Operazione Cuba Libre, il gip:«gestori dei locali padroni assoluti delle ragazze»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4950

PESCARA. “Il padrino” era a capo di un sodalizio criminale dedito allo sfruttamento della prostituzione che aveva come «centro propulsivo» i titolari dei night sempre all’affannosa ricerca di ragazze pronte ad andare a letto con i clienti.

PESCARA. “Il padrino” era a capo di un sodalizio criminale dedito allo sfruttamento della prostituzione che aveva come «centro propulsivo» i titolari dei night sempre all’affannosa ricerca di ragazze pronte ad andare a letto con i clienti.

Le ragazze le volevano produttive e non «sedute come cadaveri», pronte ad attaccar bottone con i clienti facendoli consumare il più possibile e poi accettando le proposte di andarci «a cena» (ovvero a letto).

Dopo due anni di indagini coordinate dal pm Silvia Santoro, la Squadra Mobile di Pescara ha sgominato una fitta ragnatela di persone unite allo scopo di «reclutare, fare entrare in Italia con escamotage (contratti da artiste o matrimoni fittizi) e far prostituire giovani donne per lo più cubane» in night club (sequestrati) tra le province di Pescara, Chieti e Rieti. Cubane come il loro presunto aguzzino, Omar Morejon, chiamato dalle sue vittime appunto il “padrino”.

Dava anche le «benedizioni», così le ragazze chiamavano l’ok del padrino per farle arrivare in Italia. Non solo, però, “buone” referenze, qualcuna ha iniziato a parlare alla polizia dando un grande contributo alle indagini in corso.

Alcuni dei 18, tra italiani e stranieri, posti agli arresti domiciliari, di cui 6 donne, avevano un lavoro regolare come dj o come parrucchiere a domicilio. Come nel caso di Morejon che curava anche in tal senso le “proprie” donne, facendo loro i capelli in casa.

Nella realtà sarebbe un manager un manager che sapeva come districarsi tra ambasciate, documenti, visti, fino ad arrivare ai gestori di locali per piazzare e far assumere le ragazze una volta arrivate.

Il più delle volte la lunga trafila si concludeva positivamente con un sms della ragazza di turno che scriveva: «padrino ci hanno dato il visto».

Tutto pronto quindi per rispondere all’insistente domanda di mercato proveniente dai gestori dei locali che il gip, Guido Campli, considera il «vero centro propulsivo dell’organizzazione malavitosa».

Non solo prostituzione ma anche spaccio di droga. Così sono finiti agli arresti i titolari e/o gestori di night club, visti come veri e propri fiancheggiatori, nonché parte della stessa organizzazione, tra cui il pescarese Emilio Cicerone del night “El Patio”, Francesco Rocco Di Renzo del night “Taix International Club Srl” (già arrestato l’anno scorso per droga e indagato per favoreggiamento della prostituzione) e Maurizio Di Biase del night “Mato’s” di Fara Filiorum Petri (Ch).

Tutti club fuori, però, dall’America d’Abruzzo, Pescara, alla quale Morejon ambiva. Ma aspettava il permesso di Emilio Cicerone per portare le ragazze anche lì. Per fare il salto di qualità.

Non  sempre un rapporto idilliaco tra affiliati e padrino. Qualcuno iniziava pure a lamentarsi e a bollarlo come un «bugiardo come la morte».

 IL DEBITO INESAURIBILE

Le ragazze, speranzose ed illuse, venivano accolte all’aeroporto subito con una richiesta di 1000 euro da restituire a Omar Morejon. Arrivavano già in rosso e l’associazione faceva di tutto per farcele rimanere obbligando loro a comprare vestiti da una collaboratrice di spicco della banda.

Non le pagavano per mesi con la scusa di dover ripagare un fantomatico (e sempre più gonfiato) importo per le spese di viaggio e di disbrigo delle carte. Le ragazze non sapevano la cifra da restituire che veniva decisa arbitrariamente di volta in volta, oppure condonata quando le lamentele delle ragazze si facevano insistenti.

In molte hanno confessato che dovevano restituire le somme agli stessi gestori  che anticipavano i soldi per il biglietto aereo delle ragazze scelte preventivamente con delle foto.

«Non ho mai saputo l’entità del costo del biglietto», ha dichiarato una ragazza alla Polizia, «poiché Emilio (Cicerone, ndr) mi ha in un primo tempo riferito che era di 900,00 euro, poi 750,00 euro ed infine di 650,00 euro, come tra l’altro mi aveva confermato anche Omar. Posso solo dire con certezza che, per restituire l’importo del biglietto, Emilio mi ha decurtato l’importo giornaliero di 50,00 euro stabilito nel contratto, facendomi lavorare l’intero primo mese senza consegnarmi alcuna somma di denaro, mentre il secondo e terzo mese, consegnandomi in due soluzioni la somma di 340 e 200 mensili».

Un biglietto quindi che arrivava a costare 3.500 euro.

