Usura e truffa alle banche, 6 arresti e 56 indagati

Alessandro Biancardi

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ROMA. 6 arresti, 56 indagati. Tra le vittime anche alcuni abruzzesi. Scoperti funzionari di banca compiacenti. Tassi usurari fino al 4 mila per cento.

L'inchiesta è partita da Roma dopo il suicidio di un costruttore nel 2007, vessato psicologicamente per farsi restituire un prestito di 500 mila euro. I parenti si sono rivolti alla Procura e i magistrati sono riusciti ad individuare una fitta rete di usurai che nel giro di quattro anni erano riusciti ad organizzare una mastodontica macchina per far soldi a discapito di gente in difficoltà.

Decine e decine di operazioni bancarie sospette su conti correnti propri o intestati a persone e societa' prestanome sono quelle scoperte dalla Guardia di Finanza di Roma. Sei gli arresti disposti dal gip Filippo Steidl della procura capitolina su richiesta del pm Stefano Rocco Fava e del procuratore aggiunto Nello Rossi.

In manette sono finiti Giancarlo Sacchi, Giuseppe Coretti e Giuseppe Coltellacci, che devono rispondere a vario titolo di associazione per delinquere, abusivismo finanziario, usura aggravata, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

Giovanni De Cesari e Claudio De Giorgis con la figlia Giorgia sono indagati, invece, esclusivamente per usura.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti il sodalizio si sarebbe procurato ingenti guadagni prestando denaro a piccoli imprenditori e artigiani applicando loro tassi di usura.

In altri casi avrebbero truffato ripetutamente alcune banche, con la complicità di un paio di funzionari e l'alterazione di documenti.

SACCHI A CAPO DEL SODALIZIO

Secondo quanto emerso dall'inchiesta scoppiata questa mattina a capo del sodalizio c'era Sacchi che dal 2005 al 2009 avrebbe prestato a lavoratori autonomi in difficoltà economica (tra Lazio e Abruzzo) circa 1 milione di euro.

A questi soldi sono stati applicati tassi di usura dal 45 al 4.552%. Secondo gli inquirenti, quindi, il giro d'affari sarebbe superiore ai 12 milioni di euro.

Non mancano anche episodi di truffa alle banche (avvenuti dal 2003 al 2007, per un importo di un milione e 600mila euro), un ruolo determinante, secondo chi indaga, e' stato svolto da Tiziano Cangini e Federico Longhi, rispettivamente direttore delle filiali romane della Banca Popolare di Ancona e della Bipop Carire.

Aggirando i controlli interni, i due, indagati a piede libero per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al concorso in falso, avrebbero avallato le aperture di conto fino a 200mila euro per volta, garantendo, d'accordo con il gruppo di Sacchi, su soggetti nullatenenti o in difficolta' economiche (che mai avrebbero potuto permettersi di comprare un appartamento) che venivano fatti passare, attraverso documenti fittizi, per persone solvibili e in grado di ottenere un mutuo per l'acquisto di una casa il cui valore veniva sovrastimato grazie a una falsa perizia.

Il risultato era che i funzionari di banca compiacenti incassavano tra i 3 e i 5mila euro a pratica, il resto del prestito veniva suddiviso dai componenti della banda. Per i due istituti di credito quell'erogazione rappresentava una perdita secca iscritta in bilancio come sofferenza.

C'e', poi, un altro funzionario di una sede capitolina dell'Unicredit indagato per mediazione usuraria per aver dirottato ai due direttori di banca un cliente bisognoso di prestiti.  

04/05/2011 16.28