sarebbe stata accoltellata mentre era in piedi e poi a terra, e colpita pure quando era già morta. Questo sempre ammettendo che la Rea sia salita di sua volontà su un'auto e che conoscesse il suo assassino.

L'altra ipotesi è che qualcuno l'abbia avvicinata e narcotizzata per ridurla all'impotenza, dato che non sarebbe stata stordita con un corpo contundente. E comunque, in questo quadro, non è escluso un omicidio a più mani.

La trasmissione del fascicolo ad Ascoli può anche significare semplicemente che la Procura di Teramo ha preso atto che si indaga non solo per omicidio, ma anche per sequestro di persona.

E la donna è stata portata via da Colle San Marco, alle porte di Ascoli.

I TESTIMONI E I DUBBI

Ieri sempre la trasmissione ''Chi l'ha visto?'' ha parlato nuovamente con Alfredo Ranelli, il proprietario del chiosco di Colle San Marco, uno dei primi a parlare con Parolisi dopo la scomparsa della moglie. L'uomo ha chiarito certe sue ricostruzioni dei fatti che, stando a quanto detto, sarebbero state trascritte male da alcuni giornali.

Ranelli in un primo momento aveva detto di aver visto Melania con Salvatore Parolisi alle 15 (la donna è sparita alle 14.30). E chi era? «Sfido chiunque, dalla distanza a cui mi trovavo io, a dire se quella potesse essere o non essere la donna scomparsa. Io ho visto una donna che poi, vedendo la foto dai giornali, poteva sembrare la stessa ma non posso dirlo con sicurezza».

Ma sulla presenza di Salvatore l'uomo non ha dubbi: «era lui, sicuramente. Ho notato che aveva i pantaloni corti e una maglia a maniche corte. Mi aveva colpito perchè faceva freddo, qui la notte prima aveva nevicato».

Poi lo ha riconosciuto anche in un secondo momento quando è entrato nel bar per chiedere se avesse visto Melania. Ma che ora era? Ranelli rifiuta di rispondere: «gli orari sono indicati nelle registrazioni delle videocamere di sicurezza, lo verificheranno gli inquirenti».

Parolisi è tornato nel chiosco anche una terza volta in compagnia di un suo amico, una guardia penitenziaria. «Era disperato», ha ricordato il proprietario del bar. «Mi ha chiesto un bicchiere d'acqua e io gli ho dato anche una camomilla. Poi sono arrivati i carabinieri, la polizia e tutti gli altri e sappiamo come è andata a finire».

«L'HANNO PRESA»

E proprio la guardia giurata ha poi raccontato la telefonata ricevuta da Salvatore per annunciargli la sparizione di Melania: «mi ha detto ''l'hanno presa'' e io pensavo si riferisse alla bambina, invece poi mi ha detto che era la moglie». Ma perchè il marito ha detto quella frase? Sospettava già che qualcuno potesse aver rapito Melania? E' stata una frase pronunciata senza pensarci troppo o si faceva riferimento a qualcos'altro?

L'INTERROGATORIO DEL MARITO

E c'é grande attesa in queste ore proprio per il nuovo e annunciato interrogatorio di Parolisi. Il caporalmaggiore dell' esercito, che si trova ancora a Somma Vesuviana dai parenti e con la figlioletta Vittoria di un anno e mezzo, non è stato contattato.

Il suo racconto non convince, tempi e spostamenti da lui riferiti non avrebbero completamente riscontro con i testimoni (pochi) di quanto avvenuto il 18 aprile.

Parolisi verrà messo di fronte alle incongruenze del suo racconto e ne dovrà dare conto. In questi giorni la sua vita è stata rivoltata come un calzino, come quella di Melania e di tutti i familiari della coppia.

SOLDATESSE E ADDESTRAMENTO

Anche l'ambiente militare è stato 'attenzionato'. In particolare quello del 235/o Rav Piceno, dove Parolisi lavora all'addestramento delle soldatesse (attualmente è in licenza per gravi motivi familiari). E si torna a parlare della soldatessa di Lecce, ora impegnata a Roma. E' con lei che Parolisi ha avuto la storia che ha ammesso agli inquirenti? E' finita molto tempo fa ed era di poco conto, come lui dice, o fra i due ci sono stati contatti recenti? Domande che potranno trovare risposta, se non dal racconto dei protagonisti, dalla tecnologia e dallo studio dei tabulati telefonici. L'attività al 235/o Rav Piceno procede intanto con sostanziale tranquillità.

Ieri, a margine delle celebrazioni per il 150/o dell'Esercito, il comandante Ciro Annicchiarico ha detto: «speriamo si faccia chiarezza, qualunque essa sia».

a.l. 05/05/2011 9.42

PERQUISIZIONE IN CASA DI EXTRACOMUNITARIO 

Melania Rea si è difesa dal suo assassino parando i colpi che le venivano inferti con un coltello, ma non avrebbe graffiato l'omicida e pertanto sotto le sue unghie non vi sarebbero tessuti da cui ricavare il Dna del killer.

E' uno dei particolari emersi dalla perizia (la cui relazione finale non è stata ancora consegnata) condotta sul corpo della donna scomparsa a Colle San Marco, alle porte di Ascoli, il 18 aprile e trovata cadavere due giorni dopo a Civitella del Tronto nel Teramano. Sarebbe questo, secondo gli accertamenti finora condotti, il luogo in cui è avvenuto l'omicidio, ma le indagini non hanno ancora lasciato cadere altre ipotesi. Le coltellate che hanno raggiunto Melania, alcune alla schiena, sono tutte potenzialmente mortali e tutte hanno concorso al suo decesso, caratterizzato da un'agonia piuttosto lunga.

Intanto emerge anche che il taglio a forma di svastica e altre ferite superficiali sul corpo di Melania Rea non sarebbero casuali ma inferti ad arte, forse per emulare una simbologia o dimostrare qualcosa. E' la conclusione alla quale sono giunti gli specialisti del Rac, il Reparto analisi criminologiche dei carabinieri, che collabora con la procura di Ascoli Piceno.

Proseguono, però, vari atti di indagine da parte degli investigatori, tra cui - è trapelato - una perquisizione in casa di un extracomunitario a Fermo.

Nessuna indiscrezione trapela invece sul ruolo che l'uomo avrebbe avuto nella vicenda. Si tratterebbe comunque di una pista seguita nelle prime fasi di indagine e subito abbandonata. La Procura di Ascoli, intanto, non ha ricevuto ad oggi da quella di Teramo il fascicolo relativo all'autopsia sul cadavere della donna. Ma è assodato il passaggio dell'inchiesta 'in toto' ai magistrati ascolani.

05/05/2011 18.38