Mentre in un’altra occasione, il “padrino” ha comunicato degli importi precisi, quali il costo del biglietto andata-ritorno per Cuba, pari a 720/730,00 euro, oltre a 300,00 euro per il visto lasciato dalle autorità cubane.

 SOLDI PER MANGIARE

Ad un certo punto, quando le ragazze erano completamente a secco di soldi, iniziavano a scalpitare chiamando i loro “manager” per avere almeno qualcosa per comprare da mangiare.

Secondo l’ordinanza del gip, Emilio Cicerone, titolare del night “El Patjo”,  avrebbe  persino truffato le ragazze, inducendole a credere che dovevano lavorare per circa tre mesi senza percepire alcuna somma per il lavoro prestato all’interno del locale, da considerare quale importo dovuto per il biglietto dell’aereo e per qualche capo di abbigliamento anticipato dal Cicerone.

Ovviamente il Morejon cerca di trovare un’utile motivazione, secondo la procura, per giustificare l’illecita condotta del suo complice Emilio Cicerone coprendolo in diverse occasioni. 

«NEMMENO I VESTITI HAI COMPRATO»

Era un problema, più volte rinfacciato alle ragazze, quello di non comprare vestiti dall’organizzazione malavitosa a prezzi gonfiati e per lo più non quantificati. Lo shopping finiva nel calderone del debito che non si esauriva mai.

La “look maker” per le giovani vittime era una collaboratrice di Cicerone, Rodriguez Gonzales Milagros, peruviana, «vero e proprio punto di riferimento per il titolare del locale», scrive il gip, «indicata come unica persona preposta alla vendita di vestiti».

 10 EURO AL GIORNO PER OGNI RAGAZZA

Quanto fruttava una ragazza? La polizia, grazie alle indagini è riuscita a quantificare l’entità dei proventi illeciti. Una ballerina impiegata per 90 giorni (poiché tale è il periodo lavorativo consentito dal contratto per lavoro autonomo), detratti 12 giorni di riposo, riuscendo a lavorare 78 giorni, gli rende una somma approssimativa di 780,00 euro per ogni ragazza introdotta nei night. In quanto il padrino incassava 10 euro al giorno per ogni ragazza fornita. Il pagamento non viene documentato in alcun modo, ma la somma viene consegnata mensilmente a Morejon per ogni singola ballerina assunta nel locale.

 IL TARIFFARIO

Il pagamento di una consumazione al tavolo in compagnia di una ragazza aveva un costo, una intera serata trascorsa all’interno del locale, considerato un usuale turno di lavoro 22.00/05.00, aveva, quindi, un costo pari al totale delle consumazioni effettuate e quindi tanto maggiore quanto più abile era la ragazza a trattenere il cliente. Tuttavia il maggiore introito per l’organizzazione proveniva dalle uscite serali con i clienti (cosiddette «cene») il cui costo si aggirava sulle 250/300,00 euro per l’intera serata trascorsa fuori dal locale con la ragazza. Tali somme venivano versate dal cliente ai responsabili di ciascun locale o, eventualmente, alla accompagnatrice che l’avrebbe poi riconsegnata al responsabile.

CONSEGNE AI DOMICILIARI

Non solo ragazze per i night, ma anche “mogli” per persone agli arresti domiciliari. Il padrino ha contatti e cerca di accontentare tutti, traendone profitto. La ragazza deve venire in Italia da Cuba, l’arrestato vuole una «dama di compagnia» a casa perché non può andare nei night. La soluzione è il matrimonio.

 UN LIETO FINE

E’ lampante, dalle intercettazioni, che le ragazze venissero considerate e trattate come pacchi postali, merce di scambio, oggetto di gelosie e rivalità. Ma null’altro. Significativo è il comportamento del gestore del “Taix Club” di Francavilla al Mare, Francesco Rocco Di Renzo, che «evidentemente si sente il padrone assoluto della donna assunta nel suo locale», scrive il gip, «al punto di voler decidere anche se ella debba avere rapporti sessuali con lui o altri suoi collaboratori, a cui normalmente le donne non possono rifiutarsi, pena il licenziamento ed il loro allontanamento dal locale». Solo in un caso, per fortuna, una vittima è riuscita a liberarsi dalle grinfie del malfattore avendo trovato in uno dei clienti abituali del night un uomo che si è innamorato di lei ed è riuscito a tirarla fuori dal vortice della prostituzione. Alcune delle ragazze che hanno denunciato sono state inserite nei programmi di protezione. Sarebbe, invece, ancora ricercato sia all’estero che in Italia un altro componente della banda.

Intanto nel pomeriggio di ieri, accompagnato dal suo avvocato, si è costituito Ortiz Paumier Aleranquis, classe 1980, l’unico indagato che era sfuggito al blitz della Polizia che poi è stato poi condotto presso la sua abitazione di Montesilvano in quanto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.

 Manuela Rosa  04/05/2011 13.16